Matteo Bruno

Matteo Bruno

Appassionato di videogames, di manga, film e libri fantasy. Sempre pronto a dire la sua e a cercare tutte le novità riguardo agli argomenti a lui cari.

Windows 10 si sta dimostrando un signor Sistema Operativo. Microsoft ha confezionato un OS versatile, ricco di opzioni e di programmi preinstallati ma soprattutto ha realizzato un sistema che mostra un certo occhio di riguardo all'ambiente del gaming grazie all'applicazione Xbox, che permette tra le altre cose anche di scattare screenshot e registrare momenti di gioco,  allo store xbox dove è possibile trovare anche alcune esclusive Xbox One e tanto altro ancora.

Tuttavia grazie alla massiccia presenza di funzioni attive in background e servizi vari a volte rimangono in esecuzione processi che consumano potenza di calcolo preziosa durante le sessioni di gaming, per risolvere questo spiacevole inconveniente Microsoft sembra essere sulla strada di implementare una nuova modalità di gestione del sistema, la modalità "Game".

Attualmente nessun comunicato ufficiale a riguardo è stato rilasciato ma il rumor prende vita dal fatto che uno degli utenti con account preview abbia trovato un file denominato "gamemode.dll". Attendiamo dunque una conferma ufficiale da parte di Microsoft prima di sapere effettivamente quanto questa modalità potrebbe influenzare le nostre partire ma sicuramente una modalità del genere non potrebbe che giovare al computer diminuendo l'uso di processore e scheda grafica da parte del sistema operativo a favore del gioco avviato.
Chissà se questa novità verrò introdotta già a partire dal massiccio aggiornamento denominato Windows 10 Creators e previsto per gli inizi del prossimo anno oppure dovremo aspettare ancora un po'.

Mercoledì, 28 Dicembre 2016 16:55

Need for Speed diventa VR su smartphone

Tutti gli amanti del VR sanno che un ottimo impiego di questa tecnologia può essere fatto soprattutto sui titoli di corse e chi fra tutti si prende la briga di portare proprio la Realtà Virtuale anche su mobile?! Ovviamente lo storico brand di Need for Speed. Su mobile, iOS e Android, è già presente Need for Speed No Limits, l'ultimo spin off della saga uscito circa un anno fa e che consente di sfrecciare con le proprie macchine modificate su ben 12 tracciati diversi e 60 eventi in totale in un turbinio di corse clandestine alle quali il titolo ci ha abituato ormai da tempo.

Da alcuni giorni però è disponibile una nuova versione di questo stesso gioco che consente di utilizzarlo anche in Realtà Virtuale grazie a Google Daydream. Il nuovo visore prodotto dalla software house californiana, come tanti prodotti da case minori in questo periodo o come lo stesso Cardboard prodotto in principio da Google, permettono di trasformare il proprio smartphone in un vero e proprio visore VR.

Un'ottima occasione dunque per tutti coloro non abbiano ancora provato la realtà virtuale e si vogliono approcciare ad essa risparmiando qualche soldo, attenzione però: il gioco è attualmente disponibile solo su Android, come riferito prima e lo potete trovare sullo store Google Play ad un prezzo di 14,99€ una cifra decisamente alta per gli standard mobile.
Inutile dire che prima di fare questo tipo di acquisto bisogna accertarsi che il proprio smartphone supporti la realtà virtuale, altrimenti aspettatevi ben pochi cambiamenti da questa versione del gioco.

Trattare a livello di critica delle avventure grafiche non è mai facile, specie quelle della casa Telltale Games che in questi anni si è contraddistinta per le varie trame immersive, ricche di colpi di scena e sopratutto cangianti. Questi titoli infatti vengono plasmati direttamente dalle scelte compiute dagli utenti nel corso del gioco; salvare o meno una persona dalla morte può facilmente fare la differenza alcune ore più tardi. Con varie run ho quindi esaminato The Walking Dead: A New Frontier, terza stagione della nota saga ispirata all'omonimo fumetto e alla serie tv targata AMC, per carpire tutte le sfumature di questa nuova avventura e i cambiamenti che l’introduzione dei nuovi personaggi porta all'interno del brand.

E’ bene ricordare che questa recensione comprende gli episodi 1 e 2 di questa terza stagione poiché rilasciati insieme dalla software house; questi fungono da incipit ad una storia che, una volta decollata, si concluderà con l’episodio 5. Di conseguenza questa non può che essere una recensione parziale del lavoro di Telltale.

Clementine non la ferma più nessuno

La dolce Clementine è ormai il simbolo di questa saga. Insieme al protagonista Lee Everett ha accompagnato i giocatori nel corso della prima stagione facendo affezionare tutti, ma proprio tutti, nel corso di questo inferno post apocalittico e raccogliendo il testimone di personaggio principale e giocante nel corso della stagione 2; in quest’ultima i giocatori l’hanno vista crescere, accompagnandola attraverso scelte molto difficili e importanti da prendere.
Clementine torna dunque all'interno anche di questa terza stagione ma abbandona nuovamente il ruolo di protagonista anche se rimane un personaggio chiave delle vicende proposte.

The Walking Dead: a New Frontier - Recensione dei primi due episodi

Nuovo personaggio giocante di questa avventura è Javier Garcia, il suo passato prima dell’avvento degli zombie è come sempre quasi irrilevante ma Javier, per gli amici Javi, era un giocatore di baseball professionista anche se la sua carriera aveva subito un drastico blocco ancor prima del giorno dell’apocalisse.
Le sue gesta incominciano proprio il giorno in cui la fine ha avuto inizio; i giocatori impersonano un Javi che lotta contro il tempo per poter dare un ultimo saluto a suo padre in punto di morte. Arrivati troppo tardi per quest’ultima occasione facciamo la conoscenza di suo fratello David che, fin da subito, si dimostra una persona burbera che preferisce menare le mani piuttosto che cercare una risoluzione diplomatica, anche con chi gli è più caro come la sua seconda moglie Kate. Dopo una violenta rimpatriata l’inferno ha inizio e, come tutti ormai sappiamo, i morti in The Walking Dead non sono mai davvero morti.
Il padre di Javi, trasformatosi in un “vagante”, ferisce gravemente la propria moglie e in un viaggio disperato e inutile verso l’ospedale la famiglia Garcia finisce per separarsi.

The Walking Dead: a New Frontier - Recensione dei primi due episodi

Anni dopo: Javi, Kate (seconda moglie del fratello David), Mariana e Gabe (entrambi figli di David e figliocci di Kate) hanno imparato a portare avanti le proprie vite a bordo di un furgoncino; razziando di qua e di là sono sopravvissuti fino a questo momento. La loro sopravvivenza sembra procedere senza troppi intoppi ma tutto cambia nel giorno in cui razziano un avamposto New Frontier. Questo è il nome di un nuovo gruppo di sopravvissuti poco inclini alla diplomazia e dal grilletto facile, Javi nel trambusto della situazione viene separato dal resto della famiglia ma grazie all’ intervento di Clementine riesce a tornare sui propri passi per cercare di mettere in salvo ciò che gli resta del proprio passato.

Questo è solo il primissimo incipit delle avventura di questa terza stagione, avventure che come tutti sappiamo cambiano a seconda delle scelte compiute in gioco. E’ quindi difficile raccontare una vera e propria trama dei prodotti Telltale Games e ancor più difficile farlo senza causare spoiler a chi poi li vuole giocare. Anche in questi primi due episodi infatti non mancano notevoli colpi di scena e svolte di trama interessanti, momenti che lasciano a bocca aperta il giocatore e perdite di personaggi cari. Tuttavia, proprio perché si tratta dei primi episodi di questa nuova stagione, le scelte intraprese andranno ad interferire con la trama solo in maniera molto limitata poiché nel corso di questi episodi viene gettata la base della struttura che poi andrà a costruirsi con gli altri tre episodi in uscita e di conseguenza non può cambiare più di tanto. Sicuramente però tutte le scelte avranno ripercussioni nei futuri episodi.

Riprendiamo da dove ci eravamo lasciati.

Come detto prima Clementine abbandona il suo ruolo da protagonista per cederlo ad Javi ma le avventure della nostra sopravvissuta preferita non verranno dimenticate, come consuetudine del mondo Telltale possiamo infatti utilizzare i salvataggi delle stagioni precedenti per costruire un background narrativo solido alla ragazza, impiantandole i ricordi delle vicende trascorse con Lee e compagnia bella ma soprattutto scoprendo, di tanto in tanto, cosa sia successo a Clementine dopo il turbolento finale della seconda stagione grazie ad una serie di flashback distribuiti nel corso degli episodi.

The Walking Dead: a New Frontier - Recensione dei primi due episodi

Per i neofiti della serie invece, o per coloro non abbiano più a disposizione i salvataggi precedenti, nessun problema, è possibile intraprendere una nuova avventure da zero, il gioco non offrirà un background definito a Clementine ma l’esperienza di gioco, almeno per quanto riguarda questi due primi episodi, non ne risentirà affatto.

Lo stile di gioco rimane poi il medesimo nel quale per la maggior parte del tempo il giocatore si limita a scegliere tra quattro differenti opzioni di dialogo. A queste poi vengono alternate fasi esplorative nel quale andare in giro a esaminare gli elementi di gioco e parlare liberamente con gli altri componenti del gruppo e infine scene d’azioni con serie di quick-time events per compiere interazioni particolari e districarsi dalle grinfie dei vaganti.

Stile che vince non si cambia

Anche lo stile grafico è rimasto identico anche se presenta ovviamente delle migliorie rispetto alle stagioni precedenti, soprattutto per ciò che concerne i volti dei personaggi, le cui texture risultano più realistiche del passato. Nel complesso vince ancora una volta lo stile cartoon/fumetto con tratti neri marcati pesantemente nei contorni e nei dettagli, ma a risentirne purtroppo è l'ambiente generale ancora una volta piatto e di scarso impatto. Grazie alla poca potenza grafica che richiede questo gioco, tuttavia, è possibile eseguirlo anche da computer di fascia bassa, senza dimenticare le console di attuale e scorsa generazione di casa PlayStation e Xbox.

La scarsa magnificenza grafica viene però colmata da una caratterizzazione dei personaggi magistrale. In poche ore di gioco gli utenti sono perfettamente in grado di inquadrare subito le intenzioni dei vari personaggi, di conoscerne gli aspetti interiori e di entrare in empatia con gli stessi.
Telltale ha dimostrato ancora una volta di sapere perfettamente quali tasti andare a toccare per creare una sceneggiatura avvincente e coinvolgente fin dai primi minuti di gioco, in attesa dei nuovi episodi di questa terza stagione non resta che premiare il lavoro di questa software house, anche se il vero risultato potrà essere annunciato solo a stagione ultimata.

Anche il mondo dei videogames a volte festeggia i cambi di stagione ed in occasione del primo giorno d'inverno che porterà ufficialmente alla fine questo anno 2016 un nuovo aggiornamento è stato rilasciato per Civilization VI. Una serie di numerosissimi cambiamenti aspetta i giocatori di questo famoso gestionale storico ed il nuovo DLC "Poland Civilization and Scenario Pack" permetteranno anche di godere di un nuova serie di personaggi e missioni al prezzo di 5€.

Potete trovare il changelog completo del nuovissimo update seguendo semplicemente questo link. All'interno di questo sono riportate notevoli cambiamenti al gameplay e al bilanciamento tra le varie strutture e unità.
Nel caso invece siate interessati alla espansione polacca del titolo potete trovare un video contenente un primo sguardo in calce a questo articolo, buona visione.

Nintendo avrà pure toppato sulle console casalinghe, parliamoci chiaro Wii U è stato un buco nell'acqua, ma per quanto riguarda il mercato mobile ha sempre dimostrato di avere in pugno la fetta di utenza più grande più massiccia consolidata dalle alte prestazioni e dalle golose esclusive di 3DS. In questi ultimi anni però proprio il settore portatile ha visto l'arrivo di un nemico notevole: gli smartphone e sarebbe stato stupido lasciare avanzare indisturbata la concorrenza su quel fronte senza far niente.

Dopo l'annuncio risalente a qualche mese fa, lo scorso 15 dicembre Super Mario Run ha fatto il suo debutto nello store di Apple. Il primo gioco della casa nipponica che propone ancora una volta il simpatico idraulico baffuto questa volte in chiave smartphone ha fatto registrare fino a questo momento un totale di 40 milioni di download in soli quattro giorni dalla sua entrata in scena. Un risultato più che positivo dato anche l'alto prezzo dell'applicazione - il gioco è disponibile gratuitamente ma contiene solo i primi 3 livelli, la versione completa (24 livelli) ha invece un prezzo di 10€ - e la versione della applicazione al momento relegata solo al sistema iOS di Apple.

Anche in redazione non sono mancate le figure che già hanno scaricato il gioco per poter portare la propria passione davvero ovunque si trovino. Voi avete già scaricato la versione di prova o quella completa del titolo? Cosa ne pensate? Fatecelo sapere all'interno del nostro gruppo facebook dove ogni giorno potete raccontare i vostri pareri e discutere insieme a noi delle novità videoludiche.

Fonte

In questi giorni la comparsa di qualche rumors riguardo un possibile obbligo di connessione internet anche per quanto riguarda la campagna single player di For Honor ha scosso un po' gli animi dei videogiocatori, rassicurati però dai principali canali di vendita come Steam e UPlay che invece promettevano anche un'esperienza di gioco offline. Con la giornata di oggi però le carte in tavola stanno per mescolarsi nuovamente e nuove indiscrezioni da parte della stessa Ubisoft sembrano smentire anche questi online store rinominati, di cui UPlay di proprietà della stessa Ubisoft.

Procediamo però con ordine, per capire come mai si sia generata questa confusione e cosa potrebbe comportare questo cambiamento: For Honor fu presentato per la prima volta nel corso della E3 2015 con un trailer da far venire la pelle d'oca e accaparrandosi l'hype di numerosi utenti. Il gioco non nasconde il suo cuore fortemente multiplayer con modalità vicine a quelle dei MOBA e il gameplay si ispira molto all'ormai famoso Chivalry.
Nel corso degli anni la community ha invitato più volte Ubisoft a sfruttare il concept di base di questo prodotto per dar vita anche ad un comparto single player da primato; la software house cedette e qualche tempo più tardi annuncio che For Honor sarà comprensivo anche di una modalità single player.

Questo titolo nasce dunque multiplayer e coloro che gli avevano messo gli occhi addosso sicuramente avevano intenzione poi di sfruttare questo curioso gameplay anche in compagnia di giocatori. Con questa considerazione si evince il fatto che forse l'obbligo di connessione anche nel comparto single player non è una grandissima nota di demerito, dopotutto sarà una componente di cornice del titolo ed il vero cuore pulsante si dimostrerà essere ancora il multiplayer. Il fattore che più fa storcere il naso di questa vicenda è sicuramente la confusione che si sta creando attorno al titolo. La notizia di oggi arriva direttamente dal forum ufficiale Ubisoft di cui sopra potete trovare uno screen dove viene confermata l'importanza e la richiesta di una connessione internet sempre attiva anche nel corso della campagna a giocatore singolo mentre al momento su Uplay e Steam è ancora riportata la possibilità di gioco offline.
La vera risposta è racchiusa nel post di questo utente sul forum anche se il mistero non è ancora stato del tutto risolto, per ulteriori informazioni continuate a seguirci.

Battlefield 1 sembra continuare a riscuotere davvero tanto successo, sarà per la grafica mozzafiato, per una rappresentazione della prima guerra mondiale curata e interessante o semplicemente per il suo gameplay sempre frizzante e fantasioso.
Nel corso della giornata di oggi Electronic Arts ha promesso che si terrà una live speciale, ovviamente trasmessa sul canale ufficiale di twitch, per presentare niente meno che la nuova mappa multiplayer "Ombra del Gigante".

Questa mappa porta la guerra sul campo della rinomata Battaglia della Selle, avvenuta tra il 17 e il 25 ottobre 1918. Il nome deriva dal mastodontico dirigibile abbattuto il cui cadavere fa da sfondo agli scontri armati come possiamo vedere nel trailer di presentazione proposto qualche giorno fa e ripresentato, ovviamente, in calce a questo articolo.

Battlefield 1 da il benvenuto ad una nuova mappa con una live speciale

La mappa di gioco non è l'unica aggiunta consegnata in questo DLC ma introduce anche una nuova arma tanto bizzarra quanto letale: una balestra lancia granate. Una macchina di morte in grado di lanciare a grande distanza due differenti tipi di granate diverse: a frammentazione o esplosive che si rivela quindi essere una valida contromisura anticarro sia per quanto riguarda la fanteria nemica.

L'Ombra del Gigante sarà accessibile a tutti i giocatori gratuitamente a partire dal 20 dicembre - un piacevole regalo di natale - mentre gli utenti premium potranno iniziare a farsi le unghie sulla mappa già a partire da domani 13 dicembre.

Si può migliorare qualcosa che già di base viene definito da molti come perfetto?! A quanto pare sì, parola di Naughty Dog.
La Playstation Experience di qualche giorno fa e riportata in modo completo e riassuntivo dal nostro Teodoro Cidonio in questo speciale, ha iniziato subito forte con l'annuncio di questo DLC tanto atteso e tanto misterioso.

Uncharted: The Lost Legacy sarà un contenuto standalone e quindi non vincolato dall'acquisto precedente di Uncharted 4 - che rimanga tra noi, se avete una PS4 e non possedete ancora tra le mani Uncharted 4, vi state perdendo un pezzo di storia videoludica, per convincervi eccovi di nuovo la recensione di questo capolavoro – con una durata complessiva che si aggira attorno alle sei ore di gioco, in una nuova esperienza single player che ruota attorno alle vicende delle già ben note al pubblico Chloe e Nadine.

Preparate il passaporto, direzione India.

Cronologicamente parlando, gli avvenimenti si terranno dopo le avventure viste nell'ultimo capitolo avente come protagonista il bello e avventuroso Nathan Drake, più precisamente dodici mesi dopo la conclusione di Uncharted 4: fine di un ladro; a differenza della "pacifica" e sconfinata savana, qui le nostre protagoniste verranno trasportate in una scura e turbolenta città indiana sconvolta dai conflitti a fuoco.
E’ vero, il prodotto sarà standalone e quindi non vincolato strettamente ad Uncharted 4 ma voci di corridoio più o meno confermate vedono la narrazione di questo componente aggiuntivo non distaccarsi dalla strada già predisposta dal predecessore, ma al tempo stesso con l'intento di creare qualcosa di più verosimile e meno sovrannaturale.

Uncharted: The Lost Legacy - Anteprima del DLC stand alone

Le due cacciatrici di tesori saranno alla ricerca di un misterioso artefatto: la Zanna di Ganesh. Al dire il vero di questo oggetto si conosce ancora molto poco, anche se ovviamente fa riferimento alla divinità induista Ganesh o Ganesha, una divinità raffigurata nelle scritture induiste come un uomo a quattro braccia con una testa di elefante ed una sola zanna. Quest'ultimo essere raffigurato nel credo di questa religione, viene considerato come colui che ha superato i conflitti interiori e trovato la pace in sé stesso, riuscendo a creare l’equilibrio perfetto tra forza e dolcezza, un connubio che sembra riflettere molto anche le nostre due eroine, belle e dolci ma dotate di grande forza d’animo nonché fisica.

Detto ciò, la nuova avventura potrebbe rivelarsi molto più profonda del previsto, perché questa volta il giocatore non andrà alla caccia di un semplice scrigno dalle monete d’oro ma ricercherà un artefatto noto alla religione induista per rappresentare il superamento di ogni dualismo e di ogni ostacolo fisico ed emotivo; ponendo forse un po’ di luce anche sull'oscuro passato di Chloe.

Una nuova coppia

Come già detto, Chloe e Nadine sono già note ai fan della serie. La prima è l'amore perduto di Nathan Drake nel corso del secondo e terzo capitolo e, in questa occasione, ricoprirà un ruolo centrale all'interno della vicenda. Nadine, invece, fa la sua comparsa in Uncharted 4 come comandante della compagnia Shoreline e, nonostante abbia vestito un ruolo ampiamente secondario, dobbiamo riconoscerle di aver lasciato il segno, grazie soprattutto alla caratterizzazione del suo personaggio ma senza dimenticare le sue particolarità abilità. 

Il nuovo binomio al femminile prevede quindi di portare una dose decisa di novità in termini di humor e sensazioni, grazie ai diversi stili di pensiero e di comportamento proposti ma promette anche interessanti aggiunte sul lato gameplay. Il nostro buon vecchio Nathan sapeva destreggiarsi in modo egregio con lo stealth ma non rifiutava mai una sana scazzottata a tempo debito, mentre le due ragazze sembrano fare di tutto per dare meno nell'occhio possibile. Si prevede quindi uno spazio più ampio allo stealth rispetto al combattimento a mani nude e forse anche una più elevata possibilità di movimento, possibile per via delle buone conoscenze da scassinatrice da parte della nostra avventuriera.

Uncharted: The Lost Legacy - Anteprima del DLC stand alone

Nel caso non l’aveste ancora visto, inutile dire che potete ritrovare il trailer mostrato nel corso dell’evento anche in calce a questo articolo. Otto minuti e mezzo di grafica mozzafiato e ambientazione eseguita alla perfezione! Che ci si debba aspettare proprio questo anche a prodotto ultimato? Quanta differenza ci sarà tra la PlayStation 4 standard e la versione Pro?

Le domande a queste risposte ancora non le abbiamo, ma Naughty Dog negli ultimi anni ha iniziato davvero a viziarci con lavori sempre al top delle sue possibilità senza mai sbagliare un colpo. Speriamo che i ragazzi della software house inglese, non subiscano troppo lo stress derivante questo contenuto scaricabile stand alone e per via dello sviluppo - altrettanto importante e di prestigio - di The Last of US Parte 2; ricordandovi infine che l’uscita ufficiale di questa espansione non è ancora stata annunciata precisamente, possiamo confermarvi che arriverà - molto probabilmente - nel corso del 2017.

Non vediamo l'ora di poter ricevere nuove informazioni riguardanti Uncharted: The Lost Legacy. La storia si preannuncia davvero interessante, cupa e piena di sorprese. Sotto questo punto di vista, Naughty Dog ci ha regalato sempre delle gradite sorprese, così come sul comparto tecnico, grazie a una grafica generale di altissimo livello - in grado di lasciare a bocca aperta - superiore a molte altre produzioni tripla A presenti sul mercato. Concludendo, ci sono tutti i presupposti per godere - come al solito - di un'esperienza di alto livello... "Naughty Dog noi ci aspettiamo grandi cose; sii di parola, come sempre".

Novembre è sicuramente un mese ricco per gli amanti degli FPS. Abbiamo già premiato il lavoro di DICE e la sua terrificante ricostruzione della prima guerra mondiale, abbiamo guardato con sospetto, ma ammirazione i colossi meccanizzati di Titanfall 2 ed è giunto infine anche il momento di tirare le somme per l’ultimo lavoro di Infinity Ward; sarà all’altezza dei suoi diretti avversari?

Dal momento dell’annuncio Call of Duty: Infinite Warfare non vantò esattamente un largo consenso nelle fila dei fan, l’ampia futurizzazione delle meccaniche di gioco non suscitò l’interesse previsto e l’hype per il titolo scemò rapidamente. Come ben sapete, non bisogna giudicare né un libro né un videogioco dalla copertina ed è per questo che armato di tutte le buone intenzioni possibili ho affrontato questo ennesimo capitolo della saga.

Questa è una recensione di Call of Duty: Infinite Warfare, non esaminerò quindi alcun elemento della remastered di Modern Warfare.

Umani contro terrestri

“Squadra che vince non si cambia” ed è per questo che la base del gameplay di COD, nel corso degli anni, continua a dimostrarsi più o meno nella stessa veste; a differenza della trama e della campagna single player che ogni anno, grazie ad un’elevata presenza di scene cinematografiche cerca di ammaliare i giocatori. Parto quindi ad esaminare Infinite Warfare proprio da questo aspetto poiché la campagna è sicuramente l'elemento che più incuriosisce di questo nuovo lavoro.

In un futuro decisamente lontano, la razza umana ha raggiunto un livello tale di progressione scientifica in grado di permetterle di viaggiare senza problemi in tutto il sistema solare che conosciamo, spingendosi su pianeti apparentemente inarrivabili. Il distaccamento dal suolo terrestre ha però spinto le varie colonie spaziali a riunirsi contro un unico nemico: la Terra, in cerca di indipendenza.

L’ SDF affronta quindi a viso aperto il comando terrestre, a capo di questa rivoluzione l’Ammiraglio Salen Kotch, interpretato dal noto Kit Harington (Jon Snow de Il Trono di Spade). La guerra viene dichiarata nel corso di un vero e proprio attentato dove le vittime più numerose risultano ancora una volta essere civili e innocenti.

La Terra si vede costretta a respingere l’enorme flotta SDF con le sue due più grandi navi da guerra spaziali ed i suoi migliori uomini provenienti da tutto il mondo compreso il nostro protagonista, il capitano Nick Reyes. Lo scontro avanza con numerose perdite fino a quando il capitano della nave da guerra terrestre Retribution dimostra una risolutezza senza pari speronando l’imponente nave nemica Olympus Mons e mettendola in fuga perdendo però la vita in questo atto eroico.

Call of Duty: Infinite Warfare - Recensione, un passo avanti e uno indietro.

Il comando della nave viene ereditato dal capitano Reyes in quanto soldato di grado maggiore presente sul ponte ed a questo punto che il giocatore si vede presentato una novità non da poco nel mondo di Call of Duty: la possibilità di scegliere in che ordine affrontare le missioni proposte, con la distinzione tra missioni secondarie e primarie.

All’interno del ponte di comando vi è una mappa olografica grazie alla quale il nostro protagonista può tenere traccia di quali siano le varie missioni disponibili all’interno del sistema solare per aiutare l’esercito terrestre a riprendere controllo di tutti e nove i pianeti disponibili.

Un po’ come già visto in tanti altri giochi le missioni principali rimarranno sempre singole, giocabili solo in un ordine ben preciso a differenza del precedente Black Ops 3, e contrassegnate da simboli particolari in grado di mandare avanti la trama mentre le secondarie saranno ovviamente opzionali e permetteranno invece di sbloccare sempre nuovi potenziamenti per il proprio arsenale di guerra.

Un bel cambiamento rispetto al classico sistema di progressione completamente lineare che abbiamo sperimentato con i precedenti lavori Infinity Ward. Nel complesso le missioni secondarie divertono senza problemi.

Spaziando nelle classiche sparatorie terra-terra ambientate sulle varie navi nemiche e stazioni spaziali, alle sparatorie a gravità zero dove fluttuando nell’assenza di atmosfera dovremo farci strada in mezzo a detriti spaziali grazie ai nostri propulsori ed un speciale rampino, ed infine alle speciali missioni dove, a bordo del nostro caccia stellare il nostro compito sarà quello di radere al suolo intere flotte nemiche.

Tu non sai niente Amm. Salen Kotch 

Come detto prima, le missioni secondarie riescono a divertire ed intrattenere senza problemi anche se dopo averne completate due o tre di fila il saporaccio della monotonia inizia a farsi sentire e bisogna quindi ripiegare sulle missioni primarie in grado di regalare un po’ di spettacolarità in più e nuova motivazione.

Qui scende in campo il più grande difetto del comparto single player di Infinite Warfare, ovvero una durata principale ridicola; escludendo le missioni secondarie, non obbligatorie al proseguimento della trama, il titolo raggiunge un’irrisoria durata di circa quattro ore di gioco a difficoltà normale che porta il giocatore alla fine delle sue avventure fin troppo presto. Siamo abituati ad FPS dalle durate contenute ma questa brevissima durata non è accettabile.

Un vero peccato dato anche dal fatto che la campagna di per sé funziona, certamente non verrà ricordata in futuro per tematiche trattate, spettacolarità o empatia, ma la caratterizzazione dei personaggi fa apparire questi ultimi molto più reali di quello a cui siamo abituati.

Il dibattito morale tra l’importanza di concludere la missione assegnata ad ogni costo e quella di riportare a casa il maggior numero di soldati possibili è continuo e racconta anche una crescita del personaggio da non sottovalutare contrastata però da un nemico che si presenta in grande stile, armato da molto carattere che però diventa anonimo verso il finale della storia.

Call of Duty: Infinite Warfare - Recensione, un passo avanti e uno indietro.

Cambia il campo di battaglia, cambia il contesto, ma il peggior nemico dell’uomo rimane ancora se stesso. Un altro elemento da tenere conto è il fatto che, nonostante l’ambientazione decisamente lontana nel futuro, i soldati presentano modifiche o potenziamenti fisici minimi se non nulli, esclusi i propulsori di supporto usati per il movimento a gravità zero.

Niente innesti bionici o neurali, niente esoscheletri o superforza, i marines spaziali possono contare solo sui propri riflessi ed esperienza creando però un poco credibile contrasto tra l’avanzamento tecnologico dimostrato in materia di trasporti e quello di equipaggiamentoParadossalmente c’è più futuro in Advanced Warfare che in questo Infinite Warfare, se eslcudiamo le guerre spaziali.

Per i più temerari, una volta terminato il gioco per la prima volta, viene sbloccata la modalità Specialista che non solo aumenta la difficoltà del gioco al livello più alto ma inserisce nel contesto una serie di elementi che lo rendono senza dubbio più plausibile e interessante: pochi colpi bastano per uccidere il nostro eroe e ad ogni colpo subito, a seconda del punto in cui veniamo feriti, il nostro marine potrebbe perdere l’uso delle gambe, delle braccia, lasciar cadere la propria arma o, ancor peggio, vedersi ridotto in frantumi il proprio casco lasciando la testa esposta a rischi e senza ossigeno in caso di atmosfera ostile. La rigenereazione della vita è bloccata e l’unico modo per ritornare in battaglia è utilizzare speciali fialette recuperabili nel corso del livello.

Una modalità davvero interessante anche se sicuramente non alla portata di tutti data la massiccia dose di difficoltà. Sarebbe stato interessante poter ritrovare le stesse dinamiche anche all’interno delle altre modalità, magari con una resistenza ai colpi maggiore, ma rimane comunque una componente da premiare di questo Infinite Warfare

Multiplayer copia e incolla 

Advanced Warfare segnò il cambiamento introducendo per la prima volta i doppi salti all’interno del gameplay classico della saga, migliorato sotto diversi aspetti, da Black Ops 3.
Infinity Ward ha quindi deciso di fare un deciso copia e incolla di quello mostrato con il precedente capitolo.

Ingiustificabile il fatto che un titolo così diverso dal precedente per quanto riguarda l’aspetto single player si presenti in modo così identico sul lato multiplayer, con i classici propulsori che consentono la corsa sui muri e una maggiore elevazione nel salto e la presenza degli specialisti, in grado di regalare momentaneamente al giocatore, nel corso della partita, abilità eccezionali; scelta che premiai io stesso nella recensione di Black Ops 3, ma che non riceve lo stesso trattamento in questo ultimo capitolo.

Infinity Ward ha fatto tuttavia copia e incolla anche dei problemi, storici e non, del brand, le mappe risultano più piccole che mai, paradossalmente la mappa bonus Terminal, divenuta famosa dalla trilogia Modern Warfare, funziona più delle mappe attuali grazie alla grande estensione.

All’interno dei nuovi e inediti campi di battaglia i giocatori si ritrovano invece quasi sempre pressati in spazi ristretti, l’eccesiva popolazione di gioco rispetto allo scarso terreno calpestabile disponibile provoca anche numerosi problemi di respawn, molto spesso si rientra in gioco troppo vicino a giocatori avversari causando la prematura morte del nostro alterego.

Call of Duty: Infinite Warfare - Recensione, un passo avanti e uno indietro.

Altra grande pecca importata dai precedenti capitoli, che denunciai anche in Black Ops 3, è la presenza massiccia di muri invisibili verticali che precludono al mio personaggio la possibilità di salire su zone della mappa che dovrebbero essere invece raggiungibili grazie al propulsore, tale impedimento viene colmato poi con l’esperienza e la memorizzazione di quali luoghi possono essere raggiunti e quali no, ma provoca inzialmente molto nervosismo e frustrazione.

L’unica miglioria del multiplayer viene offerta dall’ aumento notevole delle superfici sulle quali si può correre ma che nel complesso non riesce a colmare le mancanze di questo Infinite Warfare. Triste la scelta degli sviluppatori di estromettere completamente dal multiplayer anche sequenze a gravità zero o battaglie a bordo dei caccia stellari, bilanciare una di queste due modalità con quella classica sarebbe stata un’impresa non indifferente ma senza dubbio Infinity Ward avrebbe dimostrato una buona dose di coraggio e di audacia.

Zombie in Spaceland 

La modalità zombie non poteva mancare ma chissà perché i non morti preferiscono sempre l’ambientazione nostalgica rispetto a quella futuristica ed è per questo che questa viene ambientata all’interno di un parco di divertimenti nel corso degli anni ‘80.

Una squadra composta massimo da quattro giocatori affrontano un apocalisse zombie ondata dopo ondata in una corrente ascensionale di difficoltà equipaggiati inizialmente di un arsenale scarso e migliorato poi con il passare del tempo grazie all’acquisto in game di nuove armi e equipaggiamento.

Inutile dire che questa modalità funziona senza problemi grazie ad uno stile di gioco già sperimentato, interessante la nuova aggiunta della sala giochi post morte che permette ai giocatori di rientrare in gioco prima della resurrezione classica grazie a minigiochi speciali presenti in una sala apposita. Il tutto condito da un’atmosfera ricca di luci al neon e parzialmente fumettata in una buonissima combinazione che si amalgama all’ambientazione del parco gioco anni ‘80.

Tecnicamente parlando 

Infinity Ward ha dimostrato ancora una volta di avere tutte le carte in tavola per regalare numerose soddisfazioni a livello grafico.

La versione da me testata è quella per PC con tutte le impostazioni grafiche al massimo e che offre scorci davvero mozzafiato grazie soprattutto ad un’illuminazione impeccabile.

Memorabile la missione ambientata su una cometa finita alla deriva con un ciclo di giorno/notte da sessanta secondi che lascia senza parole anche grazie a ombre sempre nette e precise e un livello di qualità dei materiali davvero alta che però a volte si perde in qualche texture di qualità leggermente sotto tono.

Assolutamente da notare è la grande cura espressa nella realizzazione dei particellari e degli effetti volumetrici come il fumo, le esplosioni ed altro ancora, presentate ad un livello di realismo davvero alto.

Call of Duty: Infinite Warfare - Recensione, un passo avanti e uno indietro.

Infinite Warfare fa della sua spettacolarità il suo cavallo di battaglia – sulla nostra pagina facebook potete trovare alcuni screenshots delle scene che più mi hanno conquistato – e sicuramente se lo può permettere, rispetto al passato ci ritroviamo davanti ad un numero di nemici nettamente superiore, offrendo quindi una diffcoltà maggiore ma anche una migliore immedesimazione nella terrificante guerriglia in svantaggio numerico.

Le cutscene, sia quelle pre-renderizzate che non, offrono poi dei modelli umani incredibilmente dettagliati e credibili con microespressioni facciali che lasciano affascinati.

Infine degno di nota anche il lavoro eseguito sulle hit box degli elementi in gioco che non escono dall’oggetto neanche di un millimetro permettendo al giocatore di sparare senza problemi tra le piccole fenditure dei carretti o dei muri, una precisione che manca in tanti giochi.

L’ambientazione spaziale non è mai facile, fuori dall’atmosfera il suono non può essere udito e rappresentare il silenzio è sempre una scelta difficile. Infinite Warfare non rinuncia completamente alle esplosioni e ai rumori ma li ripropone opportunamente ovattati uniti ad una musica non esattamente memorabile ma che accompagna senza difetti le sparatorie offerte ed effetti ambientali ben realizzati.

Infinity Ward ha senza dubbio osato con questo Infinite Warfare realizzando il Call of Duty meno Call of Duty di sempre ma forse avrebbe dovuto osare ancora di più per regalare effettivamente qualcosa di diverso.

Ogni tanto nel mondo videoludico accade qualcosa di insolito, i minigiochi presenti all’interno di grandi produzioni sono così ben curati e gestiti che rimangono impressi nella mente dei giocatori quasi più del gioco stesso. Nell’ultimo capolavoro di CD Projekt Red, The Witcher 3: Wild Hunt, il Gwent, un gioco di carte collezionabili all’interno del mondo di gioco, catturò talmente tanto l’interesse dei giocatori mondiali che la software house stampò e distribuì addirittura nelle copie retail delle due successive espansioni di gioco anche una serie di mazzi di Gwent.

Missioni secondarie studiate ad hoc, meccaniche semplici e affabili dal divertimento immediato e l’opportunità di spezzare notevolmente il gameplay classico di gioco, il gioco di carte diventò presto una droga per i giocatori The Witcher, alcuni di loro giocano ancora al titolo solo per continuare le loro sfide di Gwent e completare la raccolta di carte.

Questo minigioco ebbe così tanto successo all’interno di Wild Hunt e al di fuori, grazie alla stampa fisica dei mazzi, che la software house polacca decise di realizzare un vero e proprio titolo stand alone focalizzato su questo gioco di carte: Gwent: The Witcher Card Game. In questi giorni è stata rilasciata una closed beta per permettere agli sviluppatori di testare i server e regolare alcune impostazioni anticipatamente all’uscita prevista per un imprecisato 2017.

Ho provato per voi quindi la beta e dopo numerose partite ecco alcune cose da sapere riguardo questo nuovo gioco di carte.

Una novità assoluta?

Sicuramente noi videogiocatori non siamo nuovi ai giochi di carte e fare qualcosa di rivoluzionario è ormai difficile grazie a titoli mastodontici e pieni di meccaniche nascoste come Hearthstone, Magic, Yu-Gi-OH e tanti altri, il Gwent d’altro canto schiera in campo una certa dose di semplicità nel funzionamento basilare delle partite, il numero più alto vince, senza richiedere eccessiva esperienza o ragionamento per portar a casa le prime sfide, ovviamente poi più si collezionano carte e gli avversari diventano esperti questo costringe il giocatore a muoversi di conseguenza.

Sicuramente quello che ci si ritrova davanti in questa beta non è lo stesso identico Gwent esplorato nel corso di Wild Hunt, alcune carte sono state modificate, l’interfaccia resa più accattivante e sono state aggiunte alcune piccole meccaniche ma nulla di più.

Gwent - Provata la beta dello spinoff di The Witcher

All’interno dei vari mazzi presenti in gioco vi sono tutte le creature e i personaggi presenti nella magica trilogia che vede come protagonista Geral Di Rivia, ed il giocatore dove dimostrare di saper comandare un piccolo esercito schierabile su vari fronti: fanteria, arcieri e macchine d’assalto andando a fare i conti con le intemperie del terreno, i buff amici e le temibili pozioni avversarie.

Come ampiamente ripetuto le macchine di base sono semplici e in questo gioco non vince chi manda al tappeto l’avversario per primo ma chi riesce a mettere in campo l’esercito più grosso sbaragliando l’avversario per almeno due turni su tre.

Anche le carte nascondono una storia 

All’interno della beta sono presenti solo poche modalità di gioco: un match veloce organizzato con altri utenti online, un’amichevole sfidando un amico ed una modalità di prativa contro l’intelligenza artificiale.

Riguardo la prima, rappresenta la modalità sulla quale mi sono ovviamente soffermato di più, sono felice di aver riscontrato un matchmaking veloce ed efficiente con pochissimi problemi di sincronizzazione, crash o abbandono delle partite; tutto accompagnato dalle piacevoli melodie in stile The Wticher.

Gwent - Provata la beta dello spinoff di The Witcher

Per quanto riguarda l’ultima modalità elencata sono rimasto spiacevolmente sopreso dal fatto che all’interno della beta non fosse presente neanche una accesso o un’anteprima alle storie e alle campagne che saranno poi presenti a lavoro finito. Gwent non sarà infatti concentrato esclusivamente sul PVP ma il PVE punta ad offrire storie mozzafiato alternate da scontri a carte, cutscenes ed una sezione esplorativa al momento però avvolta da un po' di mistero.

È proprio questo fattore che ci sarebbe piaciuto provare più di tutto, per capire quanto dell’universo The Witcher sarebbe poi stato ripreso in questo gioco di carte collezionabili.

Questo aspetto sembra proprio essere il cavallo di battaglia della produzione CD Projekt Red, che ancora una volta si prepara a dare sfoggio dei suoi migliori sceneggiatori.

In definitiva la closed beta di Gwent funziona, nessuna pecca e nessun malfunzionamento intaccano questo spinoff, ma sicuramente si sarebbe voluto vedere di più sopratutto per quanto riguarda il comparto single player. Niente comunque di irreparabile dato che il titolo sfrutterà il ben oliato sistema free to Play con l’aggiunta di micro transazioni per l’acquisto di nuovi pacchetti di carte. Chissà se anche le varie campagne single player subiranno poi lo stesso destino, certamente Gwent è comunque un titolo da tenere sott’occhio e sicuramente da non perdere se avete amato il minigioco all’interno di Wild Hunt.

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