Wolfenstein: The Old Blood - Recensione, il prequel di The New Order

Si torna ad ammazzare nazisti nel modo più soddisfacente che mai. Siete pronti a...

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Una vecchia nuova avventura Una vecchia nuova avventura

Wolfenstein: The New Order ha fatto segnare finalmente il ritorno di un personaggio storico dell’industria: l’agente americano William B.J. Blazkowicz. Dopo il tentativo, tutto sommato ben riuscito, di Raven software di continuare il brand, se ne persero le tracce. Spuntò fuori quindi Bethesda ed un totale sconosciuto: Machinegames. Software house che si scoprì essere nata grazie ad ex Starbreeze Studios, gruppo di grande talento, il che non poté che tranquillizzare i fan del vecchio B.J.

L’uscita e l’attesa di tutti fu fomentata anche per la beta del nuovo Doom, assicurata con la prenotazione del gioco. La fiducia riposta nel team fu ripagata comunque grazie alla qualità del titolo. Anche lo sviluppatore e il publisher se ne accorsero e non fu difficile pensare a sfruttare il successo l’anno dopo. Niente DLC e contenuti vari di poco conto. Un’espansione stand-alone era quello che ci voleva per raccontare le vicende precedenti a The New Order, facendo allo stesso tempo visitare una location tanto cara ai nostalgici: Castle Wolfenstein.

Mangia, Greta!

The Old Blood è il capitolo perfetto sia per chi ha giocato The New Order, sia per chi ancora non l’ha fatto. Questo è infatti un prequel di ciò che abbiamo vissuto lo scorso anno, con la vicenda che si conclude esattamente da dove inizia The New Order.

Siamo nel marzo del 1946, nella Germania nazista, con l’Austria ormai annessa. La nostra missione, nominata “Wolfstone”, consiste nel recuperare dei documenti dall’ufficiale delle SS Helga Von Shabbs. I nazisti stanno vincendo la guerra, il successo della nostra operazione potrebbe ribaltarne le sorti. I documenti infatti contengono la posizione di Deathshead, il generale della divisione scientifica che sta progettando le macchine belliche protagoniste della supremazia tedesca.

Wolfenstein The Old Blood recensione PS4 Xbox One PC

C’è un solo problema: l’ufficiale si trova a Castle Wolfenstein, una fortezza inespugnabile. L’unico modo è sfoderare il nostro tedesco e dei documenti falsi, che ci identificano come SS di Francoforte. Riusciamo ad infiltrarci nel castello, ma la nostra libertà finirà poco dopo. Veniamo infatti scoperti da Rudy Yeger, un tedesco tutto muscoli sempre accompagnato dal suo fedele cane Greta. Lui è il carceriere della prigione di Wolfenstein, il quale ama cibare il suo animale con i prigionieri di questa.

La prima parte della storia ha proprio Rudy come antagonista, il nemico che cercherà di fermare la nostra fuga dal castello. Nella seconda invece dovremo muoverci per un paesino austriaco per completare il nostro obiettivo principale: il recupero dei documenti di Helga Von Shabbs. Non c’è una storia memorabile o momenti indimenticabili, ma ciò che abbiamo apprezzato è proprio la leggerezza della trama e la praticamente totale assenza di cutscene. Ciò che The Old Blood fa è buttarci immediatamente nell’azione, senza pause troppo lunghe o interruzioni di qualsiasi tipo. Niente porte da scassinare o reti da tagliare, si va avanti nel caro e vecchio metodo: eliminando i nazisti.

L’arma definitiva: il tubo

Al nostro primo scontro riassaggiamo lo stesso gradevolissimo feeling che avevano provato con The New Order. I colpi non sono segnati con un marcatore su schermo come molti shooter moderni, Wolfenstein non ne ha bisogno. Ogni singolo colpo a segno lo avvertiamo grazie alla grande fisicità di questi, avvertibile dal giocatore. Il che non può che portare ad una sensazione di piacere nelle fase di sparatutto, arricchita anche dal feeling delle armi e dall'IA. Abbiamo visto come spostarsi da una copertura all’altra sia fondamentale. I nemici non tarderanno a raggiungere la nostra posizione, cercando di stanarci anche con granate. Questo rende il gameplay più dinamico, e non statico come visto altrove.

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La vera novità del titolo è una in particolare: un tubo. Non sottovalutatelo, seppur semplice e grezzo, il tubo si rivelerà fondamentale per proseguire nell’avventura. Possiamo liberamente scegliere se collegare due parti per avere un arma bianca lenta ma devastante, o dividerla per usarlo come pugnale. Tornano le fasi stealth, in alcune occasioni potremo scegliere se sparare all’impazzata o eliminare furtivamente i nemici dell’area. In alcune situazioni saranno presenti i comandanti, questi, se si accorgeranno della nostra presenza, chiameranno i rinforzi. Seppur apprezziamo questo binomio azione/stealth, troviamo che in The Old Blood queste sezioni siano state inserite in fin troppe occasioni, rallentando di proposito la progressione per allungare il tempo di gioco totale. La durata si aggira intorno alle cinque ore per completare la campagna, durata sicuramente onesta in relazione ai venti euro necessari per l’acquisto.

Prima della supremazia

Tornando a parlare del tubo, questo è stato pensato dagli sviluppatori non solo come arma, ma anche come strumento necessario per la progressione. Lo useremo infatti come piccozza per scalare determinate pareti oppure come piede di porco per aprire porte.

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Essendo ambientato prima delle vicende vissute in The New Order, l’arsenale tedesco non è ancora così avanzato tecnologicamente. Avremo quindi a disposizione armi più “classiche” riconoscibili anche, seppur tutte di inventiva di Machinegames. Lo stesso vale per i nemici. Per esempio, qui sono in versione sperimentale e sono obbligati a rimanere collegati ad una fonte di energia. Questo ne limita gli smontamenti, sono infatti relegati a dover seguire un binario stabilito. Togliendogli l'energia diventeranno inermi, potendoli finire corpo a corpo. Affrontarli a viso aperto non è sempre una buona idea.

Altra novità è l’aggiunta della modalità sfida, la classica modalità sopravvivenza ad ondate ambientate nelle location visitate nella storia. La realizzazione è semplice, ma è comunque un buon modo per spendere altro tempo in compagnia di The Old Blood dopo la conclusione della campagna. Peccato che queste non siano giocabili in compagnia di altri giocatori, un matchmaking avrebbe sicuramente aumentato il divertimento e la longevità. 

Il trailer di Wolfenstein: The Old Blood
Riccardo Rossi

Riccardo Rossi

Videogiocatore fin dall’infanzia, ancora innamorato di Final Fantasy X e dei Giochi di Ruolo a turni. Affascinato dagli emotional game in grado di trasmettere sensazioni al giocatore. Da amante dei Free Roaming e del post apocalittico lo si può ancora trovare disperso nella Zona Contaminata della Capitale intento a portare a termine l’ennesima partita a Fallout 3. Felice di chi porta innovazioni e nuove esperienze ludiche nel settore. La passione per i videogiochi ha incontrato quella della scrittura, da anni si diletta come redattore. L’esperienza con KingdomGame.it l’ha portato ad accamparsi fuori dagli uffici milanesi di distributori e publisher pronto per partecipare agli eventi stampa, dove è possibile trovarlo regolarmente pad e microfono alla mano.

Commento finale:

Wolfenstein The Old Blood rappresenta il miglior modo di realizzare un DLC stand alone. La longevità non è alle stelle, ma sicuramente onesta in correlazione al prezzo a cui viene venduto. Inoltre, Machinegames ha ben riadattato questo prequel, inserendo nemici e armi inedite, prima dell’evoluzione tecnologica tedesca vissuta in The New Order. L’azione è al centro di tutto, tranne per qualche sequenza fin troppo lenta che non abbiamo gradito, il resto è tutto sano gameplay. 

Pro:
  • Tempi morti ridotti a zero: l’azione è al centro di tutto
  • Cinque ore di gioco…
  • …per venti euro.     
Contro:
  • Le sezioni stealth con i capitani sono di troppo
  • Peccato per la mancanza del matchmaking nelle sfide
  • Ruota delle armi ancora non comodissima
Voto Globale:
8.5/10