Uncharted 4 - Provato il singleplayer

Abbiamo esplorato il Madagascar a bordo di un 4x4 e provato le altre novità.

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PS4
Alla ricerca del tesoro di Henry Alla ricerca del tesoro di Henry

Uncharted 4 è uno dei titoli più attesi dell’anno, insieme a Dark Souls 3 e Quantum Break di grande interesse per gli utenti Xbox One, disponibile da domani, martedì 5 aprile - di cui potete leggere la nostra recensione -. Generare così tanto interesse non è facile, ma la serie è riuscita a crearsi un folto seguito sin dall’uscita del primo capitolo su Playstation 3.

Complice non solo un aspetto tecnico all’avanguardia, da sempre spacca mascella, una storia intrigante e appassionante grazie anche ad i suoi carismatici personaggi ed un gameplay che - seppur alla prima occhiata possa apparire semplice - risulta ricco di meccaniche uniche e appaganti.

In anticipo rispetto alla sua data di uscita fissata per il 10 maggio, abbiamo provato un capitolo della campagna tutto nuovo, mai visto prima d’ora e con una delle novità più importanti di Uncharted 4: l’esplorazione a bordo di un 4x4.

La fantastoria di Uncharted 4 a base di Henry Every

Prima di mettere le mani sulla demo, Arne Meyer, direttore delle comunicazioni per Naughty Dog, ha voluto raccontarci la storia che ruota attorno ad Uncharted 4. In questo nuovo capitolo il filone narrativo si concentrerà su Henry Every, un pirata del diciassettesimo secolo. Seppur le sue scorribande siano durate solo un paio di anni, Henry divenne il pirata più noto di sempre. Uncharted 4 provato singleplayer

Determinato a compiere un grande colpo, mise insieme una flotta di navi con l’intento di saccheggiare le ricchezze dell’imperatore indiano. Quattrocento milioni di dollari era il valore del bottino, il furto riuscì e, come successiva conseguenza, iniziò una delle prime caccie all’uomo della storia. Sia il pirata che il tesoro scomparvero, ed è da qui che la fantastoria di Uncharted 4 ha inizio.

Nathan e suo fratello Sam hanno sempre provato interesse per il tesoro di Henry. Sam riappare nella vita di Nathan dopo che quest’ultimo pensava fosse morto, portando con sé la buona notizia di sapere dove trovare il bottino, ma anche che la sua vita sarà in pericolo se non arriveranno all’obiettivo.

Con Sully e Sam a bordo di un 4x4

La caccia al tesoro ha portato Nathan, il fratello Sam e Sully nelle pianure del Madagascar. Qui è dove inizia il capitolo dieci, quello che abbiamo potuto provare con mano per una ventina di minuti circa. Venti minuti di prova per i passati Uncharted potevano sembrare sostanziosi, avremmo progredito non poco in un capitolo.

Per quanto riguarda Uncharted 4 la faccenda è diversa. Una delle più grandi novità è la presenza di un 4x4, lo stesso che abbiamo potuto vedere nel video di gameplay dell’E3 2015. Se in quell’occasione il livello era piuttosto lineare e “scenico”, quello della nostra prova è risultato più ampio. Non aspettatevi un vero e proprio “open world”, ma ci ritroveremo in degli spiazzi più grandi del solito dove decidere se proseguire verso la destinazione oppure se esplorare per raccogliere delle parti di diario per scoprire ancora di più sulla storia del famoso pirata.

La parte più divertente è sfruttare il nostro mezzo per addentrarci in percorsi all’apparenza impossibili. Il 4x4 si comporta in maniera diversa in base alle superfici, una salita fangosa farà slittare le ruote e dovremo quindi cercare dei massi o della terra asciutta per aiutarci ed aumentare la presa sul terreno. Oppure, in maniera più ingegnosa potremo sfruttare l’argano di cui è provvista l’auto per legare il cavo ad un albero, attraversando così pian piano il pantano. Uncharted 4 provato singleplayer

Tra una battuta di Sully e l’altra, arriviamo ad una distesa, Nathan frena all’improvviso allertato da un esplosione. Troviamo un gruppo di nemici tento a farsi strada con dell’esplosivo. Come procedere decidiamo noi. Farci strada ad armi spianate non è più l’unica opzione disponibile, ma lo stealth è adesso una meccanica intrinseca del gameplay, con tutte le caratteristiche tipiche del genere.

Prima di avvicinarci, possiamo marcare i nemici con un triangolo bianco sulla loro testa, in modo da sapere sempre dove si trovano e non farci cogliere di sorpresa successivamente. Ora, possiamo sfruttare l’erba alta per non farci vedere. La routine nemica è sempre composta da tre livelli di allerta: neutrale bianco, allertato giallo e arancione scoperto.

Sgattaioliamo dietro a qualche nemico per ucciderlo silenziosamente a mani nude, un nemico nella sua routine vede il corpo di un alleato - non è possibile spostarli - e successivamente scopre la nostra postazione. È tempo di Uncharted alla vecchia maniera, recuperiamo un AK-47 ed iniziamo a sparare a destra e a manca. La fase sparatutto è quella del terzo capitolo, con l’indicatore dei colpi al centro del mirino. Il feedback di questi è ancora al massimo dei livelli, con grande soddisfazione quando eliminiamo qualcuno.

I nemici sono più agguerriti che mai, sono più aggressivi rispetto al passato e tentano di avvicinarsi quando siamo sotto il fuoco nemico. Per il resto, il gameplay è quello, con la possibilità di menare le mani quando ci troviamo a faccia a faccia.

Approcci diversi

Lo stealth quindi, è in questo capitolo più approfondito ed è realmente possibile fare piazza pulita senza sfruttare le nostre armi da fuoco. In quante occasione sarà possibile farlo, in quante si sparerà soltanto, lo scopriremo a gioco completo.

Devo dire però che agire in modo silenzioso non è poi così divertente e appagante come in altri titoli, tralasciando qualche strangolamento per portarmi in una posizione di vantaggio, poi ho preferito passare al piombo proprio grazie ai momenti intensi che la fase sparatutto è in grado di regalare, in questo capitolo più che mai. Uncharted 4 provato singleplayer

Proprio chi ama l’azione, non si deve preoccupare per l’esplorazione a bordo del veicolo. Queste fasi spezzano la routine dei classici Uncharted offrendo un momento diverso, ma non veniamo obbligati a perdere tempo nella ricerca dei collezionabili, possiamo semplicemente dirigerci diretti verso la nostra meta.

Riccardo Rossi

Videogiocatore fin dall’infanzia, ancora innamorato di Final Fantasy X e dei Giochi di Ruolo a turni. Affascinato dagli emotional game in grado di trasmettere sensazioni al giocatore. Da amante dei Free Roaming e del post apocalittico lo si può ancora trovare disperso nella Zona Contaminata della Capitale intento a portare a termine l’ennesima partita a Fallout 3. Felice di chi porta innovazioni e nuove esperienze ludiche nel settore. La passione per i videogiochi ha incontrato quella della scrittura, da anni si diletta come redattore. L’esperienza con KingdomGame.it l’ha portato ad accamparsi fuori dagli uffici milanesi di distributori e publisher pronto per partecipare agli eventi stampa, dove è possibile trovarlo regolarmente pad e microfono alla mano.