Per un Pugno di Giochi: The Walking Dead e The Evil Within

Le serie videoludiche cancellate non ritornano, ma "Per un pugno di giochi" resiste e torna in grande spolvero con titoli unici!

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Un grande ritorno! Un grande ritorno!

"Chi non muore si rivede". Questa è una frase usata e riusata nel nostro paese. È un modo per dire: "Che fine hai fatto?", "dove sei sparito?", "che ti è capitato?" Fortunatamente oggi non parleremo di morti, casomai di non morti. E questa cosa ci alletta molto, anche perché c'è molto di cui parlare! Detto questo, la nostra rubrica "Per un pugno di giochi" non è morta e sepolta - come più di qualcuno avrebbe potuto giustamente pensare - ma si è presa un periodo di pausa e meritato relax. Oggi, però, torniamo più attivi che mai con le nostre emozioni, le nostre esperienze videoludiche, scrivendo ciò che pensiamo sugli ultimi videogiochi provati. Le special guest della redazione di questo nuovo numero sono:

  • Luca di Carlo, il nostro youtuber redattore - riconosciubile sotto il nickname "LaFrecciaBlu" - che dà la sua opinione riguardo Murdered Soul Suspect, titolo sviluppato da Airtight Games e pubblicato da Square Enix per PC e console di vecchia e nuova generazione.
  • Gabriele Laurino, l'ultimo arrivato nella nostra famiglia redazionale. Gabriele, invece, vuole dirci la sua su due produzioni, differenti l'una dall'altra. La prima è la serie videoludica a episodi di Telltale, basata sulla grande serie TV The Walking Dead, trasmessa in Italia su Fox. L'altro titolo è il survival horror The Evil Within, realizzato dalla sapiente mente di Shinji Mikami, il padre di Resident Evil, e dal team Tango Gameworks. Della sua distribuzione, invece, se ne è occupato il publisher Bethesda.
  • Francesco Giordano, uno dei redattori che ha contribuito fin dagli albori al lancio del progetto Kingdomgame.it . Francesco non si affida a omicidi misteriosi o a presenze inquietanti arricchite dalla presenza dei "non morti", ma in attesa dell'uscita di Xenoblade Chronicles X, scrive dei titoli della serie che è riuscito a recuperare, dopo un periodo di "latitanza" dalla sua libreria giochi. 

Che altro aggiungere? Siamo pronti per partire! Anzi, ancora no. Ovviamente la nostra idea di "Per un Pugno di Giochi" è quella di informarvi sui titoli da noi provati per darvi un'ulteriore visione, al di fuori di articoli standard come recensioni, anteprime e speciali. Siamo felici di confrontarci con voi tramite l'apposito spazio sottostante per i commenti e anche su twitter: per quest'ultima opzione utilizzate l'hashtag #pugnodigiochi @Kingdomgameit

Introduzione alla rubrica di Marino D'Angelo

  Casper l’investigatore

Recentemente ho voluto acquistare un titolo passato un po’ in sordina nell’industria videoludica che, dopo un annuncio non poco lusinghiero, si è beccato numerose critiche da parte di stampa specializzata e pubblico. Ciò mi hanno spinto ad indugiare, ad attendere un interessante abbassamento di prezzo che, inevitabilmente, si è materializzato (e per questo inchiniamoci tutti dinnanzi al potere delle key di Steam). E così, dopo sette mesi di attesa e numerose peripezie, mi metto finalmente ai comandi del protagonista di Murdered: Soul Suspect, pieno di curiosità e speranzoso di aver acquistato un titolo in grado di offrire un certo spessore a livello di giocabilità e capace di trasportarmi in un universo ricco di possibilità.

Passano cinque minuti e il personaggio che impersono muore miseramente, decretando la fine del gioco (ed io ero già sul punto di spegnere tutto e buttarmi nel letto a piangere). Ma poi, ecco arrivare il miracolo (o la maledizione, a seconda dei punti di vista), il fantasma del nostro investigatore si risveglia in un limbo dove gli spettri di coloro che hanno lasciato qualcosa in sospeso prima di morire si muovono liberamente nel mondo dei vivi, invisibili agli occhi degli esseri umani ma con il potere di poterli condizionare in alcuni piccoli dettagli; il nostro obiettivo è “semplice”, fermare il nostro assassino per poter raggiungere la pace eterna.

Sarò sincero, dopo un’iniziale diffidenza che mi ronzava nelle orecchie, mi sono fatto letteralmente conquistare dall’esperienza offerta dal gioco. La trama che fa da sfondo agli eventi narrati è ricca di spunti interessanti ed inaspettati colpi di scena decisamente ben riusciti. Anche il gameplay, a metà tra un investigativo ed uno stealth, funziona efficacemente e fa sfoggio di alcune peculiari caratteristiche derivate dal nostro essere dalle forme ectoplasmatiche. Infine, i personaggi secondari sono ben caratterizzati così come i paesaggi si dimostrano ben realizzati. Unica nota dolente riguarda il doppiaggio italiano, che a dire la verità non è poi così malaccio, ma ci sono momenti in cui le vostre orecchie inizieranno improvvisamente a sanguinare grazie ad intonazioni talmente pessime che, a confronto, il lavoro fatto con Clive Barker’s Jericho vi sembrerà pura arte. Personalmente, ritengo che il gioco valga la pena di essere provato, soprattutto se si conta il fatto che su PC è possibile acquistarlo al prezzo di qualche euro. Suvvia, e fatecelo un pensierino…

A cura di Luca di Carlo

 Un inverno a pane e zombi!

Negli ultimi mesi, la parola all’ordine delle mie giornate da gamer è stata ZOMBIE. Aspettando e bramando quella piacevolissima sorpresa che si è rivelato essere Dying Light, al quale non ho avuto ancora il piacere di giocare, tra una pausa studio e l’altra ho avuto modo di recuperare alcuni vecchi titoli dedicati ai nostri nauseanti amici non morti su PlayStation 4: sto parlando dei due giochi targati TellTale Games ispirati a The Walking Dead e al più recente esperimento di Bethesda The Evil Within.

I due titoli hanno suscitato in me sentimenti molto contrastanti, ma andiamo per ordine: mi sono avvicinato alla serie TV di The Walking Dead da poco. Ho visto per ora solo le prime due stagioni, ma il gradimento è stato tale da voler subito approcciarmi alle due produzioni di TellTale. The Walking Dead Stagione 1 e Stagione 2 sono state, senza ombra di dubbio, le due migliori avventure grafiche alle quali abbia mai giocato. La trama di gioco mi ha tenuto incollato allo schermo per ore, tant’è che in pochi giorni ho letteralmente divorato un episodio dopo l’altro, sentendo tutto il peso delle scelte di fronte alle quali venivo posto, soffrendo insieme ai personaggi (divinamente caratterizzati), disperandomi per ogni perdita.

Diverso l’impatto, invece, che The Evil Within ha avuto su di me. Premetto, in ogni caso, di non aver ancora portato a termine il gioco: più vado avanti, più mi rendo conto di avere tra le mani un buon survival, con spunti di trama ed elementi horror interessanti (quel maledetto energumeno con la motosega mi perseguiterà in molti incubi!). L’avventura di Bethesda presenta però, a mio parere, tante pecche: il protagonista, oltre al fatto che sembra uscito da Murdered: Soul Suspect, mi sembra finora poco carismatico, per non parlare del gameplay a tratti fin troppo macchinoso e chiaramente ispirato a quello di The Last of Us. Ritengo però che The Evil Within sia lontano anni luce dall’eguagliare il capolavoro di Naughty Dog, ed è per questo che, mentre The Last of Us farà parte della mia collezione in eterno, il survival di Bethesda farà presto ritorno sullo scaffale di un negozio, in permuta.

A cura di Gabriele Laurino 

 Tre passi indietro, guardando al futuro di Xenoblade

Ebbene si, in attesa di Xenoblade Chronicles X non ho potuto far altro che giocare l’intera trilogia per PlayStation 2. La saga non mi ha colpito solo per la trama (di cui non parlerò perché ci vorrebbe un articolo a parte, se non più di uno), che è riuscita a catturarmi dall’inizio alla fine, ma anche per le varie “evoluzioni” che ha avuto nel tempo. La più palese è quella grafica che appare già nel secondo episodio con alcuni personaggio quasi stravolti, parlando dell’aspetto esteriore ovviamente. Più di ogni altra cosa, mi ha colpito positivamente il sistema degli A.G.W.S. e successivamente degli E.S. Nel primo episodio non li ho mai usati perché non potevo usare le abilità quando pilotavo un mech, rendendoli quasi sempre inutili. Nel secondo invece si vede qualche miglioramento, visto che solo uno (quello pilotato da Ziggy e da MOMO) può usarle, mentre nel terzo ci sono solo attacchi speciali utilizzabili grazie al Vessel of Anima. Ma oltre all’uso delle abilità, mi ha fatto piacere notare come, episodio dopo episodio, il sistema diventava sempre più dettagliato.

Nei primi due episodi i mech sembravano normali personaggi, nel secondo addirittura aumentavano di livello. Nel terzo invece sembra di pilotare davvero un robot gigante, con tanto d indicatore di energia che si abbassa in base all’arma utilizzata. Anche il sistema di battaglia “umano” è cambiato con il tempo, ma personalmente preferivo quello del primo episodio, visto che nel terzo è diventato simile a quello di tanti JRPG, con un tasto per attaccare, uno per usare le tecniche e uno per l’Ether. In fin dei conti però la trilogia mi è piaciuta molto, peccato che si sia fermata al terzo episodio, visto che Monolith Soft aveva in mente altri tre episodi (che probabilmente avrebbero chiuso l’intera storia). Se non sapete a cosa giocare vi consiglio Xenosaga, soprattutto visto che in Xenoblade Chronicles X appare la parola “Testament”, chi ha giocato alla serie sa che probabilmente si tratta solo di un omonimia e che non si tratterà della stessa cosa, ma mai dire mai!

A cura di Francesco Giordano

Marino D'Angelo

Mi chiamo Marino e sono di Roma. Ovviamente sono un appassionato di videogiochi (sennò che ci sto a fare qui!? ) Mi piace leggere, scrivere e condividere le mie passioni con gli altri. Questa è una delle motivazioni che mi ha spinto a provare a diventare un redattore di questo settore. Più andavo avanti e più mi piaceva. Dopo varie esperienze, ho deciso di avviare il progetto KingdomGame.it, insieme ad altri ragazzi che condividono la mia stessa passione. I miei generi preferiti sono:
- TPS, FPS, Free roaming, Sportivi e strategici.