Indie: Top & Flop #3

Puntata #3: Papers, please e Takedown: Red Sabre

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Per questa settimana la rubrica indie di Kingdomgame offre a tutti i lettori due titoli memorabili, nella gioia e nel dolore. Il primo è un indie duro, tosto, bello e particolare. Dotato di un gameplay eccezionalmente semplice ed intrigante, garantirà ore di gioco di qualità e di grande immersività. Il secondo invece, nato su kickstarter, è un FPS che doveva, nelle originarie intenzioni dei produttori, ridare lustro al genere, con un gameplay old school votato alla difficoltà ed alla simulazione pura. La fretta, cattiva consigliera anche in tema di videogiochi, ha fatto in modo che l’uscita del prodotto sia stata caratterizzata da bug e barbarismi esagerati per il prezzo richiesto. Godetevi insomma questa puntata di IT&F! 

Top: Papers, please 

Papers, please è un indie game anomalo, viste le dinamiche di gioco indubbiamente semplici, ma dai risvolti estremamente complessi. Scopo del gioco sarà impersonificare l’ufficiale di guardia della frontiera di Arstotzka, il nostro paese natale. La situazione del mondo di gioco è caratterizzata da una politica distopica, che deve molto ai classici del genere (primo tra tutti 1984 di Orwell), ed ad alcuni esempi di storia recente, tra tutti sicuramente l’URSS post bellica. La cosa preoccupante è che l’intera mappa mondiale (che presenta poche nazioni) è apparentemente contraddistinta da governi oppressivi e dittatoriali. Paradossalmente Arstotzka (che ha deciso da poco di aprire le frontiere) sembra essere uno dei paesi più moderati. Le modalità a disposizione del giocatore sono due: endless e story. La prima è un semplice succedersi infinito di persone e giornate di lavoro, mentre il secondo sarà il fulcro del gioco: ogni giorno di gioco si susseguiranno eventi capaci di modificare la trama ed i risvolti politici futuri. Le lotte per il potere si svolgeranno proprio davanti alla dogana di Arstotzka e noi, volenti o no, ci entreremo con tutte le scarpe.

Il gameplay vero e proprio, come già detto, sembra semplicistico, ma al contrario diventerà con il passare del tempo via via più difficile e complesso. Innanzitutto le giornate di lavoro finiranno dopo un tot prestabilito di tempo. Toccherà a noi perciò cercare di controllare più persone possibili della lunghissima fila. Più passaporti regolari faremo transitare, maggiore il guadagno, maggiore il guadagno, maggiori le possibilità di sostentare la numerosa famiglia con cui partiremo. Allo stesso modo però dovremo stare attenti: far passare chiunque, oltre al rischio terroristico (ogni attentato mette fine alle giornate lavorative), comporta anche una segnalazione da parte del Ministero: le entrate irregolari non saranno quindi contate come pagate, ed anzi se esagereremo con l’indolenza le segnalazioni del Ministero comporteranno anche multe salate! Gli strumenti a nostra disposizione si evolvono mano mano: all’inizio basteranno solo gli occhi ed i timbri ufficiali per scovare discrepanze con coloro che richiedono di entrare. Dopo le cose si faranno più complicate: scanner, bilance, documenti di identità, documenti di lavoro, tonnellate di dati da controllare in pochissimo tempo. La forza del gameplay sta proprio nel fatto che, alla generazione casuale di dati corretti o meno, si collega la nostra abilità nel scovare le discrepanze. A volte si tratterà di nomi diversi su due documenti della stessa persona, altre volte di errori di battitura, altre volte di foto completamente diverse dal vero e così via.

Anche graficamente c’è molto da dichiarare, per usare un termine caro ai doganieri. La grafica 8-bit, dai colori sempre molto desaturati e cupi, degni di una dittatura totalitarista, è intrigante e ben realizzata. Stupiscono i disegni dei volti e dei personaggi, semplici ma di un realismo unico e totalmente immersivo. Le musiche poi, una vera chicca, piene di fiati e tamburi, lente e pesanti, rievocative dell’immaginario collettivo che vede nella solennità della propaganda e del culto dello Stato il punto centrale di ogni totalitarismo.

Papers, please è indubbiamente un gioiello, realizzato in maniera impeccabile e dalle incredibili potenzialità, tutte espresse al meglio. Ovvio che il gameplay indubbiamente anomalo, possa essere avvicinato solo dai veri indie lover o da chi voglia provare l’ebbrezza di qualcosa di più del solito action fps.

 Flop: Takedown Red Sabre

Di Takedown: Red Sabre si potrebbe parlare tantissimo, ed indubbiamente più del dovuto. Il gioco era partito in pompa magna su kickstarter, raccogliendo consensi insperati ma, al tempo, indubbiamente meritati. Il pubblico aveva acclamato il ritorno al FPS old school, nel quale un colpo di pistola sancisce la morte inevitabile (senza respawn) del personaggio, con una balistica ben curata e delle ambientazioni affatto scontate ed anzi ben realizzate.

Serellan, la casa di sviluppo, è riuscita a perdersi in un bicchiere d’acqua, colpa la fretta di uscire su Steam, a causa delle pressanti date di scadenza.

Il single player del prodotto si basa su una modalità a missioni, nel quale saremo supportati da tre bot, che si svilupperà entro un tempo limite di un’ora in vari scenari, tutti piuttosto curati e ben congeniati. Avremo inoltre a disposizione vari fucili e pistole, senza possibilità di sblocco, per evitare differenze tra giocatori con più o meno esperienza. Purtroppo il single player è minato da una IA letteralmente deficitaria, capace di colpi balistici incredibili o di fissare il muro per ore ed ore senza fare nient’altro che farsi uccidere.

Il multiplayer poi, che doveva essere la punta di diamante del prodotto, è clamorosamente un flop. Entrare nei server è difficilissimo, a volte ci si riesce, a volte no. Spesso entrare non basta per giocare: i crash sono al’ordine del giorno. A questo bisogna aggiungere una tonnellata di bug grafici e di gioco, che rendono il prodotto davvero di scarsa godibilità.

E se tutto questo non bastasse, bisogna aggiungere delle musiche praticamente assenti ed un comparto grafico davvero esageratamente scarno anche per un indie (ricordando che comunque la campagna kickstarter ha raccolto un bel po’ di fondi), con textures incredibilmente grossolane e brutte. Un fallimento insomma su tutta la linea.

In conclusione siamo di fronte a due prodotti diametralmente opposti: il primo un gioiello di originalità e semplicità, con risvolti improvvisamente complessi e degni di nota; il secondo indubbiamente bello nelle prime versioni, hardcore e tecnicamente ben ideato, ma poi caduto nel baratro delle scadenze, come succede troppo su kicksatrter, e clamorosamente fallito.

Abbiamo parlato di:

Papers, please (Lucas Pope, Steam 8,99 €)

Takedown: Red Sabre (Serellan, Steam 15 €)

Lorenzo Quadrini

Videogiocatore incallito, recensionista e bloggatore. Contattatemi quando e come volete per chiacchierate videoludiche e non.