Danganronpa: Trigger Happy Havoc - Recensione

È tempo di giocare con l'orsacchiotto.

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PS VITA
Spolverate la vostra PS Vita, è tempo di scappare dalla Hope’s Peak Academy. Spolverate la vostra PS Vita, è tempo di scappare dalla Hope’s Peak Academy.

In tempi recenti, la tematica dei giochi al massacro tra gruppi di adolescenti sembrano monopolizzare l’immaginario fantasy di libri, film e fumetti. Basti pensare a fenomeni best seller come la saga Hunger Games di Suzanne Collins o allo stesso Battle Royale di Koushun Takami che ha fatto da capostipite per quanto riguarda questo inquietante ma allo stesso momento intrigante filone narrativo. Era solo una questione di tempo, quindi, perché anche i videogiochi si adeguassero a questo dilagante trend con un prodotto che arriva dalle sapienti menti di Spike Chunsoft dal titolo bizzarro quanto accattivante. Ecco a voi Danganronpa: Trigger Happy Havoc.

Un killer tra i banchi di scuola

La trama di questo particolare titolo attinge a piene mani dall’immaginario creato dal maestro Takami ma lo reinterpreta in una chiave umoristica che accostata alla feroce drammaticità di certe situazioni crea una formula grottesca, a tratti disturbante, decisamente riuscita. In Danganronpa: Trigger Happy Havoc vestiremo i panni di Makoto Naegi, un adolescente normalissimo, ai limiti della mediocrità. Esso viene selezionato tramite una lotteria per frequentare i corsi della Hope’s Peak Academy, il più esclusivo college del paese a cui solo i migliori tra i migliori riescono ad accedere. L’incipit è piuttosto semplice ma funziona alla perfezione per calare il giocatore in una storia abbastanza terrificante. Il nostro protagonista assieme ai suoi pochi compagni d’istituto capiranno presto di essere rinchiusi all’interno della struttura e di non avere vie di fuga. Ma non è tutto, c’è anche di peggio.

Danganrompa: Trigger Happy Havoc

Il preside della scuola, Monokuma, dalle sembianze di un inquietante orsacchiotto completamente pazzo con una naturale propensione all’omicidio, li informa che l’unico modo che hanno di abbandonare la struttura è quello di uccidere uno dei propri compagni senza essere scoperto dagli altri. In caso contrario si andrà incontro ad una fine prematura piuttosto violenta. Alla prima gli studenti sembrano provare ribrezzo al solo pensiero di commettere un assassinio ma ben presto alcuni di loro verranno uccisi in circostanze misteriose. Starà al nostro gruppo di sventurati teen-agers scoprire chi è il colpevole, prima che sia troppo tardi per tutti. Per quanto la trama di fondo sia bizzarra e al limite dell’assurdo - come solo i giochi giapponesi sanno essere - essa svolgerà egregiamente il proprio compito. Riesce a tenere incollati i giocatori allo schermo per tutta la sua durata. Questo grazie anche ad un cast di personaggi credibili e caratterizzati con una maestria rara anche nel panorama videoludico moderno. La narrazione, quindi, rappresenta il punto cardine dell’esperienza offerta da questo Danganronpa e, a causa della sua localizzazione completamente in inglese, potrebbe risultare indigesta a chi non mastica correttamente la lingua anche in virtù della mole gargantuesca di dialoghi inseriti dal team di sviluppo.

Battle Royale

Danganronpa: Trigger Happy Havoc è una visual novel nipponica nella concezione più pura del termine. Il gameplay è ridotto all’osso tra un dialogo e l’altro, tra una cutscene e la seguente, ma non per questo è meno piacevole da affrontare. Il titolo, infatti, vanta una struttura divisa in tre sezioni ben distinte. La prima, denominata Free Time, permette al giocatore di esplorare liberamente la macabra scuola in cui la tensione generata dall’atmosfera cozza immancabilmente con i colori accesi che caratterizzano il comparto grafico. Qui possiamo stringere amicizie con i comprimari dell’avventura in modo da sbloccare oggetti e abilità utili in altre sezioni del gameplay.

Danganrompa: Trigger Happy Havoc

Le parti chiamate Daily Life, invece, sono quelle legate alla progressione della trama in cui gli avvenimenti si susseguiranno a ritmo serrato in un vortice di violenza e omicidi che poche volte avevamo visto in un videogioco in passato. Quando uno dei nostri compagni viene eliminato, infine, tocca a noi raccogliere indizi sulla scena del crimine in modo da tentare di smascherare il colpevole in Deadly Life, l’ultima sezione del gameplay del prodotto Spike Chunsoft. Questo elemento della struttura del gioco è, probabilmente, il più debole dell’opera. Lungi dall’essere noiosa o realizzata male, semplicemente ci costringe a ripercorrere gli scenari di gioco in cerca di oggetti talvolta difficili da immaginare. Oltre a dover parlare più volte con gli stessi personaggi in cerca di testimonianze preziose per la risoluzione del caso. A tutto questo si aggiunge l’ultimo ingrediente della formula imbastita dal team giapponese e cioè il cosiddetto Class Trial. L’atto conclusivo di ciascun capitolo della storia in cui, tramite una serie di minigiochi dalla difficoltà crescente - in puro stile Ace Attorney - dobbiamo presentare agli altri studenti le prove che inchioderanno il colpevole di ciascun omicidio. In aiuto ci vengono le abilità acquisite esplorando i vari anfratti della scuola o stringendo legami con i nostri sfortunati comprimari. Nel complesso il gameplay ideato da Spike Chunsoft funziona bene, appassiona e spezza piacevolmente i molteplici dialoghi senza annoiare mai e riuscendo a rapire l’utente in una storia malata ma assolutamente irresistibile.

Tecnicamente parlando

Altro cavallo di battaglia di questa fatica dello studio nipponico è sicuramente il comparto tecnico dotato di uno stile 2D accattivante e assolutamente godibile. Fedele ai canoni dei migliori manga giapponesi, coadiuvato da una caratterizzazione dei personaggi di pregevole fattura con alcune vette qualitative incredibili. Come il personaggio di Monokuma, che abbiamo apprezzato davvero tantissimo. Buono anche il doppiaggio in inglese che contribuisce a calare il giocatore nella situazione infernale proposta. Peccato per la totale mancanza di una localizzazione in italiano che rappresenta una vera e propria barriera architettonica per coloro i quali non padroneggino la lingua anglofona - o il giapponese NdR -.

Il trailer di Danganronpa: Trigger Happy Havoc
Riccardo Cantù

Riccardo Cantù

Classe 1993, inizia la sua carriera videoludica su SNES nel 1998 e coltiva quest'hobby come passione primaria senza distinzione di genere o piattaforma. Grande appasionato di tutto ciò che sia collegato all'intrattenimento. In aggiunta al mondo dei videogiochi ama il cinema, i fumetti, la musica e la letteratura ( soprattutto Fantasy ).

Commento finale:

Per concludere, Danganronpa: Trigger Happy Havoc si configura come un titolo dalla qualità innegabilmente alta che rappresenta una vera perla all’interno del - ancora striminzito - parco titoli di PS VITA. Grazie ad una trama grottesca, disturbante e folle, allo stesso tempo irresistibile. Scritta magistralmente unitamente ad un cast di personaggi caratterizzato alla perfezione e ad un gameplay assolutamente piacevole. Tutte queste caratteristiche sapranno rapire il giocatore accompagnandolo tra colpi di scena improvvisi fino ai titoli di coda. Se conoscete l’inglese a menadito e non avete paura di leggere corposi dialoghi abbastanza frequentemente, dategli una possibilità: potreste ritrovarvi tra le mani un’esperienza unica nel suo genere che ricorderete a lungo.

Pro:
  • Trama e personaggi scritti egregiamente
  • Stilisticamente superbo
  • Monokuma è un personaggio incredibile
  • Gameplay tutto sommato piacevole
Contro:
  • Se non amate leggere evitatelo.
  • Se non conoscete l’inglese evitatelo.
  • Se cercate un gameplay d’azione evitatelo
Voto Globale:
8.5/10