Facce da videogames, quando Hollywood incontra il videogioco

La contaminazione tra cinema e videogioco, oramai è proprio di attualità...

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Faccia da Phelps Faccia da Phelps

C’era un tempo dove i personaggi dei videogiochi erano creati sfruttando un agglomerato di pixel. Chi più chi meno riuscivano a somigliare a esseri umani, comunque mantenendo quella forma pixellosa che ha caratterizzato i primi modelli 3D. Come non citare Lara Croft nel primo Tomb Raider, per esempio. Ovviamente con il passare degli anni e l’innovazione tecnologica tali personaggi sono migliorati, sono diventati molto più simili all’umana figura. Tra filmati di Final Fantasy VII e le sessioni di gameplay, però, la differenza era ancora netta.

I primi passi

Come detto poc’anzi nell’introduzione di passi avanti – con il progredire degli anni – se ne sono fatti. Anno dopo anno, titolo dopo titolo, i videogiochi hanno padroneggiato le migliori tecniche per creare personaggi somiglianti alle persone reali. Basti pensare a prodotti come Heavy Rain, Hitman Absolution e molti altri titoli che hanno raggiunto un livello grafico sbalorditivo.

Poi il Team Bondi in collaborazione con Rockstar Games sviluppò L.A. Noire, un titolo innovativo sia nel gameplay che nella realizzazione dei personaggi. Il videogioco, che ci poneva nella Los Angeles degli anni cinquanta, ci vedeva impersonare il detective Cole Phelps alla presa con vari casi. La novità importante del titolo, oltre al gameplay fatto d’interrogatori e indagini, è stata quella di ingaggiare attori veri per fargli prestare volti e movenze per i protagonisti del gioco. I vari attori, tra tutti Aaron Staton (MadMen) che interpretava il detective Phelps, sono stati gli artefici (in parte ovviamente) del successo di un titolo che faceva delle varie espressioni facciali un punto fondamentale dell’esperienza.

Un’altra software house, che già nei precedenti lavori ci aveva abituato a un livello grafico altissimo, ha collaborato con attori in carne e ossa, trasportandoli all’interno del videogioco. Stiamo parlando di Quantic Dream che nel suo Beyond: Due Anime ha collaborato con Ellen Page (Inception) e Willem Defoe (Nymphomaniac). Il titolo che abbiamo anche recensito all’uscita, ci faceva percorrere – senza seguire una linea temporale precisa – quindici anni della vita di Jodie Holmes, una ragazza prima e donna poi costretta a convivere con una presenza chiamata Aiden. Anche qui la resa grafica del titolo è altissima, con i protagonisti e i comprimari realizzati in maniera eccellente. Poco prima dell’uscita abbiamo avuto modo di intervistare David Cage e Willem Defoe. Ecco un estratto molto interessante.

Facce da videogames, quando Hollywood incontra il videogioco.

“Cosa l’ha spinta a partecipare a questo progetto?

Willem Dafoe: Non sapevo nulla di videogiochi ed il contatto che ho avuto con David è stato diretto, di quelli che ti portano a dire subito si. Lui mi ha spiegato la trama e quello che era il progetto. Dal canto mio mi sono informato su quello che erano stati i suoi precedenti lavori (Heavy Rain n.d.r.) e mi sono detto che sarebbe stato interessante. Nella vita si fanno scelte basate sull’istinto. Hollywood è in crisi, ci sono sempre più sequel e molti meno film interessanti. Spero che nel cinema ci siano delle innovazioni.”

L’ultimo titolo che vogliamo affrontare in questo speciale è Call of Duty: Advanced Warfare, fresco fresco di recensione. Anche nel nuovo titolo Activision, sviluppato da Sledgehammer Games, un volto noto del cinema si presta a entrare nel videogioco. Kevin Spacey che impersona un personaggio di spessore nel nuovo titolo della saga di Call of Duty.

Tirando le conclusioni

Come abbiamo potuto ricordare in questo breve speciale, le contaminazioni tra Hollywood e il mondo videoludico, nel corso degli anni, si stanno facendo sempre più frequenti. Da Ellen Page a Kevin Spacey, da Willem Defoe ad Aaron Staton. Quella che – a detta di Defoe – è la crisi che sta colpendo il cinema è sempre più evidente. A prendere piede, invece, film in computer grafica che – da qualche anno – stanno spopolando (basti pensare a Ralph Spaccatutto o a Dragon Trainer). Tornando al mondo videludico, quello che ci appartiene e che viviamo, è doveroso porsi un quesito: qual è lo scenario che ci aspetta? Le grafiche, soprattutto con l’avvento delle nuove console, sono sempre più belle e realistiche. Ma se il futuro fosse fatto di titoli con sempre più attori reali? Attori che entreranno nel videogioco per dare più realismo ad alcune sequenze (come in L.A. Noire) o solo per dare la spinta a un brand che vuole innovare (come Call of Duty) o per altri motivi che verranno in seguito. Che sia questa la strada del futuro dei videogiochi? Se la risposta dovrà essere affermativa, voi cosa ne pensate? Vi lasciamo con questo quesito, dandovi l’appuntamento su queste pagine per un novembre ricco di titoli videoludici. 

Valerio Zavaglia

Nasco a Palermo ma subito dopo vengo trasferito nella città eterna, dove cresco tra libri, Tex Willer e videogiochi. Sin da piccolo coltivo le mie due passioni: Scrivere e videogiocare. Entrambe mi portano innumerevoli soddisfazioni; la prima mi permette di collaborare con alcune testate giornalistiche locali, la seconda mi permette di giocare a titoli che resteranno nel mio cuore. Da tempo riesco a far coincidere le mie due passioni, scrivendo per KingdomGame.it. Nella vita sono un Barman. Ultimamente ho avviato la mia "carriera" da scrittore, pubblicando il mio primo racconto "Xandernet".