Per un pugno di giochi #13: Amore Gratuito per Kojima e Trevor

Un capitolo particolare di Per Un Pugno di Giochi. Quello dei videogiochi è davvero un mondo di ladri: Trevor, Garrett e…

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Attenzione ai ladri Attenzione ai ladri

È passato un mese dal nostro ultimo Per un Pugno di Giochi e di notizie, in un arco di tempo così lungo, ne escono parecchie. Ma di quali ci ricordiamo? Della probabile data di uscita di DriveClub? No. Della nuova serie di GPU mobile di Nvidia? No. Della data di uscita di Watch Dogs? No.

Quello che negli ultimi giorni è stato sulla bocca di tutti è l’acquisizione da parte di Facebook di Oculus VR, l’azienda dietro al tanto atteso visore per giocare alle robe zozze.

Di cosa vorrà farci Mark di Oculus Rift è un mistero, noi sappiamo solo che, per ora, Kingdomgame.it rimane indipendente. Abbiamo rifiutato la sua offerta da 5 miliardi di dollari…

…quindi ci trovate ancora sul nostro canale YouTube a… ehm… no, niente simulatore di capre…

…invece su Facebook stiamo chattando con Marcolino per farci dire quanto è bellino l’Oculus…

…su Twitter si scommette sul suo prossimo acquisto #Crimea #VladimirPutin #GigiDalessio #MarkZuckerberg

Questo appuntamento con Per un Pugno di Giochi è contraddistinto dalla presenza di nuove penne virtuali per Kingdomgame.it. Tranne per il nostro Roberto Antoniello, storica firma del regno ma che si approccia per la prima volta alla rubrica raccontandoci le sue prodezze con Xcom: Enemy Unknown. Invece Settimio Bosso ci ricorda come questo sia un mondo di ladri, o meglio, quello di Thief. Matteo Bruno non perde l'occasione di dirci di stare ben distanti da Trevor mentre Andrea Parlati ci confessa la sua relazione con Kojima.

Garrett, Venditti lo cantava anche…

Ultimamente, dato il poco tempo a disposizione, non ho avuto tanta disponibilità per immergermi in un gioco con tutto me stesso. Dico purtroppo perché abbandonare la vita da videogiocatore è qualcosa che vorrei non accadesse mai ma, pensandoci bene, nell’ultimo periodo sembra che l’attrattiva del gaming stia notevolmente calando. Università, lavoro, amici, sempre meno tempo: dovrebbero essere queste le cause che non rilascino in me maggiori voglie di prendere il controller e cimentarmi in un nuovo gioco in tutto e per tutto. Fatto sta che, tralasciando questi piccoli particolari, l’unico titolo che io sia riuscito a giocare in maniera praticamente continua, nell’ultimo periodo, è stato Thief. Senz’ombra di dubbio lo reputo un buonissimo titolo per gli amanti, come me, dello stealth puro, fatto con i contro-cosiddetti.

Thief

Sono rimasto davvero molto colpito dal modo di interpretare il titolo che, al giorno d’oggi, sempre più di rado abbiamo opportunità di constatare. In poche parole, il mio amico Garrett ha saputo lasciarmi qualcosa che non sono solo le tante ore di sonno che mi sarebbero servite per completare un esame di Ecologia applicata, ma anche un senso di pura “strategia”. Combinata alla varietà che i ragazzi di Eidos hanno saputo realizzare magistralmente, anche se con qualche piccola sbavatura da rivedere nelle texture. Per il resto, reputo Thief un titolo accattivante, divertente anche se leggermente ripetitivo: basti pensare alle meccaniche di combattimento molto simili a quelle già viste nei capitoli di Assassin’s Creed. Non lo reputo un grave problema visto e considerato che, proprio in questo titolo, il combattimento vero e proprio è totalmente messo in secondo piano. Consigliato per gli amanti del genere.

A cura di Settimio Bosso

Alieni… mh, Mistero…

Popolo del regno! Ben ritrovati in questo nuovo numero di questa fantastica rubrica! Ultimamente ho avuto modo di giocare diversi titoli come XCOM: Enemy Unknown, Path of Exile o anche 7 Days to Die. Ho passato decisamente più tempo davanti a XCOM, giocando svariate ore. Questo è un gioco strategico a turni, il quale ci mette a capo del programma XCOM, ovvero un organizzazione di difesa del pianeta in caso di un’invasione aliena. Ovviamente, non tutte le ciambelle escono con il buco e durante una missione ho dovuto perdere alcuni dei miei migliori soldati per avere la vittoria sul nemico. I nemici tenevano sotto pressione quasi tutto il team e avevo due carte da giocare: Avanzare e sparare per cercare di causare più danni possibili oppure mantenere la posizione, diminuendo però la probabilità di un bersaglio colpito. Scelsi la prima, avanzando da una copertura all’altra con un artigliere armato di mitragliatrice al plasma e un altro armato di fucile a pompa laser, mentre un cecchino copriva il campo di battaglia dalla retrovia. Con la mitragliatrice riuscii a colpire ed abbattere un nemico ma altri due mi avevano bersagliato causando ingenti danni, il soldato con lo shotgun colpì anch’esso un nemico ferendolo. Al turno successivo, se avessi mosso i soldati sarebbero stati colpiti in quanto i nemici stavano usando una particolare abilità, se restavo e sparavo sarebbero morti comunque considerando il fatto che era appena spawnato un nuovo nemico decisamente più potente degli altri.

Xcom Enemy Unknown

Non potendo salvare avrei dovuto ricominciare tutta la missione. Presi coraggio e, lanciarazzi alla mano ne falciai due, dopodiché sparai con il fucile a pompa colpendo il nemico grosso con un colpo supplementare sparato dal tiratore scelto. Ecco… è il turno decisivo. L’artigliere, come predetto, cadde sotto i colpi dell’alieno. Con un secondo colpo ancora più violento, accompagnato da una granata, anche l’altro soldato morì. Il cecchino fece un colpo critico sul cattivone lasciandolo in fin di vita, uno degli Xcom rimasto in vita lo finì dalla distanza. Un gioco insomma dove ogni scelta presa influirà sull’esito della battaglia. Questo perché soldati di alto grado - come un Capitano o un Colonello - hanno acquisito determinate abilità che possono anche ribaltare il risultato dello scontro. Mentre una normale recluta ha una maggiore probabilità di morire dopo breve tempo dall’arruolamento. Inoltre, gestire la base e il pianeta è abbastanza complesso, dovendo amministrare bene il denaro per nuove costruzioni, nuovi soldati o progetti derivati da una ricerca completata.

A cura di Roberto Antoniello

Qualcuno sistemi il muro della vicina, grazie.

“So you must be Michael, namaste.” “Yeah... nama-go-to-f*ck-yourself!”

Ecco uno dei tanti dialoghi esilaranti nei quali ci possiamo imbattere giocando a Grand Theft Auto VMa quanto è bello questo capitolo di GTA?! Ci sto giocando ormai da parecchie settimane e non ho ancora trovato una pecca. Il modo in cui è stata rappresentara la realtà è assurdo, sembra proprio di essere nella Los Angeles americana con la dipendenza dell'apparire che la contraddistingue. Giocando ho notato una cosa: quando si ha una collisione contro un muro... Questo si crepa! E voi mi direte: e allora? Neanche nei giochi di guida veri e propri il muro si danneggia per colpa di una collisione. Sono piccoli dettagli come questo che rendono GTAV perfetto.

Inoltre, la nuova meccanica di gioco basata su tre protagonisti annulla la monotonia che a volte può distruggere un free roaming. Ogni protagonista ha un carattere completamente diverso dagli altri, il quale è stato sviluppato egreggiamente e coinvolge a pieno il giocatore. Per fare un esempio, se con Franklin trovassi una ragazza a cui hanno rubato il portafoglio lo recupererei e glielo riconsegnerei. D'altro canto, se stessi impersonando Trevor... beh, questa il portafoglio se lo potrebbe anche scordare! Ora capisco perché a questo gioco sono stati attribuiti così tanti meriti e voti alti nelle recensioni, che di certo non sono stati pompati o sprecati - noi stessi avevamo premiato il lavoro di Rockstar -. Non vedo l'ora di finire la campagna principale per potermi buttare a capofitto nel multiplayer online, sperando che anche questo mi regali parecchi piaceri come già sta facendo la modalità single player!

A cura di Matteo Bruno

La mia storia con Kojima

“Kept you waiting, uh?” ci diceva nel trailer di Metal Gear Solid V: Ground Zeroes il grande Big Boss, diversi mesi or sono. E come potevamo dargli torto? Chi non lo aspettava con trepidante attesa? Chi poteva essere sazio dopo il quarto - ottimo - capitolo della saga stealth per antonomasia? Ora, non fraintendete il titolo. Io e Kojima - san non siamo mai stati insieme e lui non sa neanche che esisto. Quello di cui mi piacerebbe trattare in questa rubrica è il prologo del quinto capitolo della saga - di cui c'è la nostra recensione, fate i bravi e leggetela - esponendovi la mia opinione sulle scorrette mosse di marketing a cui anche Kojima si è piegato. Siete pronti? Prendetevi da bere, fate con comodo e andiamo a fare tutti insieme un tuffo nel passato.

Metal Gear Solid Saga

Metal Gear Solid 4 fu un capitolo discusso, è assodato. Cosa dire allora di Ground Zeroes? Si è detto tantissimo di questo titolo. Chi lo ha difeso - a dirla tutta ancora prima di averlo provato - con frasi del tipo: “sì, ma è un prequel, è normale duri poco” oppure la mia preferita: “e poi magari spendete settanta euro al day one per Call of Duty”. Ora, a prescindere dal fatto che si può essere degni videogiocatori pur giocando a Call of Duty, il paragone non sta in piedi. Prima di tutto lo sparatutto Activision - che si merita tutte le critiche che gli piovono addosso, non lo metto in dubbio - è un titolo che preme - purtroppo - principalmente sul comparto multiplayer, mentre lo stesso non si può dire sulla saga di Kojima. Secondo, uno è un titolo la cui main quest dura al massimo due ore - in tanti l'hanno conclusa in meno della metà del tempo “standard” -, l'altro comunque ti offre ore e ore di divertimento in multiplayer. Ground Zeroes non è altro che un assaggio, metà fetta di torta messa sul piatto per ingolosire e far desiderare tutto il dolce. Un DLC - la durata è quella - venduto e spacciato come un gioco completo. La qualità ancora una volta è alta, senza dubbio. Allora si può soprassedere? No, a mio avviso. Rimpiango i tempi in cui una lunga demo di Metal Gear Solid 2 - ricordate la famosa “Tank?” - veniva regalata insieme a Zone of The Enders. Rimpiango quei tempi in cui per chi comprava la copia fisica c'era anche un libretto da leggere, magari seduto comodamente sul water - chi non lo ha mai fatto? - mentre adesso sento addirittura parlare di abbandono definitivo del mercato retail. Rimpiango quei tempi in cui c'era più rispetto per i fan, venivano coccolati e adorati. Nessuno ha mai creato giochi per beneficenza, ma non sto qui a pretendere questo. Sono consapevole degli sforzi degli sviluppatori nel creare un gioco o un DLC, ma lo sono altrettanto di chi dà fiducia a questi ultimi e spende decine e decine di Euro - una volta di Lire - per aver creduto in loro e nel loro prodotto, specie in questi tempi difficili. Volete darmi del nostalgico o del conservatore? Fatevi avanti, non c'è problema. Però Kojima-san, sappi che - per dirla come la moglie di Fantozzi - la stimo moltissimo ma ci aspettiamo ancora tanto da lei. Non si dimentichi dei suoi fan. A chiederglielo è un suo grande ammiratore.

A cura di Andrea Parlati

Riccardo Rossi

Videogiocatore fin dall’infanzia, ancora innamorato di Final Fantasy X e dei Giochi di Ruolo a turni. Affascinato dagli emotional game in grado di trasmettere sensazioni al giocatore. Da amante dei Free Roaming e del post apocalittico lo si può ancora trovare disperso nella Zona Contaminata della Capitale intento a portare a termine l’ennesima partita a Fallout 3. Felice di chi porta innovazioni e nuove esperienze ludiche nel settore. La passione per i videogiochi ha incontrato quella della scrittura, da anni si diletta come redattore. L’esperienza con KingdomGame.it l’ha portato ad accamparsi fuori dagli uffici milanesi di distributori e publisher pronto per partecipare agli eventi stampa, dove è possibile trovarlo regolarmente pad e microfono alla mano.