Homefront: The Revolution – Recensione, la rivoluzione fallita

Dopo cinque lunghi anni d'attesa, è giunto finalmente il momento di valutare il faticoso lavoro di Dambuster Studios

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Homefront: The Revolution si può tranquillamente ritenere, senza alcun’ombra di dubbio, uno dei progetti videoludici più sfortunati e travagliati degli ultimi anni. Dopo un primo capitolo non entusiasmante in termini di vendite a causa di alcune fastidiose problematiche più o meno estese a livello di gameplay, THQ decise di ritentare la fortuna mettendo in cantiere un nuovo episodio del brand, sicura del fatto che quella di Homefront si sarebbe potuta rivelare una carta estremamente redditizia se gestita con attenzione.

Gli eventi che si susseguirono poco dopo li conosciamo tutti, e dopo la totale bancarotta della società, l’IP venne venduta ai ragazzi di Crytek UK per essere trasformata in un qualcosa di totalmente diverso. Crytek decise infatti di scartare totalmente il concept originale del gioco, inizialmente concepito come uno sparatutto tra i più classici, per trasformarlo invece in un vero e proprio sandbox che avrebbe dato ai videogiocatori la possibilità d’esplorare un’intera città ormai soggiogata da una forza straniera e senza scrupoli.

Homefront: The Revolution - Personaggi

L’idea incuriosì fin da subito molti utenti, ma poco dopo l’annuncio ufficiale del titolo anche Crytek fu colpita da una violenta crisi economica che la porto vicino al fallimento. Alla fine, la software house riuscì a rimanere in piedi, ma numerosi progetti furono cancellati ed altrettanti brand dovettero essere venduti. Anche ad Homefront toccò la stessa sorte e dopo alcuni momenti d’incertezza il tutto passò in mano a Deep Silver, che decise di affidare il progetto ai ragazzi di Dambuster Studios.

Sono trascorsi ormai oltre cinque anni da quando i lavori sul gioco sono ufficialmente iniziati e dopo continui cambi di sviluppatori e director che hanno più volte stravolto l’idea originale del titolo, è finalmente giunto il momento di decretare il verdetto finale. Homefront: The Revolution è riuscito a rialzarsi dalle sue ceneri o sarebbe stato meglio se il tutto fosse rimasto nel dimenticatoio?

Uniti per la libertà

In Homefront: The Revolution impersoneremo i panni di Ethan Brady, membro attivo del disastrato esercito rivoluzionario che non si è voluto piegare alle potenti forze nord coreane che hanno invaso e conquistato la città di Philadelphia. Inizialmente intenti a discutere delle future strategie per cercare di guadagnare terreno sul campo di battaglia, verremo però improvvisamente e violentemente interrotti da un nutrito gruppo di soldati del KPA, truppe scelte senza scrupoli e dal grilletto facile.

Quando tutto sembrerà ormai perduto, però, giungerà in nostro soccorso il carismatico leader ribelle Benjamin Walker, che dopo un duro scontro con il nemico riuscirà infine a salvarci solo per poi essere a sua volta catturato al posto nostro. Ricercati e senza un nascondiglio in cui rifugiarci, ci dirigeremo nel cuore della base rivoluzionaria, da cui avrà inizio la nostra lunga e faticosa crociata per salvare Walker e liberare una volta per tutte la nostra amata città.

Homefront: The Revolution - Nemici

Fin dai primi istanti di gioco, risulta evidente l’attenzione riposta nella rappresentazione di una rivoluzione nobile negli ideali, ma ben diversa nei fatti. Per la maggior parte del tempo, infatti, avremo a che fare con personaggi desiderosi di vendetta e bramosi di uccidere quanti più uomini possibili del KPA, senza però dar peso ai possibili danni collaterali che colpirebbero la popolazione. Dagli ospedali in cui vengono nascoste armi di ogni tipo che, se scoperte, comporterebbero la fucilazione immediata di tutti i feriti presenti nei rispettivi edifici fino ai tentativi di far ribellare i cittadini per usarli come diversivo mentre si aggirano le difese nemiche, ogni nostra azione comporterà delle dirette conseguenze che ben presto ci faranno dubitare addirittura del nostro stesso operato.

In tal senso, risulta particolarmente riuscito il ruolo di un particolare personaggio secondario che incontreremo più volte nel corso dell’avventura e che tenterà invano di metterci in guardia sugli orrori che seguiranno in risposta alle nostre azioni. Il mix finale, a livello narrativo, risulta piuttosto riuscito seppur in alcune occasioni si sarebbe potuto osare di più dando maggior spessore a particolari eventi che nel gioco vengono invece solo accennati, ed a conti fatti Homefront: The Revolution riesce nel compito di farci sentire come parte integrante di una guerra in cui la linea di demarcazione che divide giusto e sbagliato risulta appena percettibile. È quindi un vero peccato dover constatare che la stessa attenzione non sia stata posta nei confronti dell’esercito coreano, poco approfondito e nei confronti del quale si perde ben presto interesse

Se nel primo Homefront era proprio il violento atteggiamento dell’esercito invasore a rappresentare il cuore pulsante dell’intera opera, tra scene magistralmente realizzate e situazioni al limite del disumano capaci di far provare al videogiocatore un odio genuino nei confronti degli avversari, lo stesso purtroppo non si può dire in questo secondo capitolo.

Homefront: The Revolution - Gameplay

In Homefront: The Revolution manca totalmente quella capacità d’instaurare un forte e palpabile senso di disprezzo per i soldati nemici che, incapaci di sorprendere il giocatore di turno con qualche comportamento davvero mostruoso, perdono ben presto tutto il loro appeal trasformandosi inevitabilmente in semplici ed inutili manichini da dover eliminare per avanzare nel gioco.

Dove sono finiti i bambini che piangendo vicino ai genitori appena fucilati non riescono a comprendere cosa stia succedendo? Che fine hanno fatto le fosse comuni dove migliaia di innocenti uccisi brutalmente vengono gettati al netto di spazzatura? Cosa ne è stato di quell’incredibile pathos emotivo che contraddistingueva l’intera esperienza di Homefront e che in questo secondo capitolo risulta invece totalmente assente? Tante lecite domande che, purtroppo, una volta raggiunti i titoli di coda, non troveranno risposta.

Una città soggiogata da salvare

All’interno di Homefront: The Revolution, il nostro compito sarà quello di liberare i diversi quartieri della città tenuti sotto scacco dalle forze nordcoreane compiendo numerose attività ribelli che andranno dal salvataggio di prigionieri tenuti in ostaggio al sabotaggio di impianti energetici fino alla distruzione degli squadroni nemici che pattugliano le strade. Man mano che porteremo a compimento i diversi compiti assegnatici, aumenteremo la percentuale dell’indicatore denominato “Cuori e Menti”, che segnala il grado di partecipazione della popolazione alle attività rivoluzionarie.

Una volta che si raggiungerà il 100% in un dato quartiere, i cittadini saranno pronti ad imbracciare le armi per combattere l’odiato nemico, un particolare che non modifica solo l’aspetto della mappa di gioco, che si riempirà di blindati in fiamme e cadaveri del KPA per le strade, bensì anche la difficoltà delle missioni che andremo ad affrontare.

Homefront: The Revolution -Rivolta

Man mano che conquisteremo terreno, infatti, andremo a diminuire drasticamente il numero di unità nemiche che potremo incontrare casualmente sulla mappa di gioco, rimpiazzate invece da ribelli armati che potremo reclutare per avere supporto nel corso delle nostre missioni. La liberazione totale della città rappresenta un incarico secondario non necessario per il completamento della campagna principale, obiettivo raggiungibile in circa dodici ore che possono arrivare ad una ventina nel caso in cui ci si volesse dedicare anche alle diverse missioni facoltative affrontabili, ma state attenti perché una volta completato l’ultimo capitolo e raggiunti i titoli di coda, non sarà più possibile dedicarsi alle quest secondarie lasciatesi alle spalle. Purtroppo, però, bastano pochi istanti per notare la totale mancanza di varietà nelle attività secondarie, che nove volte su dieci vi chiederanno semplicemente di uccidere un certo numero di bersagli o, ancora, vi metteranno nella situazione di dover proteggere un edificio dall’attacco di un contingente nemico.

Man mano che si familiarizza con le meccaniche di gioco che compongono l’ossatura di Homefront: The Revolution, è possibile notare come i ragazzi di Dambuster Studios abbiano più volte attinto a piene mani da altri titoli per la realizzazione della loro opera. In particolar modo, risulta evidente l’influenza di Dying Light e delle sue meccaniche survival, con una grande attenzione riposta nella necessità di dover perquisire cadaveri, veicoli ed edifici per ottenere preziose risorse con le quali poter costruire molotov, macchine giocattolo esplosive e disturbatori elettronici, il tutto accompagnato da qualche meccanica di parkour appena accennata e, a tratti, piuttosto imprecisa.

Essendo la mappa di gioco piuttosto vasta e per non annoiare esageratamente i giocatori nei lunghi viaggi che potrebbero intercorrere tra un obiettivo e l’altro, gli sviluppatori hanno ben pensato d’introdurre delle moto sparse un po’ ovunque da poter utilizzare per raggiungere più velocemente la propria destinazione, un’idea tanto interessante sulla carta quanto disastrosa nei fatti.

Homefront: The Revolution - Gadget

Non solo, infatti, le strade distrutte ed invase dalle macerie unite ad un sistema di guida, anch'esso, impreciso, rendono difficile l’utilizzo del mezzo, con il quale finiremo per scontrarci con qualsiasi oggetto ci si parerà davanti, ma così facendo diventeremo anche facili bersagli del nemico che non si farà scrupoli a scaricarci contro interi caricatori che ci porteranno velocemente e repentinamente al creatore.

In molti tra voi potrebbero poi giustamente pensare che l’utilizzo della moto potrebbe rivelarsi utile per investire i soldati nemici, magari al fine di sfoltire rapidamente le fila avversarie per poi finire i sopravvissuti con una scarica di proiettili, ma il gioco non sembra contemplare questa possibilità e nel malaugurato caso in cui doveste scontarvi con un qualsivoglia soldato, alleato o meno, preparatevi ad osservare tutta la maestosità delle reazioni fisiche totalmente incapaci di gestire la situazione e sempre pronte ad offrire inquietanti siparietti al limite dell’imbarazzante. Anche a livello di armi utilizzabili, Homefront: The Revolution mette in mostra delle idee decisamente interessanti che però non vengono mai sfruttate pienamente.

Di base, le bocche da fuoco presenti nel gioco sono poco varie, tra pistole, fucili d’assalto e lanciamissili, ma la problematica viene intelligentemente aggirata grazie alla possibilità di poter modificare in qualsiasi momento le nostre armi in ogni loro aspetto tramite un pratico ed intuitivo menu in tempo reale che, ad esempio, ci permetterà di trasformare una mitragliatrice devastante dalla corta distanza in un pratico fucile da cecchino con il quale bersagliare da lontano i nemici. 

L’idea che sta alla base del tutto risulta fin dai primi istanti incredibilmente intrigante ed il risultato finale si sarebbe potuto amalgamare in maniera strepitosa alle diverse meccaniche di gioco, capaci di mettere in mostra un titolo decisamente difficile e dove bastano pochi colpi per dover ricaricare l’ultimo checkpoint, ma nella pratica il tutto non viene mai sfruttato intelligentemente e non si sente mai la necessità di dover andare a modificare il proprio arsenale per meglio adattarsi alla situazione di gioco in cui ci si ritrova a combattere, al punto tale che nel corso delle dodici ore servitemi per completare il titolo ho utilizzato questa peculiare opzione in sole due occasione, un boccone davvero amaro da mandar giù. Chiude il tutto un intelligenza artificiale sufficiente, ma che non riesce mai a sorprendere, con soldati facili da aggirare e che in più di un occasione si lanciano in inutili cariche suicide diventando facili bersagli per le nostre sputafuoco.

Quando l’ottimizzazione non è di casa…

Graficamente parlando, l’utilizzo del CryEngine ha permesso agli sviluppatori di realizzare un'opera tecnicamente ben curata e piacevole da guardare, ma alcuni enormi buchi di programmazione hanno infine inesorabilmente distrutto tutto il buon lavoro svolto dai ragazzi di Dambuster Studios. Texture di oggetti ed edifici di buona fattura, modelli poligonali di personaggi e veicoli ricchi di dettagli, numerosi effetti particellari splendidamente realizzati e giochi di luci ed ombre che offrono scorci decisamente suggestivi devono fare i conti con animazioni spesso fin troppo approssimate ed una generale mancanza di carattere nella città di Philadelphia, la quale purtroppo non riesce a diversificare sufficientemente i propri quartieri, tutti fin troppo simili tra loro. Ciò che però ha davvero rappresentato il gradino più basso dell’intera produzione riguarda senza alcun’ombra di dubbio il terribile lavoro di ottimizzazione generale che contraddistingue il titolo.

Homefront: The Revolution - Ambientazione

Su di un PC che monta una GTX 970, 16 GB di Ram e un i7 4970K, il frame-rate oscilla perennemente fra i 30 ed i 60 FPS mantenendo tutte le impostazioni grafiche su alto, ma abbassando anche notevolmente la qualità grafica non ho notato grossi miglioramenti a livello di fluidità, una vistosa e fastidiosa problematica che, seppur senza rendere ingiocabile il prodotto, ne diminuisce di molto la qualità generale.

Aggiungiamo al tutto anche numerosi bug che neanche la patch rilasciata dalla software house è riuscita a sistemare e capirete perché, almeno per il momento, il comparto tecnico di Homefront: The Revolution risulti non solo disastroso sotto qualsiasi punto di vista, bensì anche una mancanza di rispetto nei confronti di chi a voluto dar fiducia al progetto. Chiude il tutto un comparto sonoro di buona qualità che sfoggia un doppiaggio italiano di ottimo livello tra voci coinvolgenti ed accattivanti che però perdono di spessore in alcune specifiche situazioni.

Il trailer di Homefront: The Revolution
Luca Di Carlo

Luca Di Carlo

Sono un grande amante di videogiochi, cartoni animati, fumetti e dolci che preferisce passare la giornata a videogiocare piuttosto che a studiare per i corsi d'esame all'università; essendo anche un grande casanova, ho scoperto il mio primo vero amore dopo aver attaccato la spina della mia Playstation 1 alla corrente.

Commento finale:

Il travagliato sviluppo di Homefront: The Revolution ha inevitabilmente attirato sull’intero progetto molti dubbi ed incertezze che, purtroppo, si sono infine concretizzate. L’ultima opera di Dambuster Studios tenta continuamente di stupire l’utenza con nuove idee a livello di gameplay concettualmente interessanti che però risultano essere malamente implementate nell’ecosistema di gioco. Mentre la componente narrativa, partendo da premesse decisamente intriganti che avrebbero potuto offrire numerose situazioni di gioco registicamente azzeccate, perde ben presto d’interesse per la mancanza di un nemico capace d’imprimersi con forza nelle menti dei giocatori, rovinando totalmente l’aria di feroce dittatura che l’opera tenta di mettere faticosamente in piedi. Chiude il tutto un comparto grafico attualmente disastroso che, al netto di una resa generale di buona qualità, mette in mostra gravi problemi di stabilità e numerosi bug capaci di rovinare buona parte dell’esperienza, relegando il titolo alla sufficienza e rendendolo solo l’ennesimo tentativo fallito di cambiare le carte in tavola nell’immenso panorama degli sparatutto in prima persona.

Pro:
  • Forze ribelli ben caratterizzate…
  • Tante idee potenzialmente interessanti…
  • Incipit narrativo coinvolgente
Contro:
  • …ma l’esercito invasore manca totalmente di spessore
  • …ma malamente implementate nella struttura di gioco
  • Missioni secondarie ripetitive
  • Ottimizzazione disastrosa
Voto Globale:
6/10