Mad Max - Recensione, il videogioco per chi ha amato Fury Road

Ammirate! Ammirate! Mad Max è passato dal cinema al videogioco!

scritto da
Vota questo articolo
(6 Voti)
PS4 XONE PC
Un uomo solitario in cerca di pace Un uomo solitario in cerca di pace

Mad Max, una pellicola che subito è entrata nella leggenda. Interceptor, come è stato intitolato qui da noi, ha visto il suo regista, George Miller, inventarsi un mondo distopico post apocalittico del tutto nuovo per l’epoca, ispirazione poi per altri film, nonché videogiochi. Per esempio per un certo Fallout.

“Tu sei pazzo, Max!”, la storia di “Mad” Max Rockatansky inizia proprio quando da agente di polizia diventa un uomo disperato, lacerato dai ricordi della morte di sua moglie e della figlia. Dopo “Mad Max: Oltre la sfera del tuono” dell’85, il film è stato messo da parte fino a quest’anno, quando il pazzo è tornato non solo con una rivisitazione cinematografica - Mad Max Fury Road -, ma anche con un videogioco dedicato.

Scappare dagli spettri del passato

L’ex vigilante è un uomo solitario, abbandonato a se stesso, accompagnato solamente dai suoi struggenti ricordi di un passato felice insieme alla sua famiglia. Ora, tutto ciò che gli rimane è la sua V8 Interceptor, senza dubbio l’auto più desiderata dai sopravvissuti del Grande Nulla. Alla ricerca di pace per lasciarsi alle spalle gli spettri del passato, Max crede di trovarla nelle Piane del Silenzio. Il progetto non sembra complicato, peccato che nel nuovo mondo i problemi non manchino: il carburante scarseggia e l’unico posto dove trovarne a quantità sufficiente è Gastown, peccato che qualcuno sembra non volerci farci arrivare.

Gli Apostoli dell’Osceno attaccano Max e consegnano la sua auto a Scrotus, il signore della guerra più temuto vivente. Fino a quando non decidiamo di usare la sua stessa motosega per dividergli la testa in due. Pur morente, Scrotus ci abbandona a noi stessi malconci e senza un auto. Il piano di Rockatansky di ritrovare la pace dovrà attendere. Mad Max videogame recensione

Poco dopo incontriamo Chumbucket, un “dito-nero” di Gastown, un abile meccanico che ci definisce “Santo”. Secondo lui siamo stati inviati dall’Angelo combustione, un formidabile guidatore e un altrettanto bravo meccanico sono una coppia perfetta. A prescindere da quanto il cervello di Chum sia fuso, è il migliore alleato che potessimo mai trovare. Ora che la V8 è distrutta, ci serve una nuova auto per raggiungere le Piane del Silenzio.

Inizia quindi così la nostra avventura, con l’obiettivo iniziale di Max che ha subito un grosso contrattempo. In realtà è anche qui che si conclude, iniziando a giocare, la narrazione non si protrae in altre vicende, non propone qualcosa di nuovo, rivelazioni, colpi di scena o via dicendo. Sarà infatti un susseguirsi di compiti da svolgere per costruire il mezzo perfetto per raggiungere la nostra meta.

Oltre a questo, uno dei difetti più grandi del titolo, è sicuramente il ripetersi, soprattutto per le prime dieci ore, la richiesta di Chumbucket di trovargli dei pezzi necessari per potenziare l’auto. Questo rende le prime ore di gioco ridondanti e potenzialmente ripetitive, qualcuno potrebbe scoraggiarsi ed abbandonare il titolo prematuramente proprio per questo motivo.

La nostra fedele compagna

Il continuo parlare della nostra auto e della relativa possibilità di potenziarla, non è un caso comunque. La Magnus Opus, così come l’ha nominata Chum, è in realtà la vera protagonista del gioco. Non solo è fondamentale ai fini della trama, ma anche per il gameplay.

La nostra auto è la nostra principale fonte di sopravvivenza nelle lande desolate, ci permette di spostarci, di difenderci e di attaccare. Potenziarla significa sopravvivere più a lungo ed avere facilitata la vita. Il sistema di personalizzazione è davvero ben congegnato e complesso. Innanzitutto, pensiamola in questo modo: in alcuni momenti avremo bisogno di andare veloci, alcune volte di essere bene corazzati. Ecco, in base a questo dovremo decidere come migliorare la nostra auto. Mad Max videogame recensione

Possiamo corazzarla per resistere maggiormente ai danni, tenendo presente però che così la appesantiremo, il che significa ridurre la velocità e la manovrabilità. Allo stesso tempo, spostarci con una lamiera sottile come un foglio di carta significa ritrovarci in fiamme poco dopo aver acceso il motore. La buona notizia è che possiamo cambiare assetto in qualsiasi momento, adattando la Magnus Opus in base alla situazione.

Oltre a questo, ci sono tanti altri componenti che possiamo cambiare, oltre alla parte estetica come carrozzerie, decalcomanie e ornamenti, c’è posto anche per spuntoni, borchie e bruciatori laterali. Il tutto per rendere unico il nostro mezzo.

Tu sei pazzo!

Non solo l’auto, anche Max ha una personalizzazione dedicata, complessa quanto quella della Magnus. Non sempre saremo comodamente seduti sulla nostra quattro ruote, a volte dovremo sporcarci le mani. Per questo dovremo trovarci preparati per queste occasioni. Salendo di livello, sbloccheremo nuovo equipaggiamento, composto da giacche, tirapugni, cartucciere e via dicendo. Questi vanno ad influenzare le statistiche di danno e difesa, oltre ad aumentare le munizioni trasportabili.

Insomma, ciò che assolutamente non si può criticare ad Avalanche Studios è il non aver ideato un sistema di personalizzazione. Questi infatti sono più in luce che mai e la sensazione di progressione, dell’aver cambiato qualcosa in Max o nella sua auto è davvero evidente e soddisfacente.

L’equipaggiamento di cui sopra, non è fine a se stesso. Quando Max dovrà menare le mani è bene trovarsi preparati. I combattimenti corpo a corpo sono un altro elemento di gameplay che si affianca a quello in auto. Negli ultimi anni, sapete bene come molti giochi abbiano preso ispirazione dai Batman di Rocksteady per il loro combat system. Mad Max è uno di quelli, senza però aggiungerci un qualcosa di personale.

Mad Max videogame recensione

Tasto per menare le mani, tasto per la parata. Questo è sostanzialmente ciò che facciamo per sconfiggere i cattivi di turno a piedi. Avalanche ci ha messo del suo per quanto riguarda la parata. Una volta che il nemico ha iniziato l’animazione dell’attacco, abbiamo la possibilità di decidere parare immediatamente, oppure se cercare di premere il tasto all’ultimo istante per eseguire una “parata perfetta”.

In questo modo il contrattacco avrà danno maggiore. Il sistema serve per dare un ritmo diverso ai combattimenti, in modo da farci evitare il button smashing. Non mancano i nemici con gli attacchi che non si possono parare normalmente, in questo caso dovremo affidarci alla schivata. Nei momenti difficili, possiamo affidarci al nostro fucile, con cui possiamo eliminare i nemici più deboli con un colpo solo, al costo però dei proiettili, davvero preziosi e non di certo presenti in abbondanza.

Come detto all’inizio del capitolo, il combat system manca di personalità, ma è funzionale e in grado di dare soddisfazione, anche grazie alla grande fisicità dei colpi che eseguiamo, scanditi dai pugni che si infrangono sulle mascelle e dalle varie ossa che si rompono.

La strada per Gastown

Max è un guidatore innato e le terre desertiche australiane sono il luogo perfetto dove mettersi alla guida. Quando si parla di deserto, si pensa ad un’immensa distesa arida fatta di nulla, spoglia di un qualsiasi elemento che stacchi dal medesimo orizzonte. Ed è qui che Avalanche ha fatto un gran lavoro, cercare di rendere vario e unico uno scenario che sulla carta è identico miglio dopo miglio. L’ambientazione è divisa in regioni, ognuna con le sue caratteristiche territoriali. Troviamo quelli che una volta erano i fondali oceanici, con annessi relitti delle navi che lo solcavano, troviamo candide distese bianche, classiche zone desertiche dove le dune la fanno da padrone, la cupa discarica che circonda Gastown e via dicendo.

Luoghi che per le fazioni nate con il nuovo mondo sono divenute la loro casa. Casa che deve essere protetta ad ogni costo. Ogni regione viene controllata da queste, per ridurre la loro minaccia dovremo smantellare la loro presenza. Il modo migliore per fare ciò è assaltando le loro fortezze. Zone fortificate e ben protette, da assaltare preferibilmente dopo aver controllato dalla distanza cosa ci aspetterà una volta dentro. Queste sono sostanzialmente gli avamposti di Far Cry, infatti una volta conquistati ridurremo la presenza nemica sul territorio. Mad Max videogame recensione

Il lato puramente “survival” di Mad Max non è da sottovalutare e rappresenta una meccanica fondamentale del titolo. Esplorando troveremo delle zone dedicate alla raccolta di rottami - la moneta del gioco -, munizioni e più raramente di acqua. Questa è fondamentale se vogliamo sopravvivere, è infatti praticamente l’unica fonte di cura. L’energia infatti non si ripristina se non bevendo o mangiando. Questo genera un approccio del tutto diverso ai combattimenti, anche solo dalla scelta che dovremo fare riguardo se sia il caso o meno di imbatterci o meno in zone pericolose, che potrebbero porre fine alla nostra vita.

A bordo della nostra auto il discorso è lo stesso. La fazioni nemiche di ronda non ci lasceranno di certo in pace, se presi di mira possiamo decidere se tentare di eliminarli o di fuggire. Ora capite perché il discorso di prima sulla scelta dell’assetto da utilizzare. Nel caso volessimo procedere all’offensiva, abbiamo diversi modi per eliminare gli inseguitori. Possiamo utilizzare il nostro fucile, sparando alla gomme oppure direttamente ai barili rossi, generando esplosioni spettacolari quanto quelle del film, oppure possiamo utilizzare la nostra auto come un ariete. La forza d’attacco della Magnus è utile anche per eliminare le difese delle fortezze, o semplicemente per sfondare un cancello chiuso. 

Il trailer di Mad Max
Riccardo Rossi

Riccardo Rossi

Videogiocatore fin dall’infanzia, ancora innamorato di Final Fantasy X e dei Giochi di Ruolo a turni. Affascinato dagli emotional game in grado di trasmettere sensazioni al giocatore. Da amante dei Free Roaming e del post apocalittico lo si può ancora trovare disperso nella Zona Contaminata della Capitale intento a portare a termine l’ennesima partita a Fallout 3. Felice di chi porta innovazioni e nuove esperienze ludiche nel settore. La passione per i videogiochi ha incontrato quella della scrittura, da anni si diletta come redattore. L’esperienza con KingdomGame.it l’ha portato ad accamparsi fuori dagli uffici milanesi di distributori e publisher pronto per partecipare agli eventi stampa, dove è possibile trovarlo regolarmente pad e microfono alla mano.

Commento finale:

Il titolo di Avalanche Studios è il modo migliore per vestire i panni di Mad Max dopo aver gioito al cinema di fronte a Fury Road. L’atmosfera, l’azione al cardiopalma fino alle esplosioni assurde del film le ritroverete nel gioco. Peccato per una trama particolarmente assente, solo inizialmente accennata, che affiancata ad un inizio ridondante in termini di compiti da svolgere, rischia di allontanare i meno pazienti. Il rischio è che anche le successive ore possano sortire lo stesso effetto, se non venite coinvolti nel sistema di evoluzione. Gli altri invece, si perderanno nello sbloccare ogni elemento della profonda personalizzazione di Max e della sua auto.  

Pro:
  • La personalizzazione dell’auto e di Max è profonda ed influisce sensibilmente il gameplay
  • Ottimo utilizzo dell’auto, negli scontri e non
  • Approccio “survival” interessante e non fine a se stesso
  • Grande personalità delle ambientazioni e utilizzo del mondo creato da Miller
Contro:
  • Trama e narrazione risicata e di secondo piano
  • Le prime ore di gioco possono risultare ridondanti e ripetitive…
  • …ed anche le successive, per chi non viene coinvolto dalle meccaniche di gioco
  • Combat system privo di personalità
Voto Globale:
8/10