Assassin’s Creed IV: Black Flag, recensione

Un pirata in tutto e per tutto!

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PS3 XBOX 360
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Una delle principali argomentazioni che fa da sfondo al franchise Assassin’s Creed di Ubisoft riguarda sempre il setting del prossimo capitolo. Perno proprio di questa serie, è infatti la possibilità di visitare luoghi in date epoche, ognuna scelta con astuzia in base al periodo più interessante e con maggiore giogo in fatto di trama e trattazioni. La storia, chi più chi meno, affascina tutti noi. Ci permette di fare un viaggio unico, non solo nel “luogo” ma anche nel “tempo”. Poter interagire con esso da un ulteriore marcia in più, ed è questo che Assassin’s Creed fa. E se allora nel 2007 ci è stato permesso di fare un tour con Altair nelle lande della Terra Santa, tra Damasco, Gerusalemme e così via, abbiamo anche avuto occasione di tuffarci indietro nel tempo e osservare la nostra Italia con Ezio Auditore, nel periodo rinascimentale in una fiorente Firenze, una pittoresca Venezia, ma ancora con Monteriggioni, Forlì e una gita al Vaticano a Roma. Più recente, il terzo capitolo della serie ci ha catapultati nei panni di Connor Kenway nel Nord America del diciottesimo secolo. Questo episodio vide però l’introduzione di una particolarità: le sessioni di gioco via mare. Quest’ultima feature fu così apprezzata e ben integrata che divenne la base stessa del futuro capitolo della serie:  Assassin’s Creed IV: Black Flag. Dopo incessanti rumor, dapprima sulla possibilità della Seconda Guerra Mondiale, poi sempre più virati alla tematica “piratesca”, a febbraio arrivò l’annuncio ufficiale di Ubisoft, confermandone quest’ultima ipotesi. E da allora rimbomba incessante la domanda, di come il team di sviluppo abbia integrato lo scontro tra Templari e Assassini con i Pirati,  protagonisti di questo nuovo viaggio nel tempo. E noi abbiamo finalmente esplorato in lungo e in largo la mappa di gioco, estrapolato i vari segreti, arrivati fino in fondo nelle vicende… e abbiamo compreso. Black Flag è l’Assassin’s Creed che non è. Vi spieghiamo il perché.

L’Età d’Oro dei Pirati

Come già anticipato in apertura, il tema piratesco fa da sfondo ai fatti di questo quarto capitolo. Il setting è fissato dunque all’Età d’Oro dei Pirati, tra il 1715 e il 1722, cronologicamente antecedente all’epoca scelta per AC III. Anche questa volta saranno varie le città esplorabili, in un contesto prettamente caraibico. Faremo visita a Nassau, nelle Bahamas, e ancora a Kingston in Giamaica, per passare poi da L’Avana a Cuba. L’arco narrativo prevede 13 sequenze di ricordi, che ci narreranno la storia del pirata Edward Kenway, stessa stirpe del protagonista del precedente episodio: in particolare padre di Haytham Kenway e nonno di Connor. Ed è qui che iniziano a sorgere i primi dubbi. Edward è un pirata o un assassino? La risposta non è stata mai più chiara: si tratta di un pirata. Non un pirata assassino. Di un pirata e basta. Le vicende vedono la presenza di Templari e Assassini in lotta tra loro, alla ricerca de “L’Osservatorio”, un luogo nel quale giace un manufatto in grado di osservare una persona in qualsiasi momento e in qualsiasi luogo servendosi unicamente di una goccia del suo sangue. Si tratta però di un intromissione, una sorta di “plus” nel gioco: anche noi cercheremo ovviamente “L’Osservatorio”, e di conseguenza verremo catapultati in questa guerra tra le due fazioni, ma mai come reali membri di una o dell’altra, più come terzi (incomodi) in un mondo che avrebbe benissimo potuto fare a meno di questo nome, quello di Assassin’s Creed, e chiamarsi in ben altro modo. E’ proprio il protagonista del gioco ad avere una personalità e una progressione ben diversa dalla normale prassi della serie, e quasi in urto con essa. Non si tratta di una pecca, sia chiaro, ma di una stonatura rispetto al “credo” finora insegnatoci. Tutto ciò si rende ancor più marcato considerando che la trama tarderà parecchio a decollare, solo verso la fine i toni si faranno più accesi, serrati e di spessore. Nella gran parte del gioco le vicende saranno fiacche, quasi inconcludenti e poco inerenti al contesto, non quello piratesco, ma quello degli Assassini, quasi assenti e limitatamente incisivi ai fini delle vcende, se non in ultima “run”. E se finora abbiamo parlato di questo tuffo nel passato, cosa ne è delle sessioni giocate nel presente? Ebbene si, perché Black Flag ci permetterà anche di vestire i panni di un dipendente dell’Abstergo Industries, alle prese con un nuovo progetto della società per portare l’esperienza dell’Animus al pubblico, permettendo di rivivere versioni modificate di particolari eventi della storia, quelli più interessanti. Stop. Oltre a ciò, non si collegherà in alcun modo ai fatti di Edward, se non per qualche menzione all’Osservatorio e ad alcuni eventi  di Assassin’s Creed III. A tratti davvero interessante, anche in virtù di una libertà d’esplorazione da parte del gamer che così facendo scoprirà sempre più segreti sulla guerra infinita tra i due schieramenti e su alcune vicende poco approfondite in passato, anche su Desmond. Ma è proprio questo che renderà ancor più fuori luogo il tutto. Sarà come vivere due titoli diversi, non collegati, e quasi forzati in un unico gioco. Si tratta dell’osare da parte di Ubisoft di un nome ormai noto, garante di facili vendite e di un successo economico sempre encomiabile e quasi mai intaccabile? Forse. O forse si tratta di una mal riuscita, e assai sprecata, occasione di gettare nuove basi, che se pur presenti, attualmente frivole e poco interessanti. Non è la trama stessa ad essere cattiva, anzi se non fosse per la lentezza nel decollo ne starei lodando le fila, ma di una fusione di contesti poco riuscita e mal amalgamata. Le sotto trame tra i vari personaggi invece sono intriganti, e lo stesso Edward presenta una personalità di spicco, da anti-eroe in crescita e in miglioramento. Al suo fianco un cast non stellare, ma con colpi brillanti (si veda Barbanera ndR), che resterà assai fedele al mondo piratesco, con tanto rum, oro e perché no, infamia!

 

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Domenico De Martino

Domenico De Martino

Nel mondo dell’editoria digitale praticamente da sempre, cresce a pane e news per poi espandere i propri confini con recensioni, anteprime, speciali e rubriche. Gioca fin dalla tenera età ma solo con il tempo etichetta il mondo del gaming e della tecnologia ad arte, nel senso più stretto del termine. Non disdegna le console Microsoft e Nintendo ma la Sony avrà sempre un posto speciale per lui. Con gli anni si da anche al PC Gaming che ad oggi reputa il essenziale. Amante degli Adventure e degli Sparatutto, ha un occhio di riguardo anche per RPG in stile giapponese, gli Action e ultimi, ma non ultimi, gli Indie Games. La sua parola preferita è “Epico”.

Commento finale:

Assassin’s Creed IV: Black Flag è dunque l’Assassin’s Creed che non è. E’ un gioco di pirati. E’ anche la storia di un corsaro, Edward Kenway che degli assassini ha solo i posteri. E’ il voler immischiare i Templari ed i loro avversari in un contesto che non è propriamente adatto, o viceversa. Si parla di due storie che vogliono intrecciarsi ma che a stento riescono a sfiorarsi. Si tratta comunque di un titolo vastissimo, che regalerà tante ore di gioco e di divertimento. Di un susseguirsi di nuove location, di isole sperdute e spiagge paradisiache. Di missioni da eseguire e di cimeli da trovare. E’ un titolo che mantiene intatta la struttura della serie, senza però riproporci l’essenza stessa del Credo degli Assassini. Noi il nostro tuffo nell’Età d’Oro dei Pirati lo abbiamo fatto, ora tocca a voi. Al prossimo viaggio: Arrrrrrgh

Pro:
  • Mondo di gioco vasto
  • Tante cose da fare
  • Tutto ciò che riguarda “il mare”
Contro:
  • Edward Kenway c’entra poco con gli Assassini
  • La trama tarda a decollare
  • Le fasi nel presente
Voto Globale:
8/10