Bloodborne - Recensione, il miglior incubo su PS4

Dopo decine e decine di morti, siamo pronti a dare il nostro giudizio sulla straordinaria avventura di From Software.

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Quando, nel 2010, uscì Demon’s Souls su Playstation 3, tutti erano allo stesso tempo affascinati e terrorizzati. Affascinati perché il titolo From Software portava per la prima volta qualcosa di nuovo, non solo sulla console Sony, ma sulla generazione di allora. Nuovo per un pubblico a quel tempo abituato a chimere e a guerre moderne. Questo “nuovo” era anche ciò che terrorizzava. In un periodo dove ci si godeva le nuove meccaniche introdotte dalla generazione, come la rigenerazione dell’energia e checkpoint frequenti, tutto venne spazzato via dall’idea di avventura di Miyazaki.

Niente pausa? Niente Checkpoint? Niente rigenerazione della vita? “Siete folli, non lo giocherò mai”, più di un giocatore sicuramente esclamò questa frase. Ma furono proprio queste caratteristiche a far interessare il pubblico occidentale, non di certo abituato a questo tipo di limitazioni. Ne venne catturato, totalmente. Era una sfida, un modo per provare le proprie abilità da videogiocatore da tempo non messe alla prova. Era un viaggio. Era un’esperienza.

A quel tempo, lo era, davvero. From Software era riuscita finalmente a far conoscere ad un pubblico ampio la loro idea di gioco di ruolo hardcore, se così possiamo definirlo. Dopo aver messo da parte King’s Field, il futuro era per loro i “Souls Game”. Un nuovo genere praticamente. Sony si è lasciata sfuggire i Dark Souls, ma non l’originalità di From Software, da qui nasce Bloodborne.

Il reale incubo di Yharnam

Yharnam è la città che dà vita alle vicende in cui il nostro protagonista è invischiato. La città, nella piena epoca vittoriana, si vede intrappolata in quello che, per forza di cose, deve essere un incubo. O è quello che tutti vogliono credere, sperando un giorno di risvegliarsi nella normalità. Yharnam assiste ogni notte alla “Piaga della bestia”, una caccia interminabile, straziante e mortale. Questa non è altro che un’epidemia che trasforma i suoi abitanti in belve feroci, incurabili, neanche dai facoltosi medici che vivono nella città.

Il modo conosciuto per alleviare loro il dolore è uno: la morte. La caccia è dunque aperta e noi siamo uno dei cacciatori che dovrà vivere l’incubo. Donando il nostro sangue - elemento costante sia nella trama che nelle meccaniche - accettiamo il nostro destino.

La creazione del personaggio è decisamente più completa rispetto a quella vista nei Souls, vede infatti un editor di stampo classico con la possibilità sia di scegliere tra modelli predefiniti che di impostare manualmente i parametri. Un omone con testa piccola, naso enorme, mascella minuscola e capelli viola è quindi di possibile realizzazione. Ma ciò che più conta è la scelta dell’origine.

Bloodborne PS4 recensione

Questa è sostanzialmente la classe iniziale. Attenzione, come i giocatori dei Souls sapranno, non esistono dei veri e proprio “ruoli” predefiniti classici del genere, ma piuttosto degli stili di approccio alle battaglie che si basano sulle statistiche del personaggio. Sarà quindi doveroso spendere i nostri Echi del Sangue - i punti esperienza - su quelle che rispecchiano il nostro stile di gioco. “Forza” è perfetta per chi vuole un approccio più diretto puntando tutto sui danni inflitti elevati, per chi ripiega su uno stile “mordi e fuggi” invece, spenderà l’esperienza sulla resistenza e l’agilità. Insomma, il sistema di crescita del personaggio è estremamente libero e versatile, non ci viene imposto nulla, siamo noi che possiamo decidere come costruire e inventarci la nostra build definitiva.

Tornando a Yharnam, troviamo gli abitanti già preparati alla giornata di caccia. I più premurosi si sono barricati in casa, non c’è modo che rischino la vita. Altri invece vi partecipano attivamente, impugnando forconi e torce per annientare i mostri, ma anche i cacciatori. La storia non è un qualcosa che vi viene servito su di un piatto d’argento, non ci sono minuti e minuti di video con dialoghi che vi svelano per filo e per segno cosa sta accadendo. La forza dei titoli From Software è proprio la capacità di creare un’atmosfera misteriosa che spinge noi a scoprire i dettagli della lore, analizzando gli scenari, gli oggetti e parlando con i personaggi che abitano l’ambientazione. Seppur il tutto sia interessante, siamo rimasti con l’amaro in bocca per la parte conclusiva, fin troppo sbrigativa.

…pungi come un’ape

Per poter affrontare i nostri nemici dobbiamo scegliere il primo equipaggiamento, l’arma bianca e quella da fuoco. La prima scelta è importante, perché è ciò che ci salverà la vita per le prossime ore di gioco - noi la nostra l’abbiamo usata fino alla fine, vi spiegheremo poi perché -. Anche qui, la scelta va ponderata in base al vostro stile di gioco e alle statistiche del vostro personaggio a cui punterete per potenziarlo. Scegliere un’arma la quale non riuscite neanche ad alzarla da terra a causa dell’attributo forza troppo basso, non è una grande idea.

Il sistema di combattimento di Bloodborne prende le basi dei Souls, con una piccola modifica però, From Software l’ha sostanzialmente stravolto. Hanno preso gli scudi e li hanno eliminati. È vero, in realtà ci sono, ma non fatevi ingannare, non pensiate che così sarete protetti e immortali. Dimenticateli, non fanno parte del combat system ideato.

È fondamentale piuttosto affrontare i nemici con criterio, come sempre, analizzando la situazione. Non solo chi ci troviamo davanti, ma anche dove lo dovremo combattere. La location può pregiudicare la nostra morte spesso più del nemico stesso. A scontro iniziato però, è qui che dobbiamo mettere in gioco la nostra arguzia e i nostri riflessi. L’aver tolto gli scudi vuol dire che non possiamo più pensare “ora paro l’attacco e poi parto con l’offensiva”. Lo scontro è più dinamico e veloce, imparare le animazioni e i pattern d’attacco è la strategia vincente. Un occhio va sul nemico mentre l’altro sulla nostra stamina a disposizione.

Bloodborne PS4 recensione

Schivare e rotolare è l’essenza del combat system di Bloodborne, una volta fatto abbiamo i secondi necessari per attaccare a nostra volta. Abbiamo a disposizione l’attacco semplice e quello pesante, anche qui, la scelta di quale effettuare non deve essere casuale, ma decisa in base alla tipologia del nemico, alla sua posizione e alla resistenza. Ogni tipo di attacco ha una particolare animazione, che corrisponde ad una tipologia di danno inflitto e all’area d’effetto. Una delle novità fondamentali è la “trasformazione” dell’arma bianca. Per farvi capire, l’arma da noi scelta è un bastone da passeggio. Estremamente letale da vicino grazie agli attacchi di taglio e agli affondi, ma ha un grosso contro: il range in cui questi vanno a segno è davvero ridotto. Nelle occasioni in cui dobbiamo mantenere le distanze, o affrontare un gruppo di nemici, possiamo trasformare la nostra arma in una frusta.

Bloodborne PS4 recensione

Altro aspetto che arricchisce i combattimenti sono le armi da fuoco. Queste sono un supporto, da usare con estrema parsimonia. Le munizioni sono limitate e non pensiate possano sostituire l’arma bianca. Sono utili per finire il nemico da lontano ma anche per eseguire una tecnica fondamentale. Ricordate i parry? L’attacco con lo scudo per contrattaccare nei Souls? From Software ha avuto l’idea brillante di farlo eseguire con le bocche da fuoco. Se spariamo nel momento giusto, mentre il nemico sta attaccando, lo stordiremo, facendolo entrare in una fase in cui rimarrà immobile, questo è il momento dove sarà vulnerabile ad un esecuzione, un’animazione unica davvero devastante, effettuabile anche sui boss.

Il sistema di combattimento di Bloodborne è l’estasi dei giochi d’azione. È uno di quei pochi giochi moderni dove davvero è fondamentale impararne le meccaniche, conoscerle, apprenderle nel tempo e applicarle. È la migliore evoluzione di quello dei Souls che From Software potesse fare.

Arte vittoriana

Ciò che ha subito un evoluzione è anche il level design e la complessità strutturale del mondo di gioco. Un’area incredibilmente vasta ed interconnessa. Non ci è capitato poche volte di tornare sui nostri passi e di trovare un sentiero che non avevamo notato, scoprendo poi un ulteriore zona esplorabile. C’è tanto da scoprire e da capire, porte da aprire e segreti da svelare. I soli Chalice Dungeon vi porteranno via ore e ore. Questi, come dice il nome, sono dei veri e propri dungeon con nemici e boss unici. Rappresentano una vera sfida non solo a causa della loro presenza, ma anche per le trappole mortali che cercheranno di bloccarvi la via. Per accedere a queste aree bisognerà prima completare un rituale con determinati oggetti, a questo punto si creerà un dungeon sempre diverso.

Bloodborne PS4 recensione

Un altro aspetto che ci è davvero piaciuto in Bloodborne è quello visivo. Dimenticatevi la “super grafica da mascella a terra”, non serve, qui si parla di pura arte visiva. Lo stile vittoriano è davvero azzeccato e riesce a rimanere in tema sia nelle ambientazioni di gioco sia negli abiti. Peccato per alcuni problemi tecnici, in alcune situazioni il framerate cala vertiginosamente e i caricamenti, in attesa della patch, sono estremamente lunghi, soprattutto quelli post morte.

Ad inizio articolo vi avevamo accennato del fatto che fino alla fine del gioco abbiamo mantenuto l’arma scelta all’inizio. Questo non è solo dovuto ad una presenza risicata di armi, ma anche per una vera e propria mancanza di equipaggiamento adatto alla build da noi pensata. Per chi ha puntato tutto sull’attributo “abilità” non troverà praticamente nessuna alternativa. Il tutto è più sbilanciato verso la statistica della forza, qui la scelta è di un arsenale più vasto. Per quanto riguarda l’online, abbiamo avuto non pochi problemi con il matchmaking, che si tratti di aiutare o essere aiutati, con attese davvero fin troppo lunghe. 

Il trailer di Bloodborne
Riccardo Rossi

Riccardo Rossi

Videogiocatore fin dall’infanzia, ancora innamorato di Final Fantasy X e dei Giochi di Ruolo a turni. Affascinato dagli emotional game in grado di trasmettere sensazioni al giocatore. Da amante dei Free Roaming e del post apocalittico lo si può ancora trovare disperso nella Zona Contaminata della Capitale intento a portare a termine l’ennesima partita a Fallout 3. Felice di chi porta innovazioni e nuove esperienze ludiche nel settore. La passione per i videogiochi ha incontrato quella della scrittura, da anni si diletta come redattore. L’esperienza con KingdomGame.it l’ha portato ad accamparsi fuori dagli uffici milanesi di distributori e publisher pronto per partecipare agli eventi stampa, dove è possibile trovarlo regolarmente pad e microfono alla mano.

Commento finale:

Bloodborne è una di quelle esperienze uniche a cui From Software ci ha abituato. Il combat system è la giusta evoluzione di quello dei Souls, l’estasi degli action game. Va imparato e padroneggiato al meglio per sopravvivere, ma una volta fatto è in grado di appagare come nient’altro prima d’ora. Una marea di aree da scoprire ed esplorare vi impegneranno per una marea di ore, per non parlare dei Chalice Dungeon. Peccato per i problemi tecnici che affliggono il gioco, in primis le estenuanti attese del matchmaking e i caricamenti infiniti.  

Pro:
  • Un’esperienza unica
  • Stile artistico eccezionale
  • Il combat system è l’estasi dei giochi d’azione
  • Ambientazioni enormi, complesse e ricche di segreti da scoprire
Contro:
  • Matchmaking da sistemare e caricamenti tediosi
  • Le armi sono numericamente povere…
  • …con uno sbilanciamento esagerato verso alcuni attributi
Voto Globale:
9/10