Unravel - Recensione, viaggiando nei ricordi

La grande scommessa di Cooldwood interactive è finalmente arrivata nei negozi; siamo davanti ad un nuovo punto di riferimento del genere o ad un eclatante buco nell’acqua?

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Una piacevole sorpresa Una piacevole sorpresa

In molti tra voi ricorderanno sicuramente i numerosi annunci che vennero fatti nel corso dell’E3 2015 targato Electronic Arts, tra seguiti di famosi brand e IP nuove di zecca. Solo uno sviluppatore in particolare, però, riuscì davvero a conquistarsi il nostro interesse, una faccia nuova nel settore che tra una frase a bassa voce ed una mano tremolante mostrò al mondo intero la prima vera fatica di Cooldwood Interactive, ovvero quell'Unravel che nel corso dei mesi a seguire continuò a guadagnarsi le attenzione di un pubblico di videogiocatori sempre più nutrito grazie a trailer e video gameplay che sembravano mettere in mostra un platform di grande valore e realizzato con quel desiderio di stupire il videogiocatore che oramai, purtroppo, sembrerebbe latitare in un sempre crescente numero di software house. Dopo una lunga attesa durata numerosi mesi, sono finalmente riuscito a mettere alla prova l’opera di Cooldwood, speranzoso di ritrovarmi tra le mani quel gran titolo di cui molti già decantavano le lodi. Siamo quindi di fronte ad una piccola perla o al primo passo falso di una software house che deve ancora piantare saldamente le sue radici per trovare la strada giusta?

L’epopea di un fil di lana

Ci troviamo all’interno di un’incantevole casa di campagna in una qualche zona non meglio identificata della Svezia, circondata da fiori di ogni tipo ed in cui è possibile udire solo il cinguettio dei canarini che cantano con grande ardore fuori dalla finestra. Un’anziana signora baciata dai raggi del Sole siede su di una sedia godendosi il paradisiaco panorama, persa nei ricordi di una vita ricca d’emozioni e momenti indimenticabili, tra una foto dei nipotini ormai adulti ed un regalo del marito a lungo amato, ed e proprio all'interno di quest’abitazione così confortevole che il nostro simpatico protagonista farà il suo rocambolesco ingresso. Tra i numerosi gomitoli di lana adagiati in un piccolo cesto, uno in particolare cade infatti sul pavimento, rivelando al suo interno la presenza di un buffo pupazzo di pezza chiamato Yarny ed interamente composto da un singolo filo di lana.

Unravel - Ambientazione

Quella che sta alla base di Unravel è un’idea tanto semplice quanto riuscita che poggia le sue radici sulla presenza di un lungo filo rosso che srotoleremo lentamente dal nostro stesso corpo, e a cui saremo fisicamente collegati nel corso di tutta l’avventura. Il nostro compito all'interno dei livelli che dovremo affrontare, ognuno dei quali rappresentante un’importante ricordo della signora svedese sopracitata, si concretizzerà nel raggiungere la fine dei diversi percorsi raccogliendo, nel mentre, diverse spille lavorate all'uncinetto più o meno nascoste. Se c’è un aspetto dell’intera produzione particolarmente meritevole d’elogi che salta subito all'occhio, quello è senza alcun’ombra di dubbio la varietà di ambientazioni all'interno delle quali dovremo incamminarci. Tra lussureggianti foreste primaverili, maestose vette montuose ricoperte da un candido manto di neve invernale ed enormi discariche straripanti di elettrodomestici non più funzionanti, Unravel non mancherà mai di stupirci con qualche nuovo ed evocativo scorcio in grado di lasciare a bocca aperta anche il videogiocatore più impassibile.

Fin dai primi istanti di gioco, risulta impossibile non notare alcune forti somiglianza con un altro importante esponente del genere, ovvero quel Limbo che, ai tempi, mostrò al mondo le sue indiscusse qualità. I ragazzi di Cooldwood Interactive, però, non si sono voluti limitare alla realizzazione di un semplice omaggio ed anzi, fin dal principio hanno cercato di discostarsi quanto più possibile dalla produzione targata Playdead tramite l’inserimento di un ben più marcato dinamismo che si è conseguentemente tradotto in un variegato susseguirsi di eventi che alternano sapientemente situazioni frenetiche ad altre in cui, al contrario, viene richiesto al giocatore di utilizzare la materia grigia per risolvere gli intricati puzzle di cui il titolo si compone. Non bisogna poi assolutamente dimenticarsi che Yarny è dotato di una peculiare caratteristica che risulta fondamentale nell'economia di gioco, ovvero la capacità di utilizzare proprio il filo di cui è composto per superare i diversi enigmi che andremo ad affrontare di volta in volta.

Unravel - Lana

Questa interessante meccanica di gameplay introduce tutta una lunga serie di possibilità che offrono un ben più marcato spessore all'intera struttura di gioco; dal dondolarsi tra i rami di un albero allo scalare lunghe pareti rocciose, sono davvero numerose le implementazioni che gli sviluppatori hanno potuto inserire ed alcune scelte, a livello di level design, risultano semplicemente eccezionali. Essendo però la lana parte integrante del nostro corpo, dovremo anche fare i conti con la sua quantità piuttosto limitata. Yarny può infatti esaurire il proprio filo, aspetto che costringe spesso il giocatore a ripercorrere interi tratti di livello al fine di scegliere una strada più conveniente e che, conseguentemente, richieda un utilizzo meno marcato della nostra preziosa lana. Per cercare di non rendere il tutto fin troppo punitivo, però, gli sviluppatori hanno sparso per le diverse mappe di gioco diversi metri di filo arrotolato che, oltre ad aumentare la nostra “autonomia”, fungono anche da checkpoint.

È un peccato quindi che Unravel soffra di diverse problematiche più o meno marcate che tendono a sminuirne il valore generale. Innanzitutto è impossibile non denotare la totale mancanza di una qualsivoglia progressione a livello di difficoltà. Fin dal principio dell’avventura, infatti, capiterà d’imbattersi in intrigati puzzle decisamente complessi a cui seguiranno lunghe camminate decisamente meno problematiche e che, in alcuni casi, sembrano essere state implementate con il solo scopo di mettere in mostra un qualche particolare scorcio brillantemente realizzato, difetto tutt'altro che secondario a cui deve poi aggiungersi la generale ripetizione delle stesse meccaniche di gameplay in maniera quasi spasmodica. Risulta evidente, infatti, la tendenza della software house ha mostrare fin dal principio tutti i suoi assi nella manica lasciando sostanzialmente povera di contenuti la seconda metà di gioco, a tratti decisamente fin troppo ripetitiva. Il fatto che l’intero titolo si possa poi concludere in circa sei ore non fa che mettere ancor maggiormente in evidenza una certa mancanza a livello d’idee che rovina, almeno in parte, l’ottimo lavoro svolto in termini di level design.

Un sogno ad occhi aperti

Anche il sistema di controllo non aiuta adeguatamente il giocatore nell'affrontare i passaggi più veloci e che richiedono una certa prontezza di riflessi, afflitto da una non eccelsa reattività e affidabilità dei comandi, problematica che in più di un’occasione porterà a repentini e fastidiosi game-over. Assolutamente meritevole d’elogi risulta invece il comparto grafico, a tratti semplicemente meraviglioso. L’attenzione posta nella realizzazione e modellazione di ogni singolo oggetto risulta infatti a dir poco maniacale, a tratti al limite del fotorealismo. La presenza di strepitosi effetti particellari uniti a giochi di luci ed ombre magnificamente realizzati contribuisce a ricreare paesaggi non solo credibili, ma anche fortemente diversificati e che, da un punto di vista puramente visivo, non rischiano mai di far incappare il videogiocatore in un qualche rischioso senso di déjà-vu.

Unravel - Gameplay

Strepitosa anche la palette cromatica, che mescola sapientemente sezioni di gioco incredibilmente colorate ad altre dove invece è il grigio a farla da padrone. Il fatto che il tutto sia settato a 1080p e 60 frame per secondo granitici non fa altro che confermare una lavorazione a livello tecnico semplicemente impeccabile. Non altrettanto strabiliante risulta invece il comparto audio, con una colonna sonora orchestrale sicuramente a tema ma composta da pochi brani che tendono a ripetersi ciclicamente ed una campionatura dei suoni ambientali ben realizzata ma messa un poco troppo in disparte.

Il trailer di Unravel
Luca Di Carlo

Luca Di Carlo

Sono un grande amante di videogiochi, cartoni animati, fumetti e dolci che preferisce passare la giornata a videogiocare piuttosto che a studiare per i corsi d'esame all'università; essendo anche un grande casanova, ho scoperto il mio primo vero amore dopo aver attaccato la spina della mia Playstation 1 alla corrente.

Commento finale:

Il primo grande lavoro dei ragazzi di Cooldwood Interactive si è rivelato essere un titolo dalle molteplici qualità e che, sicuramente, sarà in grado d’appassionare qualsiasi amante di platform. Unravel, infatti, non è solo un opera graficamente magnifica, ma grazie alle numerose idee messe in campo dagli sviluppatori risulta essere anche estremamente divertente ed appassionante da giocare. Peccato solo che quest’ultime vengano svelate tutte un poco troppo frettolosamente, finendo con il rendere la seconda parte dell’esperienza piuttosto monotona e povera di novità in termini di puro gameplay, una problematica che unita ad una leggera mancanza di reattività dei comandi tende a sminuire la qualità generale di un titolo che, se sviluppato con una maggior cura ai dettagli, si sarebbe potuto rivelare un vero e proprio capolavoro del genere.

Pro:
  • Puzzle ben congegnati…
  • Graficamente magnifico
  • Interessanti idee legate all’utilizzo della lana
Contro:
  • …ma che tendono a ripetersi nel corso della seconda metà di gioco
  • Sistema di controllo a tratti impreciso
  • Completabile in circa sei ore

 

Voto Globale:
7.5/10