We Happy Few - Tra droga, violenza e menzogne

Dopo aver provato una versione preliminare del nuovo gioco di Compulsion Games, è giunto il momento di fare il punto della situazione

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Quando We Happy Few venne ufficialmente presentato per la prima volta al pubblico, rimasi stregato dal concept che sarebbe stato alla base della componente narrativa di cui il titolo avrebbe fatto sfoggio. Catapultati in una città utopisticamente perfetta e priva di difetti, il nostro protagonista si sarebbe infatti visto costretto ad affrontare un realtà ben diversa, tra malattia, violenza e morte, orrori indicibili tenuti nascosti grazie ad una particolare droga capace di alterare la percezione della realtà.

Seppur vada detto che l’idea alla base dell’opera non sia in alcun modo un qualcosa di mai visto prima (basti pensare al non troppo riuscito Haze per Playstation 3), i numerosi trailer e gameplay rilasciati furono capaci d’intrigarmi ed incuriosirmi, video che hanno fatto crescere in me la speranza di potermi ritrovare tra le mani un titolo di spessore e capace di mettere in campo un sistema di gioco tanto divertente quanto appagante.

Già in passato gli sviluppatori ebbero modo di pubblicare una versione in early-access del titolo con però al proprio interno ben poco di quello che l’opera completa avrebbe dovuto contenere, ma questa volta la software house sembra essersi finalmente decisa a fare il tanto atteso balzo in avanti. Nel corso degli ultimi giorni, infatti, i ragazzi di Compulsion Games hanno rilasciato una versione alpha del loro gioco, attualmente disponibile su Steam ed Xbox One e prettamente incentrata sulla sua componentistica survival, da me snocciolata in ogni suo più piccolo particolare in modo tale da poter fare il punto della situazione generale, tra numerose certezze ma anche qualche dubbio.

Sorridi o muori

We Happy Few ci immerge nel cuore di una cittadina londinese degli anni ’60 situata su di una non meglio identificata isola denominata Wellington Wells. In questo passato distopico dove l’Unione Sovietica ha dichiarato guerra all’Inghilterra, di fatto dando inizio alla Terza Guerra Mondiale, impersoneremo i panni di Arthur Hastings, impiegato con il compito di censurare qualsiasi articolo negativo presente nei quotidiani che poi verranno venduti alla popolazione.

Nel pieno del suo lavoro, però, Arthur s’imbatte in un vecchio articolo di giornale che tratta proprio di lui e di suo fratello, un colpo emotivo talmente potente da riuscire a riportare un poco di lucidità nella mente del protagonista.

We Happy Few - Personaggio

Dopo un lungo momento d’incertezza, il nostro alter-ego digitale decide infine di non assumere più Joy, la potente droga utilizzata dalla popolazione locale e capace di far sembrare il mondo di gioco come un vero e proprio paradiso in terra, tra ratti che diventano succulenti dolcetti e macerie che si tramutano in splendide case.

Dopo una breve fase di gioco sostanzialmente identica a quella mostrata durante l’E3 2016, i nostri colleghi di lavoro riescono a smascherarci etichettandoci come “Drowner” e facendo intervenire le forze di sicurezza che, una volta individuati, ci pesteranno violentemente a suon di manganellate solo per poi abbandonarci in una zona ai margini della città, luogo in cui vengono esiliati tutti coloro che decidono di non assumere più Joy.

Questa piccola porzione di mappa, al contrario della zona urbana, ricorda quasi un ambiente post-apocalittico, tra edifici completamente distrutti, evidenti segni d’esplosioni e persone che, oramai in preda alla più totale paranoia, si aggirano per le strade senza una meta precisa, quasi alla stregua di zombie.

Da questo momento in poi il nostro obiettivo sarà solo uno, riuscire ad entrare a Wellington Wells in modo tale da fuggire da quell’inquietante luogo in ogni modo possibile, indipendentemente che per far ciò si renda necessario rubare, uccidere o, addirittura, tornare ad assumere piccole dosi di Joy. Quanto detto fino ad ora riassume, sostanzialmente, tutto ciò che questa prima versione alpha del titolo vi permetterà di gustare in termini narrativi.

We Happy Few - Ambientazione

Gli sviluppatori ci hanno infatti tenuto a specificare che questa versione ad accesso anticipato del gioco comprende poco meno del 50% di ciò che l’opera finale dovrebbe effettivamente contenere al suo interno, con la trama in particolare che è stata totalmente lasciata in secondo piano per concentrarsi invece sulle diverse meccaniche survival in modo tale da non rovinare le numerose sorprese che la software house ha ancora in serbo per noi.

Nonostante l’incipit delle vicende duri solo pochi minuti, quanto visto fino ad ora è stato in grado di mettere in mostra una grande cura nella creazione di un mondo di gioco tanto splendido all’apparenza quanto malato nelle sue fondamenta, con rimandi a grandi classici della cinematografia quali V per Vendetta ed Orwell 1984.

Mangia, bevi, lotta e sopravvivi

Come già detto poco sopra, la struttura ludica di We Happy Few si caratterizza per una componentistica fortemente survival che ci costringerà a scandagliare la mappa di gioco alla ricerca di risorse tra acqua, cibo (anche andato a male), medicine e materiali di vario genere per costruire oggetti utili con i quali sopravvivere, da armi più efficaci a strumenti per scassinare porte, senza ovviamente dimenticare la necessità di dormire, bisogno primario che se trascurato ci renderà molto meno agili e resistenti.

Meritano inoltre una menzione speciale gli altri Drowner per la loro imprevedibilità, tra chi vi ignorerà completamente, chi vi chiederà aiuto, chi vi seguirà nella speranza di derubarvi e chi, ancora, cercherà addirittura d’uccidervi senza apparente motivo.

We Happy Few - gioco

Già dai primi minuti di gioco, verremo sommersi da quest più o meno importanti per aiutare chiunque ne abbia bisogno, da malati che vi chiederanno di trovare speciali pillole mediche a lunatici che invocheranno il vostro aiuto al fine di recuperare una bambola scomparsa.

Oltre alle numerose missioni secondarie in cui potrete imbattervi anche solo girovagando per la mappa di gioco liberamente esplorabile, sarà poi possibile scovare determinati obiettivi di primaria importanza, necessari per progredire nell’avventura e dalla difficoltà in continuo aumento, con il primo di questi compiti in particolare che vi chiederà di superare il posto di blocco che vi sbarra la strada per arrivare a Wellington Well, luogo in cui i giocatori troveranno pane per i propri denti.

La vera avventura ha infatti inizio nell'esatto momento in cui entrerete all’interno della città, luogo dove ferree leggi proibiscono la trasandatezza, la tristezza e qualsivoglia comportamento identificabile come diverso da quella normalità malata che gli abitanti del posto intendono come tale.

Per questo, sarà nostro compito vestire con abiti adeguati rubandoli o fabbricandoli ed ingerendo al contempo una piccola quantità di Joy in modo tale da ingannare le numerose guardie che si aggireranno minacciose per le strade, con l’effetto della droga stessa in particolare che rappresenta senza alcun dubbio uno degli aspetti meglio riusciti dell’intera opera.

We Happy Few - Nemico

Dopo l’ingerimento delle pasticche, infatti, tutto il mondo di gioco ci sembrerà più vivo, con fiori molto più colorati, un cielo di un piacevole azzurro abbellito da arcobaleni, palazzi e strade pulite ed in ottimo stato e persone che sembrano più socievoli. Anche lo stesso Arthur rimarrà influenzato dagli effetti del Joy, mostrandosi più allegro, dal tono delle voce ben più vivace e dal passo più spedito.

Nel caso in cui però non foste abbastanza vigili o, peggio ancora, doveste ritrovarvi a corto di Joy, preparatevi invece a violenti combattimenti dove raramente riuscirete a scamparla. Lo scontro diretto all’arma bianca, per quanto fattibile, va infatti sempre evitato a causa della sua generale difficoltà.

I nemici risultano essere molto resistenti e bastano pochi colpi per lasciarci la pelle, essere accerchiati comporta morte certa, il non possedere bende potrebbe portare alla morte per sanguinamento in caso di gravi ferite e la presenza della stamina ci costringe a ponderare ogni colpo in modo tale da non rimanere indifesi nel pieno di uno scontro. 

L’approccio migliore per riuscire a sopravvivere nel mondo di We Happy Few è quello di mantenere un basso profilo confondendosi tra la folla, nascondendosi leggendo un giornale e salutando i passanti in modo tale da non destare sospetti. Teoricamente è anche possibile eliminare i nemici tramite un veloce attacco alle spalle, ma la poca rifinitura del titolo rende tale meccanica di gioco totalmente inutile visto che eseguendo una simile azione, chiunque si trovi nei paraggi, indipendentemente che ci stia guardando o meno, entrerà in stato d'allarme.

We Happy Few - Gameplay

Chiude il cerchio una componente tecnica ancora grezzo e poco rifinito, ricco di bug e compenetrazioni poligonali a cui fa capolino un caricamento ritardato delle texture di molte superfici. Di ottimo livello risulta essere invece il comparto artistico, a tratti capace di far tornare alla memoria quella piccola perla di Bioshock Infinite, ed il doppiaggio inglese, seppur anche i sottotitoli soffrano al momento di qualche fastidioso bug, problematiche più o meno estese derivanti dalla natura ancora primordiale del gioco che sicuramente verranno risolte prima della release ufficiale, prevista per il prossimo anno su Xbox One e PC.

Luca Di Carlo

Sono un grande amante di videogiochi, cartoni animati, fumetti e dolci che preferisce passare la giornata a videogiocare piuttosto che a studiare per i corsi d'esame all'università; essendo anche un grande casanova, ho scoperto il mio primo vero amore dopo aver attaccato la spina della mia Playstation 1 alla corrente.