Luca Di Carlo

Luca Di Carlo

Sono un grande amante di videogiochi, cartoni animati, fumetti e dolci che preferisce passare la giornata a videogiocare piuttosto che a studiare per i corsi d'esame all'università; essendo anche un grande casanova, ho scoperto il mio primo vero amore dopo aver attaccato la spina della mia Playstation 1 alla corrente.

Nel corso della giornata odierna, Activision ha reso noto che il suo apprezzato Destiny 2, seguito dello sparatutto MMO di casa Bungie uscito questo 6 settembre su Playstation 4 ed Xbox One, è riuscito nel non facile compito d'imporsi come il titolo più venduto su console nella prima settimana di lancio in questo 2017. Già il primo capitolo di Destiny si era rivelato come il più grande lancio di sempre per un nuovo videogame per console, ma Destiny 2 è addirittura riuscito a far di meglio, superando i record del suo predecessore in quanto ad engagement e vendite digitali. Il CEO di Activision, Eric Hirshberg, ha approfittato dell'evento per rilasciare una dichiarazione:

"Dopo aver infranto il record di pre-ordine e un Day 1 con performance eccezionali per PlayStation Store, è emozionante vedere il coinvolgimento raggiungere livelli altissimi durante la prima settimana del franchise. Destiny 2 ha iniziato alla grande, come il gioco che ha registrato la miglior settimana di lancio dell’anno. Con la versione PC in arrivo, Destiny 2 si sta senz’altro preparando a diventare uno dei più grandi eventi dell’anno nel settore dei videogame e dell’intrattenimento".

Anche il CEO di Bungie, Pete Parsons, ha voluto dire la sua:

"Abbiamo raggiunto dei risultati grandiosi questa settimana con la nostra community. Siamo felicissimi che per otto giorni di fila Destiny 2 abbia visto più di un milione di giocatori sfidarsi e giocare insieme. E’ al tempo stesso lusinghiero e di ispirazione per noi, che non vediamo l’ora di mostrare a tutti cos’altro c’è di nuovo".

Ricordiamo a tutti i nostri lettori che Destiny 2 è attualmente disponibile su Playstation 4 ed Xbox One mentre, al contrario, per quanto riguarda la versione PC sarà necessario attendere fino al 24 ottobre 2017.

Quando Phantom Trigger si mostrò al mondo con i suoi primissimi trailer, in molti associarono erroneamente la nuova opera targata Bread Team ad uno dei tanti action generici in pixel art pensati specificatamente per cercare di attirare quella nutrita fetta di videogiocatori che possono facilmente farsi conquistare da questo genere d’opere, spesso acquistati più per un effetto nostalgia che per meriti effettivi in termini ludici. Io stesso, invero, sono caduto nell'erroneo paragone, e quando ho avviato per la prima volta la piccola creatura del duo ucraino rappresentante il team di sviluppo, avevo ben poche aspettative a riguardo. Sono però bastati pochi minuti in-game affinché il mio giudizio venisse violentemente stravolto, sorpreso dai numerosi assi nella manica che Phantom Trigger ha saputo sapientemente celare ai nostri occhi. Se insomma pensavate che questa recensione sarebbe andata a stroncare pesantemente l’ennesimo indie da dimenticare velocemente in quel mare in piena di titoli privi di mordente ed inventiva, preparatevi a rimanere stupiti.

Storia di una malattia

Narrativamente parlando, Phantom Trigger mette in campo quelle che sono le basi per un’esperienza profonda e sfaccettata, in particolar modo utilizzando come tema portante quello della malattia. Nel gioco, infatti, impersoneremo i panni di un comune impiegato – tale Stan – che durante la sua quotidiana routine mattutina avrà un improvviso mancamento, finendo con l’accasciarsi a terra privo di sensi. Una volta risvegliatosi in ospedale, scopriremo quindi di essere stati colpiti da un tumore in stato avanzato curabile solo tramite un pericoloso e costoso intervento chirurgico. Messi però alle strette e non in grado di poter sorreggere le enormi spese richiese, finiremo con l’optare per una soluzione sperimentale mai testata prima su un essere umano, una cura che però sembrerebbe presentare controindicazioni ben poco piacevoli.

Phantom Trigger - Un viaggio nel subconscio.

Stan, ben presto, comincia infatti a perdere contatto con la realtà, si dimostra incapace di ricordare il suo passato o anche solo la sua famiglia finendo piuttosto con il rifugiarsi in un universo alternativo e quasi fiabesco, popolato da strane creature minacciate da violenti mostri che il nostro eroe, conosciuto come l’Outsider, dovrà sconfiggere; un intero mondo costruito inconsapevolmente dalla nostra mente per cercare di andare a rappresentare lo svilupparsi della malattia a cui fa da contraltare la dura lotta messa in atto nei suoi confronti. Le due linee narrative con cui entreremo in contatto durante il corso dell’avventura finiranno quindi ben presto con il legarsi tra loro in maniera indissolubile, andando così a formare un lungo filo logico che porterà il protagonista a riflettere su tutta la sua esistenza. Nel mondo creato dalla psiche di Stan, infatti, entreremo in contatto con tutta una serie di personaggi e situazioni che andranno a rievocare individui e momenti specifici della sua vita, mentre paure, dubbi e rimorsi assumeranno le sembianze di temibili esseri demoniaci desiderosi di farci a pezzi.

Con il passare del tempo, si entra sempre più in sintonia e in empatia con il nostro alter-ego digitale, venendo lentamente a conoscerne la sfaccettata personalità ricca di sfumature che il titolo punta a ricreare con maestria. L’aspetto più interessante dell’intera esperienza, però, si può riassumere nell’insieme di scelte che sarà compito dell’utente stesso prendere in esame, di fatto dandogli la piena libertà di modificare pesantemente i rapporti che si verranno a creare tra l’Outsider e i numerosi individui che incontreremo nel corso del nostro viaggio. Quanto appena descritto non si riassume però in una semplice aggiunta secondaria messa lì giusto per far numero, bensì si rivelerà di fondamentale importanza per determinare il finale del gioco ed il destino che spetterà al nostro Stan, un aspetto che rende l’esperienza ampiamente rigiocabile a fronte della non esaltante longevità dell’opera, completabile in circa sette ore. Bread Team è insomma riuscito a mettere sul piatto un racconto vario e mai banale, capace di conquistare ed interessare il videogiocatore per temi trattati e risvolti narrativi imprevedibili, i quali si susseguono uno dietro l’altro in un continuo crescendo d’emozioni capace di mozzare il fiato dalla tensione.

Corri, schiva, colpisci

Nonostante la già ottima narrativa, il vero cuore pulsante dell’opera è rappresentato dalla sua struttura ludica. Phantom Trigger rientra nel genere degli Action Slasher RPG e fa giocoforza su di un articolato sistema di combo che poggia le basi su tre armi che verranno rese disponibili al protagonista dopo pochi minuti in-game. La spada, mezzo da combattimento perfetto per ogni occasione, veloce, letale e capace di congelare i nemici, rallentandoli e rendendoli conseguentemente facili bersagli. I pugni, tanto lenti quanto devastanti, ottimi per gli avversari più ostici ed in grado di dare alle fiamme chiunque vi si pari davanti. La frusta, ben poco utile come arma per attacchi diretti ma perfetta per avvicinare a sé i nemici o per sfruttare alcuni elementi dell’ambiente circostante. A queste verrà poi affiancato il teletrasporto, essenziale per schivare i fendenti avversari ed uscire d’impiccio da situazioni a dir poco complicate. Il risultato finale è un mix perfetto di combo finemente realizzate e schivate attentamente calcolate nel mentre che raggi laser multicolore tenteranno di farvi la pelle, con ogni colpo andato a segno che si rivelerà inoltre fondamentale per migliorare le proprie capacità.

Phantom Trigger - anche il videgiocatore più navigato dovrà sudare per portare a casa la vittoria

Ogni qualvolta che utilizzeremo una delle tre armi a nostra disposizione, infatti, otterremo preziosissimi punti esperienza grazie ai quali far salire di livello quest’ultime, così da poter ottenere nuove e devastanti combo con cui eliminare sempre più efficacemente qualsiasi pericolo ci si parerà davanti. Altro punto di fondamentale importanza per giudicare l’esperienza finale di Phantom Trigger riguarda la sua difficoltà. Dì per sé, l’avventura di Bread Team saprà sempre mettervi in situazioni decisamente complicate per numero di nemici da dover affrontare contemporaneamente e proiettili che volano in ogni direzione da dover schivare minuziosamente, rivelandosi quindi perfetta per chiunque voglia mettere alla prova le proprie capacità. Quella vasta fetta di pubblico che tanto ama definirsi “hardcore” troverà insomma pane per i suoi denti in questo titolo e non potrà far altro che rimanere estasiato dalla velocità dell’azione, finendo con il lasciarsi ben presto trasportare nell’adrenalinica carneficina che caratterizzerà ogni singolo scontro.

Al contempo, però, il team di sviluppo sembra quasi aver volutamente forzato la mano per complicare il più possibile l’esperienza ludica. Soprassedendo sulla totale mancanza di qualsivoglia tutorial o minimappa, e non tenendo conto di un’impostazione della difficoltà impostata di default su “hard” – vecchie volpi -, uno degli aspetti indubbiamente più criticabili dell’intera opera riguarda proprio la schivata in nostro possesso, la quale potrà essere eseguita solo nel caso in cui l’animazione di nostri eventuali attacchi precedenti sia giunta al termine. L’ovvio risultato è quello di dover fronteggiare numerosi Game-Over che sopraggiungono non tanto per incapacità dell’utente, quanto piuttosto per un'opinabile scelta presa in sede di sviluppo che complica non di poco ogni combattimento, in particolar modo quando il titolo non cerca neanche più di nascondere la sua volutamente eccessiva crudeltà, chiudendovi in piccole arene dove si devono affrontare contemporaneamente dozzine e dozzine di avversari di ogni specie e tipologia. Anche gli scontri con i boss presenti alla fine di ogni nuovo dungeon non riescono a stupire poiché caratterizzati da un unico punto debole da dover sfruttare a proprio vantaggio dall'inizio alla fine della battaglia, senza mai incappare in un minimo di varietà durante la lotta.

Phantom Trigger - Preparatevi ad incontrare creature di ogni genere e dimensione.

Di ottima fattura si sono invece rivelate le ambientazioni in cui bisognerà muoversi, tutte sufficientemente articolate senza però diventare mai troppo confusionarie e dispersive, sempre ricche di segreti e collezionabili necessari al fine di poter continuare le diverse quest secondarie che vi si pareranno davanti; ogni tanto sarà anche possibile incontrare qualche semplice puzzle ambientale basato sulla pressione di pulsanti o su giochi di memoria che offrono un simpatico diversivo dai continui combattimenti che dovrete affrontare, ma non capiterà mai di rimanere bloccati in tali situazioni né tanto meno dovrete spremervi le meningi per superarle. Tecnicamente parlando, lo squisito stile artistico in pixel-art sfoggiato dall’opera si sposa alla perfezione con i forti colori al neon chi si mostrano in tutto il loro splendore ad ogni singolo attacco, con vere e proprie esplosioni di rosso acceso che si palesano nei momenti più concitati. Di tutt’altro livello si è invece rivelato essere il comparto sonoro del gioco, con una soundtrack assolutamente dimenticabile che non lascerà alcuna memoria di sé al videogiocatore, rivelandosi poco più di un accompagnamento nel corso dei vostri massacri. Chiude infine il cerchio la triste mancanza della localizzazione in italiano, la quale potrebbe allontanare qualche giocatore meno ferrato in materia.

Nel corso delle ultime ore, Capcom ha reso noto che Resident Evil Revelations, spin-off survival horror della serie saga originariamente uscito nel 2012 su 3DS e, successivamente, anche su Playstation 3, Xbox 360, WiiU e PC, è da oggi disponibile sia in formato retail che in digital download anche su Playstation 4 ed Xbox One.

Il titolo, caratterizzato da una struttura ad episodi non dissimile da una serie TV, vi permetterà d'impersonare i panni di un vasto numero di personaggi, tra numerose new-entry e volti noti, e vi metterà nella condizione di dover svelare i misteri della "Queen Zenobia", enorme e lussuosa nave da crociera scomparsa nel nulla durante la sua  ora inspiegabilmente riapparsa nel cuore del nulla. Capcom ha voluto rilasciare un breve comunicato, leggibile qui di seguito:

"Resident Evil Revelations rappresenta un ottimo modo per tuffarsi nel mondo dei survival horror. Quest'ultima release del titolo offre la migliore esperienza possibile, con texture in HD e vari miglioramenti apportati sia alla visuale che al framerate. Tutti i contenuti scaricabili precedentemente rilasciati per le passate versioni dell'opera sono qui invece disponibili gratuitamente sotto forma di premi sbloccabili giocando. Oltre a questo, la divertente modalità coop Raid Mode è qui disponibile con uno stage aggiuntivo, The Ghost Ship: Chaos. Vi ricordiamo inoltre che nel corso di questo 2017, sia Resident Evil Revelations che il suo seguito, Resident Evil Revelations 2, saranno disponibili anche su Nintendo Switch"

Nel corso della giornata odierna ed in occasione della Gamescom 2017 attualmente in corso presso Colonia, Ys Net ha finalmente pubblicato un primo teaser trailer dell'attesissimo Shenmue III. Il video, visualizzabile a fondo news, mostra qualche breve sezione in-game in cui è possibile osservare un paio d'ambientazioni in cui sarà possibile muoversi, oltre ad alcuni dei personaggi che andranno a comporre il cast dell'avventura. Purtroppo, nonostante sia stato precisato che il trailer mette in mostra solo una versione preliminare dell'opera, il pubblico non ha apprezzato la situazione in cui sembrerebbe versare il titolo sotto il profilo grafico che, soprattutto per quanto riguarda le animazioni facciali, sembra essere rimasto indietro di una generazione.

Vista la situazione venutasi a creare con i fan, Yu Suzuki ha quindi voluto scrivere un lungo messaggio - pubblicato presso il Blog ufficiale di Playstation - nel quale lo sviluppatore ha voluto mettere in chiaro come i lavori stiano procedendo in maniera serrata presso il team che, al momento, sta alacremente lavorando sulla componente tecnica che sarà sfoggiata dall'opera finale.

Ricordiamo a tutti i nostri lettori che, dopo il posticipo che ha colpito il titolo nei mesi scorsi, gli sviluppatori hanno dichiarato che Shenmue III sarà lanciato per PC e Playstation 4 durante la seconda metà del 2018 e sarà distribuito sia in forma fisica che digitale da Deep Silver.

Nel corso della Gamescom 2017 attualmente in corso, Microsoft ha voluto sorprendere tutti i suoi fan annunciando l'inaspettato Age of Empires IV, nuovo capitolo della fortunatissima serie strategica che continua a far parlare di sé nonostante i vent'anni d'onorata carriera. Il titolo, di cui non è stata ancora annunciata né una data d'uscita, né le possibili macchine su cui sarà disponibile - PC a parte -, è attualmente in sviluppato presso gli studi di Relic Entertainment, famosi autori della conosciuta serie di Dawn of War. Successivamente, Microsoft ha inoltre voluto colpire al cuore tutti i fan dell'IP annunciando anche il futuro arrivo delle versioni rimasterizzate del secondo e terzo capitolo della saga, i quali vanno quindi ad aggiungersi alla già annunciata versione rimasterizzato del primo Age of Empires.

Qui di seguito potete inoltre visionare un primo teaser trailer del titolo che, però, non dice praticamente nulla sulla bontà grafica della versione rimasterizzata dell'opera.

Tra i non molto numerosi annunci fatti nel corso della conferenza Microsoft recentemente tenutasi in occasione della Gamescom 2017, quello che sicuramente ha incuriosito maggiormente il pubblico ha riguardato la presentazione ufficiale di Xbox One X: Project Scorpio Edition, particolare versione da collezionisti della nuova console Microsoft che si differenzierà dalla più classica Xbox One X grazie alla scritta Project Scorpio ben visibile sia sulla parte frontale della macchina che sul pad e ad alcune specifiche rifiniture estetiche sulla scocca. Microsoft ha poi inoltre confermato che nella confezione sarà incluso anche lo stand per tenere la console in verticale.

In tal senso, è interessante notare come suddetta versione della console sia andata letteralmente a ruba nei vari store online nel giro di appena un'ora dall'apertura delle prenotazioni, e sfortunatamente è già possibile trovare i primi furbetti - per non dire altro - che su eBay e siti similari stanno rivendendo la propria console a prezzi decisamente maggiorati rispetto a quello base, con cifre che possono andare a superare addirittura i 1.000$. Insomma, se siete interessati a quest'esclusiva versione della nuova home console di casa Xbox, farete bene a sbrigarvi. Vi ricordiamo che Xbox One X sarà disponibile nei negozi a partire dal 7 novembre 2017.

Quando Bethesda decise di annunciare a sorpresa Wolfenstein: The New Order, sparatutto in prima persona ad opera dei ragazzi di MachineGames, nessuno si sarebbe aspettato un titolo dalla così elevata qualità, un’opera dal gusto forse anacronistico per i tempi in cui fece il suo debutto, completamente disinteressata in termini di multiplayer ma desiderosa di metterci davanti ad un comparto per giocatore singolo di gran livello. Il team di sviluppo fu infatti capace di sviluppare con dovizia di particolari una piccola perla nel campo degli FPS che, miscelando al suo interno vecchio e nuovo, fu in grado d’offrire un’esperienza fresca e galvanizzante, in grado di rivelarsi incredibilmente divertente ed affascinante per tematiche e setting narrativo.

Wolfenstein 2: The New Colossus - La tecnologia nazista è ben al di sopra della media

Dopo l’insperato successo del primo capitolo, era quindi lecito aspettarsi il futuro annuncio di un secondo episodio del brand, speranza che si è infine concretizzata nel corso dell’E3 2017, nel pieno della conferenza Bethesda. Pochi minuti di trailer sono stati più che sufficienti per emozionare, a ragione, milioni di videogiocatori in tutto il mondo che già non vedono l’ora di poterci mettere le mani sopra, ma non bisogna dimenticare che nel corso di questi mesi sono comunque stati rilasciati tutta una serie di succosi dettagli capaci di rendere ancor più evidente il livello qualitativo che gli sviluppatori sembrerebbero essersi posti come obiettivo finale. Se ancora siete indecisi sull'acquisto o meno di Wolfenstein 2: The New Colossus, non dovete far altro che continuare a leggere la nostra anteprima a riguardo per farvi una chiara idea su ciò che il prodotto finale potrà effettivamente offrirvi.

Blazkowicz è tornato!

Narrativamente parlando, The New Colossus ha inizio dal punto esatto in cui si concluse il capitolo precedente riprendendone il tono drammatico generale ma puntando ad estremizzarlo con voluta eccessività. Il nostro caro vecchio B. J. Blazkowicz è ancora lì, più infuriato che mai e desideroso di decimare l’intero reich nazista, ma questa volta lo vedremo immerso in sequenze ancor più sopra le righe di quanto già non si fosse visto in passato ed accompagnato da nuovi comprimari totalmente fuori di testa. Giusto per dare un'idea di questo nuovo tasso d’eccessività su cui i ragazzi di MachineGames sembrano aver puntato, vi basti pensare che nelle fasi iniziali di gioco il nostro protagonista si ritroverà a doversi muovere su di una sedia a rotelle eliminando al contempo qualsivoglia minaccia che gli si parerà davanti. Sia chiaro, l’opera continua a mettere ben in evidenza la situazione a dir poco disastrata in cui versa il globo, oramai interamente dominato dal regime nazista, ma al contempo sembra quasi sia stato dato un tono più caricaturale all'intera esperienza, che di per sé non è un male.

Wolfenstein 2: The New Colossus - Preparatevi a rincontrare volti noti.

Preparatevi ad assistere a parate in cui civili innocenti vengono torturati per il semplice intrattenimento di una folla in festa e siate pronti ad osservare come i membri del Ku Klux Klan si intrattengono uccidendo uomini e donne colpevoli solo di avere un diverso colore della pelle. Quello che il team di sviluppo vuole offrire è un mondo che nella sua ordinaria normalità mette sotto i riflettori mostruosità intollerabili per la nostra cultura, ma alternando il tutto a situazioni dal così forte tasso adrenalinico e dal tocco fortemente hollywoodiano che non potrete non farvi scappare ben più di qualche risata. Tra esplosioni, resti umani che volano in ogni dove e situazioni che attingono a piene mani dall'universo cinematografico degli ultimi anni, finirete con il ritrovarvi davanti ad un’opera accostabile al più piacevole dei film di serie B che non vuole farsi prendere troppo sul serio preferendo, piuttosto, cullarsi nel mantra secondo cui l’unico nazista buono è un nazista morto.

Aspirazioni di sterminio

In termini più strettamente ludici, Wolfenstein 2: The New Colossus è in linea con quanto già visto con il capitolo precedente, con giusto qualche miglioria qua e là a condire il tutto. Quello di cui stiamo parlando è un titolo caciarone, di quelli che ti offrono una vasta gamma d’armi con le quali scatenare l’Inferno ai danni dei poveri sprovveduti che vi si pareranno davanti. Come già specificato dagli sviluppatori, il titolo metterà in campo un ricco repertorio di bocche da fuoco che si alterneranno tra vecchie conoscenze a noi care e nuove sputafuoco decisamente intriganti; tra queste, merita una menzione d’onore il Dieselkaraftwerk, un lanciagranate capace di lanciare sul campo pericolosi proiettili incendiari in grado di dare fuoco a vaste aree della mappa, avversari inclusi, un vero e proprio barbecue di soldati cotti a puntino; ciò detto, il team ci ha tenuto a chiarire che vi sono ancora numerose sorprese che ci attenderanno nell’opera finale, ed onestamente non vediamo l’ora di scoprirle tutte.

Wolfenstein 2: The New Colossus - L'unico nazista buono è un nazista morto.

Non bisogna poi dimenticare che tutte le armi che avremo a disposizione, ognuna delle quali utilizzabile in coppia per aumentarne il danno a discapito della precisione, potranno essere personalizzate tramite un comodo menù che ci permetterà di applicarvi caricatori più capienti, diverse tipologie di mirini, proiettili di ogni tipo e molto altro ancora; una gradita aggiunta che consentirà ad ogni utente di dar vita allo strumento di morte dei suoi sogni. Gli sviluppatori hanno poi reso noto come, nel corso dell’intera avventura, il nostro alter-ego digitale disporrà di un particolare esoscheletro – il cosiddetto Da’At Yichud – in grado di conferirgli particolari capacità aggiuntive. Al momento sappiamo ancora poco al riguardo ed il team si è voluto sbottonare la camicia solo per farci sapere che tra le tante possibilità offerteci, potremo correre più velocemente e saltare decisamente più in alto di qualsiasi altro essere umano, ma siamo davanti ad un’intrigante aggiunta che potrebbe variare ancor di più l’intera struttura ludica.

Altra interessante novità rispetto al passato riguarda un cambiamento tutt'altro che marginale nei confronti dei punti vita. In The New Colossus, infatti, il protagonista potrà mantenere fino ad un massimo di cinquanta punti vita e, nel caso in cui si dovessero raccogliere ulteriori medikit, questi andranno ad aumentare la nostra salute solo temporaneamente, con un velocissimo degrado della nostra “vita extra” già dopo pochi secondi dal suo ottenimento. La scelta è stata presa al fine di aumentare ancor di più l’adrenalina e l’immediatezza generale che il gun-play vuole offrire e, seppur sia vero che nel corso della nostra avventura potremo recuperare pezzi d’armatura per migliorare la nostra situazione, l’obiettivo sembrerebbe essere stato raggiunto alla perfezione. Altro punto su cui il team ha voluto porre l’accento riguarda la migliorata intelligenza artificiale che caratterizzerà i nuovi avversari che dovremo affrontare, i quali dovrebbero dimostrarsi ben più veloci e furbi rispetto a quanto visto in passato. Nello specifico, almeno secondo quanto affermato dallo studio di sviluppo, i soldati affrontabili faranno gioco forza sui loro numeri soverchianti, cercando di accerchiarci di nascosto per coglierci di sorpresa o sfruttando l’ambiente circostante per complicarci ancor di più la vita, dichiarazioni che fanno sicuramente ben sperare per il futuro.

Wolfenstein 2: The New Colossus - Il mondo di gioco sarà tutt'altro che amichevole nei vostri confronti.

In particolar modo, speriamo che un'intelligenza artificiale più raffinata possa meglio sposarsi alle possibilità spiccatamente stealth che ci verranno rese disponibile nel corso dell’avventura, in particolar modo per quanto concerne la reattività dei nemici che incontreremo lungo il nostro cammino. A chiudere il tutto ci pensa infine un comparto tecnico di ottimo livello che, grazie all'utilizzo dell'id Tech 6 già visto per l’apprezzatissimo Doom targato 2016, offrirà ambientazioni dettagliate e riccamente rifinite unite ad ottimi giochi di luci ed ombre. Mancano ormai una manciata di mesi all'uscita ufficiale del titolo, atteso per questo 27 ottobre, è MachineGames sembra più intenzionata che mai a voler nuovamente stupire tutti i suoi fan con un’opera capace di surclassare sotto ogni aspetto il suo fratello maggiore, in particolar modo tramite l’introduzione di aggiunte e migliorie di varia natura che sappiano stupire anche il videogiocatore più esigente. Per ora, però, non possiamo far altro che incrociare le dita e sperare che il tutto vada per il meglio.

Come molti tra voi sicuramente ricorderanno, i rapporti tra Konami e Hideo Kojima sono violentemente degenerati, nel corso di questi ultimi anni. Dopo l'uscita di Metal Gear Solid V, il game director è infatti stato allontanato dalla società in maniera quanto meno repentina, con conseguente cancellazione di quel P.T. che già in molti, ai tempi, avevano proclamato come il degno ritorno di Silent Hill. La situazione non si è però conclusa con la dipartita dello sviluppatore ed anzi, è andata aggravandosi quando sono emerse dichiarazioni riguardanti la possibilità che Konami si sia attivata al fine di complicare la vita ai membri di Kojima Productions, impedendo al team di iscriversi al Kanto IT Software Health Insurance Association, associazione che offre agevolazioni sulle assicurazioni mediche per i lavoratori nel campo Tech, il tutto unito ad altre spiacevoli indiscrezioni che sembrerebbero vedere la società nipponica intenta nello screditare i suoi ex dipendenti, il tutto al fine di evitare che questi vengano assunti da altre aziende.

Nonostante ciò, però, nel corso di un'intervista tenutasi recentemente, Hideo Kojima ha comunque voluto ringraziare Konami per l'enorme libertà creativa e gestionale concessagli nel corso di tutta la sua carriera all'interno della società. Qui di seguito potete leggere quanto dichiarato:

"Ciò per cui sono davvero grato a Konami è che ogni qualvolta in cui io abbia proposto loro di fare qualcosa che volessi fare, loro me lo lasciavano fare e, allo stesso modo, non mi hanno mai detto come comportarmi o cosa inserire nei titoli su cui ho lavorato. Mi è sempre stato dato il via libera sui tempi di sviluppo e sul numero approssimativo di membri dello staff di cui avrei avuto bisogno. Posso dirvi che è stato così dall'inizio alla fine, ed è per questo che sono la persona che sono oggi"

Ricordiamo a tutti i nostri lettori che Hideo Kojima è attualmente al lavoro su Death Stranding, esclusiva Playstation 4 attesa per il 2018.

Nel corso delle ultime ore, Ubisoft ha finalmente reso noti i requisiti minimi e consigliati necessari per poter godere pienamente dell'esperienza ludica offerta da South Park: Scontri Di-Retti, secondo capitolo dell'apprezzatissimo brand ambientato nell'universo cartoon di South Park. Come specificato nella stessa nota pubblicata dalla software house francese, i requisiti minimi vi permetteranno di giocare in 720p a 30 frame per secondo, mentre quelli raccomandati saranno necessari per poter giocare in 1080p a 60 frame per secondo. Qui di seguito potete leggere le specifiche nel dettaglio:

Requisiti Minimi:

  • Risoluzione - 720p a 60FPS
  • Qualità Grafica - Bassa
  • V-Sync: Disattivato
  • Sistema Operativo - Windows 7, Windows 8.1, Windows 10 (64-bit versions only)
  • Processore - Intel Core i5 2400 | AMD FX 4320 or equivalent
  • Scheda Video - NVIDIA GeForce GTX 560Ti / GTX 650 / GTX 750 / GTX 950 / GTX 1050 or AMD Radeon HD 7850 / R9 270 / R9 370 / RX 460
  • Ram - 6GB

Requisiti Consigliati:

  • Risoluzione - 1080p a 60FPS
  • Qualità Grafica - Alta
  • V-Sync - Disattivato
  • Sistema Operativo - Windows 7, Windows 8.1, Windows 10 (64-bit versions only)
  • Processore - Intel Core i5-4690K | AMD FX-8350 o equivalente
  • Scheda Video - NVIDIA GeForce GTX 670 / GTX 750ti / GTX 960 / GTX 1060 or AMD Radeon R9 280X / R9 380 / RX 470
  • Ram - 8GB

Ricordiamo a tutti i nostri lettori che South Park: Scontri Di-Retti sarà disponibile dal 17 ottobre 2017 su Playstation 4, Xbox One e PC.

Personalmente, mi sono sempre ritenuto un videogiocatore dalle ampie vedute, mai focalizzatosi su di un singolo genere preferendo piuttosto ampliare le mie possibilità. Nel corso di 15 anni d’onorato servizio videoludico, ho avuto modo di poter interagire con infiniti brand dalle incredibili qualità, sono entrato in contatto con il tanto enorme quanto affascinante universo indie ed ho potuto godere del piacere offertomi da produzioni AAA sviluppate con cuore e passione. Chiaramente, mi è anche capitato di dover affrontare terribili scivoloni dell’industria, opere realizzate con tanta svogliatezza e mancanza d’attenzione da essere ancora ben impresse nei miei peggiori incubi; alla fin fine sono incidenti di percorso a cui tutti noi videogiocatori dobbiamo fare il callo, in un modo o nell’altro.

Resident Evil 7 - Capcom ha fatto centro con la strada intrapresa dall'ultimo capitolo del suo brand

Esiste però un intero universo videoludico che è rimasto a me totalmente sconosciuto per pura e semplice ignoranza, un mercato di cui raramente sentiamo parlare e nei confronti del quale difficilmente abbiamo modo di conoscere novità rilevanti, ovvero quello del Sol Levante. Sia chiaro, nel corso degli anni ho avuto modo più volte di entrare in contatto con tale industria, basti pensare ai Final Fantasy di Square Enix, al Resident Evil che ha fatto la storia di Capcom o agli incredibili Metal Gear Solid che portano la firma di Hideo Kojima, ma parliamo pur sempre di brand estremamente famosi in tutti il mondo, pochi piccoli classici della nostra epoca che sono riusciti a far breccia nel cuore di milioni di videogiocatori ben oltre le iniziali aspettative dei loro stessi sviluppatori. Quello a cui mi riferisco io è un mondo ben più celato, un settore ludico pieno di piccole perle che molti utenti non conoscono neanche per nome, un grande universo che, ironicamente, ho avuto modo di scoprire grazie alla console più bistrattata di mamma Sony.

Dalle stalle alle stelle

Tutto ha avuto inizio con il disastroso declino di PsVita, l’ultima portatile targata Sony che aveva inizialmente fatto gridare al miracolo per le sue portentose capacità tecniche. Era stata pubblicizzata come una Playstation 3 in miniatura ed in molti, me compreso, ci credettero. Non che ci fosse motivo di dubitarne, in verità, visto e considerato che la line-up venutasi a formare nel primo anno di vita della console si rivelò essere a dir poco entusiasmante. Uncharted, Wipeout, Gravity Rush, un Call of Duty ed un Bioshock appena annunciati che avrebbero dovuto rappresentare due punte di diamante nel catalogo di PsVita, tutto sembrava stesse andando per il meglio; e poi, il sogno cedette il posto alla dura realtà dei fatti. Dopo il pesante insuccesso di alcuni titoli molto attesi dai videogiocatori - primo fra tutti, Call of Duty: Declassified – e le vendite non entusiasmanti della console, Sony decise di correre ai ripari investendo sempre meno in nuovi progetti esclusivi e cancellandone di altri ancora in corso, come il già citato Bioshock di Levine che, alla fine, non vide mai la luce. Il sopraggiungere della nuova generazione videoludica, che avrebbe visto il duro scontro tra Xbox One e Playstation 4, fu poi il colpo di grazie per PsVita, che ben presto venne interamente abbandonata in termini di progetti AAA esclusivi.

Persona 4: Golden - Atlus non ha mai mancato il bersaglio con la sua IP

Fu proprio nel pieno di quella così disperata situazione che ebbi modo di scoprire cosa fosse realmente in grado di fare la mia console. Non sarebbe stata mai ricordata come la macchina da gioco definitiva per gli FPS o per i platform, ma sarebbe riuscita a conquistarmi per l’incredibile mole di opere giapponesi disponibili nel suo store. Persona 4: Golden fu il primo vero colpo al mio fragile cuore. Un JRPG magistrale, curato in ogni dettaglio e capace di mettere in mostra un’attenzione maniacale sul profilo narrativo, con un risultato qualitativo finale che molte delle nostre opere più blasonate dei tempi avrebbero potuto vedere giusto con il binocolo. Da lì in poi, fu un’escalation continua di nuove scoperte che ben presto mi avrebbero portato anche su piattaforme di gioco ben lontane dal dominio di Sony. Da Persona 4 passai a Freedom Wars, Soul’s Sacrifice, Disgaea, Dragon’s Crown e molti altri titoli ancora che sarebbero andati a riempire il già risicato spazio della mia PsVita – un grazie a Sony per le sue memory card dai prezzi esorbitanti, comunque –, per poi giungere agli Shin Megami Tensei per 3DS, a Catherine, ai Tales of e agli Yakuza per Playstation 3, a Monster Hunter e Xenoblade Chronicles X per WiiU, e così abbiamo appena scalfito la punta dell’iceberg.

Con il tempo, ebbi poi modo di scoprire anche particolari generi ludici a me totalmente sconosciuti, primo fra tutti, le visual novel, opere che in molti probabilmente faticherebbero anche solo a definire videogiochi; provate a giocare con quella perla di Danganronpa, e poi ne riparliamo. Per dovizia di particolari, è giusto specificare come ben presto mi sia pure avvicinato a quel mondo videoludico orientale più propriamente a sfondo erotico che qui da noi ha ben poco seguito. Si passa da Akiba’s Trip, action in terza persona dove il tuo compito è dar giù di mazzate contro vampiri dalle sembianze umane al fine di distruggerne i vestiti e lasciarli in biancheria intima per far sì che la luce del Sole li disintegri, a Nekopara, visual novel in cui impersonerete un aspirante pasticciere in un mondo dove però esistono anche donne gatto – che praticamente altro non sono che normalissime ragazze con coda ed orecchie da felino –, fino a giungere al più conosciuto Senran Kagura, action in cui le protagoniste dovranno scontrarsi contro un’enormità di avversarsi dello stesso sesso sfruttando abilità e mosse uniche, quindi preparatevi a godere alla vista di adorabili ragazze che dalla gonna tirano fuori mitragliartici pesanti e raggi della morte, uno spettacolo capace di appagare il gusto e la vista. Uno degli aspetti più interessanti del mercato videoludico giapponese riguarda però le sue nette differenze con i titoli occidentali.

Project Zero: Maiden of Black Water - Il Giappone è sempre stato molto prolifico in termini di survival horror

Uno degli esempi più rappresentativi di tale discorso è facilmente identificabile nel contesto dei survival horror di stampo nipponico. Che si parli di zombie, di demoni, mostri o qualsiasi altra creatura degli orrori, i team di sviluppo occidentali puntano sulla paura diretta, sul prenderci alla sprovvista grazie ad improvvisi colpi al cuore susseguiti da violente scene capaci di ribaltarci lo stomaco; al contrario, in oriente si punta ad un terrore più indiretto, basato in particolar modo sul lasciarti sulle spine, dando forma ad un continuo e lento crescendo di apparizioni e suoni sinistri meno improntati al facile jumpscare quanto piuttosto indirizzati alla creazione di un senso d’ansia sempre più opprimente ed incalzante, con forte accento nei confronti del carattere psicologico dei protagonisti, spesso e volentieri caratterizzati da un passato oscuro e ricco di rimpianti. Sono proprio queste diversità che ci hanno portato a coniare il termine “giapponesate”, quel modo di dire che oramai viene tanto spesso accostato ad ogni prodotto sopra le righe annunciato in Giappone. Ovviamente, ci sono stati casi particolari in cui le parti si sono invertite, basti pensare al già citato Resident Evil, ma parliamo di casi isolati, eccezioni che vanno a confermare la regola oramai ben impressasi con forza nella nostra industria.

La miniera d’oro del videogaming

Nel corso degli ultimi anni, è indubbio che il mercato videoludico giapponese abbia dovuto fare i conti con una grave crisi che ha danneggiato non poco l’intero settore. L’incapacità di evoluzione di brand ormai stantii da fin troppi anni unita ad una generale perdita d’interesse del pubblico nel mercato console a favore dei dispositivi mobile si è fatto sentire pesantemente nel Sol Levante, tra software house fallite e innumerevoli progetti cancellati che portarono molti a decretare la sicura caduta dell’intero mercato orientale; un terribile crollo che non si è mai verificato. Nonostante la crisi che ha momentaneamente colpito l’industria, infatti, quest’ultima è comunque riuscita a rialzarsi con le sue gambe presentando al pubblico, soprattutto nel corso di questo 2017, titoli dall’indubbia qualità. Da Yakuza 0 a Tales of Berseria, da Gravity Rush 2 fino a Persona 5, per poi passare a Zelda: Breath of the Wild, Nier: Automata, Splatoon 2, Nioh e molto altro ancora, un insperata sequela di successi che non solo hanno portato una ventata d’aria fresca in un settore che sembrava essersi arenato, ma che si sono rivelati anche capaci di ridare vitalità ad un pubblico che ormai da tempo sembrava aver perso il suo interesse nei confronti dell’industria.

Zelda: Breath of the Wild - Nintendo ha saputo conquistare nuovamente il suo pubblico

Eppure, nonostante ciò, sono ancora molti quelli che non hanno neanche idea dell’esistenza di determinate opere uscite nel corso di questi mesi, a volte per semplice disinformazione, in altri casi per mancanza d’interesse, spesso dovuto alla certezza che determinati giochi non possano avere le capacità per soddisfare le proprie necessità videoludiche, ed è proprio qui che giungiamo al punto focale di questo mio piccolo articolo personale. Prima di essere un redattore di Kingdomgame, io sono innanzitutto un videogiocatore come chiunque altro, desideroso di giocare nuovi titoli, spaventato dall’idea di poter investire i miei risparmi in opere incapaci di conquistarmi ed afflitto da quel senso di nostalgia per un tempo ormai passato in cui DLC, microtransazioni ed altre amenità varie non erano state ancora concepite. Ho vissuto momenti di piena in cui tutto quel che giocavo sembrava oro colato ed altri in cui mi sono completamente distaccato dal medium per mancanza di nuove valide offerte capaci d’invogliarmi a riprendere il pad in mano.

Proprio in riferimento a questi momenti bui, l’industria giapponese ha saputo darmi uno spiraglio di luce, permettendomi di vivere quelli che probabilmente sono stati gli anni per me più prolifici di sempre in ambito gaming, una situazione in forte contrapposizione con ciò che molti vedono in quest’ultima generazione videoludica, una generazione di remastered, remake e ricicli infiniti; l’enfasi sull’open-world fin troppo forzato, il multiplayer dilagante, IP che si scambiano vicendevolmente meccaniche ludiche manco fossero carte Pokémon. Sempre più spesso mi capita di leggere su forum e siti specializzati lunghe discussioni dove centinaia di persone mettono in mostra tutto il loro disagio, desiderosi di vedere il loro medium preferito esplodere in tutto il suo immane potenziale solo per poi dover fronteggiare l’ennesima IP targata Ubisoft che sembra un minestrone tra Far Cry, Watch Dogs ed Assassin’s Creed, costretti ad osservare brand carismatici e profondi come Mirror’s Edge che vengono mandati al macello e contaminati con caratteristiche di gameplay totalmente inutili e capaci solo di rovinare qualsiasi buona idea fosse stata precedentemente intrapresa.

Skull & Bones - La nuova IP di Ubisoft che sa di vecchio

Giornalmente, ho modo di parlare con centinaia di persone – grazie alla piccola community da 6000 anime che mi sono ritagliato su Youtube – e noto con sempre maggior facilità un senso di delusione che imperversa sovrano in ogni post e commento che mi capita sottomano. Delusione perché non c’è innovazione, delusione per colpa di questa imbarazzante fissazione con i 4K e la grafica super pompata, oramai per molti unico metro di paragone per giudicare la qualità di un opera, delusione per un hobby nei confronti del quale si continua a dedicare tempo e denaro ma che sembra essere caduto in una spirale di mediocrità. Il consiglio spassionato che voglio darvi, quindi, è quello di concedere una chance a questo enorme mondo nipponico, informatevi a riguardo e provate con mano ciò che effettivamente è in grado di proporre, perché il rischio che vi ritroviate a vivere una vera e propria età dell’oro videoludica è tutt’altro che esigua.

Comprendo i timori, capisco la diffidenza che si prova quando ci si deve avvicinare a qualcosa di mai visto prima, io stesso ho provato quella sensazione di smarrimento, il sentore che facendo la mossa sbagliata avrei finito con lo sprecare risorse che avrei potuto invece investire in ben altro, ma alla fine mi sono voluto comunque buttare nella mischia, ho voluto rischiare e sono stato ricompensato con opere magnifiche e capaci d’intrattenermi per ore ed ore di puro intrattenimento; è stata ed è tutt’ora un’esperienza fantastica, una sensazione di freschezza che non provavo da fin troppo tempo che spero di cuore possa essere vissuta da sempre più persone. Non sia mai che proprio il mercato giapponese riesca ad esaudire quel desiderio di novità e appagamento che ormai da anni ricerchiamo con tanto ardore; la decisione finale se valga la pena di compiere o meno questo grande passo, comunque, spetta solo a voi.

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