Bioshock Infinite: Burial at Sea parte 1, recensione

Una piccola visita a Rapture!

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PS3 XBOX 360 PC

Bioshock Infinite è stato uno sicuramente uno dei titoli di maggiore impatto di quest’anno videoludico, ma sarebbe realistico e per niente presuntuoso dichiararlo come uno dei giochi più riusciti di questa intera generazione di console. Irrational Games, il 26 marzo 2013, ha immesso sul mercato un prodotto completo, sopraffino, votato ad un design unico ed impeccabile, ad una trama ben congegnata, interessante, mai banale. Un gioco che vuole metaforizzare concetti di ben altro tipo, più importanti, senza mai calcare l’impronta e lasciando sempre al videogiocatore la possibilità di interpretare e dunque arricchirsi, secondo un ragionamento personale, mai forzato. Così anche l’ending stesso: un miscuglio di sensazioni, nulla di realmente concreto, semplici sensazioni. Una sorta di viaggio etereo che ha voluto donare  a chi impugna il pad piccoli indizi, velati o meno, dettagli talune volte evanescenti, altre volte più facili da cogliere. Eppure tutto sembra combaciare, ogni tassello. Il tutto, a finalizzare un pacchetto in singolo raro a trovarsi, una campagna che molti pagherebbero oro per vederla trasportata anche in altre produzioni, sempre più scialbe e votate al multiplayer.

Tre mesi fa dunque, Irrational Games svelò i propri piani circa un nuovo contenuto scaricabile per la modalità “single player” di Bioshock Infinite. Nome: Burial at Sea. Concretamente, si tratta di un DLC atto ad espandere l’esperienza in singolo del gioco, e che vedrà l’uscita di due distinti episodi che formeranno una nuova timeline. Inutile dire che l’eccitazione nel web era realmente palpabile: dopotutto era stato dato ai gamer la possibilità di giocare ancora una volta nei panni di DeWitt e Elizabeth. Solo il 12 novembre 2013 però, questo “funerale in mare” emerge, pronto per essere scaricato e, ovviamente, giocato. Vediamo dunque se i talentuosi ragazzi capitanati da Ken Levine abbiano centrato l’obiettivo, proponendo una nuova ed entusiasmante, seppur più piccola, avventura nell’utopistico universo di Bioshock.

Welcome Back Rapture

Una delle notizie più singolari circa questo contenuto scaricabile, è il setting che fa da sfondo alle sue vicende. Non saremo più ospiti delle “angeliche” strade e dei “paradisiaci” scorci di Columbia, bensì torneremo nelle profondità di Rapture, location chiave dei primi due episodio della famosa serie. Nei panni di un DeWitt che svolge la professione di investigatore privato, accompagnati da una Elizabeth in forma smagliante, in tutti i sensi, dovremo metterci sulle tracce di una certa Sally, incaricati proprio dalla protagonista succitata. Si tratta dunque di una scelta voluta dal designer, quasi a farci rivivere le emozioni e e le sensazioni della campagna principale. La scena iniziale infatti è sicuramente familiare, già vista anche nell’esperienza in singolo del pacchetto completo. Non è un male, anzi. Una delle prime cose che salterà all’occhio del giocatore è il tratto noir che assume il tutto, a partire dallo stile con la quale Elizabeth ci viene proposta. Proprio riguardo quest’ultima, dobbiamo sottolineare ancora una volta come sia ben caratterizzata. Non solo nel design, affasciante, provocatorio, bensì anche nei modi e nelle battute. Anche le animazioni hanno subito un rinnovamento, ma talvolta si potranno notare dei bug e delle imprecisioni nei movimenti di Elizabeth. Ad essere onesti comunque, il filone narrativo propostoci in questo primo episodio di Burial at Sea, non è del tutto efficace. Non si voglia dire questo per il tema trattato, la ricerca di Sally, ma proprio per come esso viene strutturato. Il mistero che si cela dietro alle reali intenzioni di l’uno o l’altro protagonista, viene  rimandato all’infinito, con dialoghi ingame che non sempre brilleranno di fantasia, e spesso risulteranno anche essere ripetitivi. Le missioni fine a se stesse non sono convincenti, e peccano di un senso di visto e rivisto, forzano il giocatore all’andare da un punto ad un altro, per svolgere esattamente la stessa cosa svolta già prima, e prima ancora. La fine assume comunque una piccola accelerata che tenta, invano, di ristabilire le sorti di una trama iniziata bene, proseguita male e conclusa in una via di mezzo tra le due categorie di peso citate poc’anzi. La longevità stessa inoltre non favorisce l’inspirarsi dei toni e dell’epicità delle vicende. La run che abbiamo portato a termine è durata esattamente un’ora e quaranta minuti a difficoltà normale e poco più di due ore a difficolta massima, ed il tempo di gioco è da considerarsi comprensivo dell’esplorazione di luoghi secondari

Il succo è lo stesso

Al livello di gameplay, nulla cambia. Potremo utilizzare come sempre i plasmidi, selezionandoli con l’apposita pressione del dorsale sinistro, e allo stesso tempo impugnare ed usare armi da fuoco, due trasportabili e anch’esse selezionabili dal dorsale, questa volta destro però. Torna in questo contenuto la selezione delle armi tramite la famosa “ruota”, a nostro dire un bene necessario. Il livello di sfida propostoci da Burial at Sea si assesta nella norma, se giocato a difficoltà media. Settando invece il paramento al livello più alto, le cose si faranno sicuramente più interessanti e dalla non troppo facile risoluzione. Mediamente comunque si tratta di una sfida più complessa rispetto a quanto visto nella proposta principale, mossa azzeccata a nostro parere per alzare di qualche stecchetta la longevità di questa nuova esperienza in singolo. Come in Columbia, anche Rapture avrà lo Sky-Hook, ma onestamente il loro utilizzo è marginale, se non quando necessario ai fini dell’avanzamento. A rendere comunque l’esperienza di gioco più piacevole, è la presenza di stanze segrete, sbloccabili solo tramite l’utilizzo di grimaldelli che dovrete trovare visitando ogni anfratto della mappa di gioco. Tornano anche gli audio-diari che nel complesso cercheranno di arricchire con dettagli e informazioni, alcuni riusciti altri meno, la visita a Rapture.

Come già anticipato in fase di sviluppo da Ken Levine, il gioco ci propone un nuovo Plasmide: il Freddo Inverno. Il nome è già un buon indicatore circa le sue caratteristiche, infatti con questo potere avremo modo di congelare i nostri avversari, o ancora ghiacciare una sezione di acqua in modo da usarla come ponte o attraversarla per raggiungere oggetti ed altro. Per quanto concerne il combattimento, un colpo ben assestato ai nostri nemici ghiacciati, li farà andare in mille pezzi. Anche il roster delle armi vede la sua new entry: il Teleforno. A nostro dire, una delle introduzioni più riuscite in questo DLC. Quest’arma dalla buffa forma emanerà delle microonde che, nella giusta dose, faranno esplodere il nemico sotto tiro.

Ma quanto è bella Rapture

Columbia aveva il suo fascino, la sua verve e la sua paletta di colori che hanno sorpreso più o meno tutti. Rapture però non è da meno, e anzi ha dalla sua l’effetto nostalgia. Questa volta però possiamo osservala prima del disastro imbattutosi su di essa nei primi due episodi della serie, e questo la rende ancor più affascinante. Irrational Games ha cercato di proporci tante zone diverse in uno spazio più o meno limitato, riuscendo nell’intento. Esplorare le “profondità” di questa utopistica città è una goduria, complice anche una realizzazione tecnica di prim’ordine. A proposito di questo, ci sembra doveroso però segnalarvi che abbiamo testato il prodotto su PC e con i settaggi di gioco al massimo. E’ anche vero che non mancano alcuni difetti di sorta, soprattutto nelle animazioni, con bug relativi ai movimenti di Elizabeth, come già detto, ma anche con movenze, talvolta, assai scialbe dei nemici. Il consiglio comunque, resta di non affrettare le cose, alcuni scorci sono davvero unici, potrete trovarli magari dietro una porta che mai avreste creduto potesse nascondere una visione d’impatto. E’ dunque lodevole  la bravura di Irrational Games nel proporre un design ricercato, unico, mai stantio e spesso memorabile. Rapture è in forma smagliante, e starà a voi dedicargli il tempo necessario per rimirarla a dovere.

Domenico De Martino

Domenico De Martino

Nel mondo dell’editoria digitale praticamente da sempre, cresce a pane e news per poi espandere i propri confini con recensioni, anteprime, speciali e rubriche. Gioca fin dalla tenera età ma solo con il tempo etichetta il mondo del gaming e della tecnologia ad arte, nel senso più stretto del termine. Non disdegna le console Microsoft e Nintendo ma la Sony avrà sempre un posto speciale per lui. Con gli anni si da anche al PC Gaming che ad oggi reputa il essenziale. Amante degli Adventure e degli Sparatutto, ha un occhio di riguardo anche per RPG in stile giapponese, gli Action e ultimi, ma non ultimi, gli Indie Games. La sua parola preferita è “Epico”.

Commento finale:

Burial at Sea – Parte Prima è una piccola avventura che ci permetterà di rivivere le emozioni uniche della serie Bioshock, ma che lascerà purtroppo l’amaro in bocca. La longevità non è di certo amica, e il contenuto soffre di una certa ripetitività, sintomo che la serie deve cercare di rinnovarsi nelle situazioni poste dinanzi al giocatore. Anche la trama non brilla di originalità, anzi, se in un primo momento vuole riportare alla mente del giocatore determinate sensazioni, riuscendoci, si perde poi per strada con obiettivi fiacchi e uno svolgersi degli eventi poco incisivo, in crescendo sul finale, ma forse troppo affrettato e inconcludente. Ovviamente bisogna anche vedere dove si andrà a parare con il secondo episodio, ma allo stato attuale delle cose prendete questo DLC come una gita a Rapture, e un piccolo saluto a DeWitt e alla smagliante Elizabeth. Per il resto, non aspettatevi nulla di nuovo e di straordinario.

Pro:
  • Rapture è magnifica;
  • Gameplay solido;
  • Tecnicamente apprezzabile;
Contro:
  • Poco longevo e assai ripetitivo;
  • Narrazione poco incisiva, quasi da contorno;
  • Piccoli bug nelle animazioni dei character;
Voto Globale:
7/10